1- GESÙ GUARISCE UNA DONNA E RESUSCITA LA FIGLIA DI IARIO

 

Matteo 9:18-26 Mentre egli diceva loro queste cose, giunse uno dei capi della sinagoga, che s’inchinò davanti a lui, dicendo: «Mia figlia è morta or ora; ma vieni, posa la mano su di lei ed ella vivrà». Gesù, alzatosi, lo seguì con i suoi discepoli. Ed ecco una donna, malata di un flusso di sangue da dodici anni, avvicinatasi da dietro, gli toccò il lembo della veste, perché diceva fra sé: «Se riesco a toccare almeno la sua veste, sarò guarita». Gesù si voltò, la vide, e disse: «Coraggio, figliola; la tua fede ti ha guarita». Da quell’ora la donna fu guarita. Quando Gesù giunse alla casa del capo della sinagoga e vide i suonatori di flauto e la folla che faceva grande strepito, disse: «Allontanatevi, perché la bambina non è morta, ma dorme». Ed essi ridevano di lui. Ma quando la folla fu messa fuori, egli entrò, prese la bambina per la mano ed ella si alzò.  E se ne divulgò la fama per tutto quel paese.

Gesù stava ancora predicando sulla transizione dal vecchio patto al nuovo, quando sopraggiunge uno dei capi della sinagoga e lo interrompe, dicendogli che sua figlia era appena morta.  Costui si inchinò davanti al Signore e lo pregò di seguirlo a casa per riportarla in vita. Era alquanto insolito che un giudeo come Iairo cercasse aiuto da Gesù, giacché la maggior parte dei capi giudei avrebbe temuto ripercussioni per un simile gesto, poiché comportava subire il disprezzo e le ingiurie degli altri capi. Gesù onorò la fede di costui e si incamminò con i discepoli verso la sua abitazione. La casa di Iairo non era molto lontana, quindi Gesù e i discepoli si recarono sul posto. Quel padre era impaziente, ma Gesù provando pietà per la gente si fermava per alleviare i sofferenti e confortare gli scoraggiati.

Prima ancora che giungessero in quella casa, Gesù fu avvicinato e toccato da una donna disperata, la quale soffriva da dodici anni di una malattia terribile. Aveva speso inutilmente tutti i suoi averi per medici e medicine, anzi, erano addirittura peggiorate (Marco 5:26).  Questa donna ricominciò a sperare quando udì parlare delle guarigioni di Gesù; poiché credeva fortemente che sarebbe guarita se soltanto fosse riuscita ad andare da Lui. Nonostante la sua debolezza e le sue sofferenze, riuscì ad arrivare sulla riva dove Gesù insegnava, quand’ecco che Gesù, nel farsi largo tra la folla le passò accanto, solo allora trovo la forza per toccare il Salvatore. Il Signore non era mai irritato da interruzioni del genere, era sempre calmo, disponibile e accessibile.

Mentre il Maestro passava, lo raggiunse e riuscì a sfiorare l’orlo della sua tunica. In quell’istante si sentì guarita. Aveva concentrato tutta la sua fede in quel contatto: subito il suo dolore e la sua debolezza si erano trasformati nell’immediato, era completamente guarita. Gesù si fermò, e si guardò intorno chiedendo ad alta voce, perché tutti lo udissero: “Chi mi ha toccato?” (Marco 5:30). La folla si stupì di quella domanda, perché tutti lo premevano da ogni parte. Pietro, sempre pronto a parlare, gli disse: “Tu vedi come la folla ti si serra addosso e dici: Chi mi ha toccato?” (Marco 5:31). Gesù rispose: “Qualcuno m’ha toccato, perché ho sentito che una virtù è uscita da me” (Luca 8:46). Il Salvatore sapeva distinguere il tocco della fede da quello casuale di una folla noncurante. Una tale fede non doveva passare inosservata. Gesù voleva dire a quell’umile donna parole di conforto che sarebbero state una fonte di gioia per lei e una benedizione per i discepoli, e per tutti coloro che avrebbero letto questa storia nei secoli a venire. Guardando in direzione della donna, Gesù insistette per sapere chi l’avesse toccato. Non potendosi nascondere, la donna tremando si gettò ai suoi piedi. Raccontò con lacrime di riconoscenza le sue sofferenze e la sua guarigione. Gesù le disse con dolcezza: “Figliuola, la tua fede t’ha salvata; vattene in pace” (Luca 8:48).  La guarigione era dovuta non al contatto fisico, ma alla fede che si fonda e si unisce alla potenza divina. Quella donna sofferente, lo aveva toccato perché era certa della guarigione, pertanto beneficiò della potenza che guarisce. Una fede vera non sfugge mai all’attenzione di Gesù. Egli si volse, la dichiarò guarita e la donna, che era stata malata per dodici anni, recuperò istantaneamente la salute.

