Quando  pensiamo alla crocifissione di Gesù Cristo non si può non pensare o menzionare Giuda Iscariota e Ponzio Pilato. Questa accoppiata è conosciuta per il tradimento e la codardia.

 

1- GIUDA ISCARIOTA E PONZIO PILATO

 Il Governatore Ponzio Pilato pur comprendendo che Gesù era innocente non è intervenuto per liberarlo, anzi ha pensato bene di “lavarsi le mani” per non prendere una decisione in favore di Cristo. Ponzio Pilato si è lavato le mani come gesto simbolico per dichiararsi innocente della morte di Gesù, cedendo alle pressioni della folla e degli ebrei che volevano la morte di Cristo. Con questa azione, cercò di scaricare la responsabilità della condanna sul popolo, ed è la folla stessa  che si assunse la colpa, dicendo: “Il suo sangue ricada su di noi e sui nostri figli!” (Matteo 27:25). Il gesto ignobile di Pilato ci mostra quanto fosse codardo, ma arriverà il giorno in cui dovrà comparire davanti a Dio e rendere conto delle sue azioni al Sovrano dell’Universo, nel giorno del giudizio. E comunque la sua colpa non è così grave come quella di Giuda, che ha tradito il Messia e lo ha venduto per trenta sicli d’argento.

Matteo 27:3 «Allora Giuda, che lo aveva tradito, vedendo che Gesù era stato condannato, si pentì e riportò i trenta sicli d’argento ai capi dei sacerdoti e agli anziani…».

Il tradimento di Giuda

Il gesto infamante di Giuda ha attraversato i secoli ed è rimasto legato al suo nome. Ma cosa è successo verso la fine della sua vita? Come è potuto cambiare e tradire il Maestro? La vita di questo apostolo è un monito per noi, nel rimanere perseveranti nella fede, senza lasciarci distrarre da Satana e dalle sue tentazioni che ci porteranno alla morte eterna. Il carattere e il comportamento di Giuda è un avvertimento per tutti coloro che, come lui, potrebbero tradire la sacra missione per la quale Cristo ci ha chiamati a svolgere nel mondo.

Luca 9:62 Ma Gesù gli disse: «Nessuno che abbia messo la mano all’aratro e poi volga lo sguardo indietro è adatto per il regno di Dio».

Ebrei 10:38 «ma il mio giusto per fede vivrà; e se si tira indietro, l’anima mia non lo gradisce».

Poco prima della Pasqua, Giuda aveva preso altri accordi con i sacerdoti per consegnare Gesù nelle loro mani, fornendo loro il luogo e il momento esatto per catturare il Salvatore, che poi era il luogo in cui era solito ritirarsi per pregare. Giuda vendette Cristo per trenta sicli d’argento, che poi era la stessa cifra con la quale si acquistava uno schiavo. Giuda, per sua natura era  attaccato al denaro, aveva così tanto coltivato nel suo cuore l’avarizia da farne la regola dominante della sua vita e l’amore per il denaro era prevalso sull’amore per Gesù. Lasciandosi dominare da questo vizio, divenne succube di Satana e suo strumento. E questo ci deve far riflettere, quando un peccato accarezzato e coltivato a lungo, senza mai esser stato confessato e abbandonato, possa essere così dannoso, fino a farci perdere la vita eterna. Il tradimento di Giuda è stato considerato l’atto più disgustoso e infamante che sia mai stato commesso. Persino i bambini, che hanno sentito la vicenda di Giuda, rabbrividiscono al pensiero del suo crimine, facendo del suo nome sinonimo di tradimento e ingratitudine. Ci sono molti versetti nel Nuovo Testamento che si riferiscono al tradimento del nostro Signore, e ogni versetto registra vilmente Giuda come il colpevole, il perfetto traditore.

Giuda ricopriva una posizione di fiducia come “portaborse” o tesoriere del gruppo degli apostoli; poiché aveva qualità e attitudini nel mondo delle finanze. Giuda fu nominato tesoriere e amministratore delle donazioni che i dodici ricevevano in virtù delle sue capacità amministrative. La missione di Gesù con i dodici era sostenuta anche dalle offerte  e donazioni di alcune donne ricche, le quali contribuivano al sostentamento di Cristo e dei Suoi discepoli. Luca