Dopo questa parentesi, il racconto torna al capo della sinagoga, la cui figlia era morta. Quando Gesù giunse alla casa, vide coloro che facevano cordoglio, insieme ai suonatori di flauto, erano già sul posto e riempivano l’aria di frastuono. Quella folla e il tumulto dispiacquero a Gesù, che li fece tacere, dicendo: “Perché piangete? La fanciulla non è morta, ma dorme” (Marco 5:39). A sentire quelle parole i presenti si indignarono e si fecero beffe di Lui, perché avevano visto che la bambina era morta. Ma Gesù, dopo averli fatti uscire tutti, entrò nella stanza dove la fanciulla era stata posta, insieme ai genitori e a tre dei suoi discepoli, Pietro, Giacomo e Giovanni. Gesù si avvicinò al letto, prese la bambina per mano e le disse con dolcezza: “Fanciulla, ti dico: Alzati!” (Marco 5:41). Il cuore ricominciò a battere e la vita ritornò in lei; la bimba aprì gli occhi come se si svegliasse dal sonno e, sorridente, guardò con stupore coloro che le erano intorno. Si alzò, e i suoi genitori piangendo di gioia la strinsero fra le braccia.

Molti studiosi ritengono che qui il Signore abbia usato il termine dormire in senso figurato, intendendo però la morte. Altri, invece, sono del parere che la bambina fosse in coma. Gesù, come nella resurrezione di Lazzaro, paragona sempre la morte ad un sonno. Perché lo faceva? Per due ragioni principali, la prima è che il sonno prevede sempre un risveglio e poi perché, quando moriamo non andiamo da nessuna parte (inferno o paradiso), siamo in un sonno inconscio in attesa di risorgere, senza essere consapevoli del tempo che passa.  Ci addormenteremo tutti alla fine della nostra esistenza terrena, e saremo tutti svegliati e quindi resuscitati, con la differenza che alcuni resuscitano per ricevere la vita eterna, mentre tutti gli altri risorgono dopo il millennio per ricevere la morte eterna.

2 - IMPLICAZIONI PRATICHE

I tanti miracoli compiuti da Gesù servivano a dimostrare la Sua vera identità e la Sua missione. Gesù non era il taumaturgo venuto a risolvere i problemi momentanei di quelle persone, ma è il Figlio di Dio venuto a risolvere in modo definitivo il problema del peccato che ha causato e causa ancora tanta sofferenza, malattia e morte. Gesù è venuto per sconfiggere il peccato e la morte, che non avranno più avuto potere sull’uomo; poiché chiunque crede in Lui vivrà in eterno nel suo Regno. Ecco il senso dei miracoli: piccoli segni che vogliono significare qualcosa di molto più grande: il Regno che fa irruzione nella nostra vita, la presenza di Dio che è venuto a visitarci per unirsi a noi per sempre. Fatta questa precisazione, torniamo all’episodio appena narrato. Il problema di questa donna non è solo un dolore fisico persistente ma anche uno stigma sociale. Il sangue era considerato impuro, viveva certamente isolata da tutti, era sicuramente una vita “ai margini” la sua. Secondo la legge mosaica chi toccava una donna impura, rimaneva impuro fino a sera, e addirittura “ogni mobile sul quale si sarà seduta sarà impuro”, come ogni oggetto da lei toccato (Levitico 15:19-23). Questo renda bene l’idea dello stato di emarginazione in cui quella donna era costretta a vivere da dodici anni.

Anche se quest’ episodio è raccontato in poche righe ha però una grande valenza per noi che meditiamo su questi testi, perché ci permetterci di capire la sofferenza di chi vive ai margini. Questo racconto ci deve far riflettere sul fatto che ci sono parecchie persone che vivono ai margini della società, vuoi per una malformazione  fisica o per problemi psichici o per altro. Quanto deve essere grande la sofferenza di chi non ha più contatti con il mondo circostante e si trova isolato nel suo mondo e nel suo dolore. Siamo creature sociali, abbiamo tutti bisogno di contatti fisici, di sorrisi, si baci e abbracci. Avere tanti “amici” sui social o una rubrica telefonica piena di nomi sulla carta, non serve a niente! Abbiamo bisogno di contatti veri, di relazioni, di amici con i quali interagire. Abbiamo bisogno di persone con le quali poter parlare, scherzare, ridere e anche discutere animatamente se serve. Questa donna comprende che il contatto con Gesù è la soluzione al suo problema fisico e sociale. Gesù non solo le toglie il problema nella carne, ma le ristabilisce e le ricostruisce una vita sociale dandole valore e dignità.   

Il contatto con Gesù ci libera da tutto ciò che ci impedisce di vivere una vita giusta e santa. La donna, infatti, dopo aver sentito la potenza guaritrice di Gesù entrare in lei, si sentì ristabilita in tutto il suo essere, sperimentò un nuovo vigore e nuove forze mai provate prima. Il contatto con Gesù ci libera da qualsiasi problema che si frappone tra noi e il mondo e tra noi e Dio. Quando Gesù entra nella tua vita, nulla resta come prima, tutto cambia in meglio! Gesù può resuscitare e quindi trasformare qualsiasi persona o situazione che sembra senza speranze. Nulla è impossibile a Gesù Cristo! Cerca anche tu il contatto con il Signore, chiedi e ti sarà dato, ma chiedi con fede! Matteo 7:7 Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto.

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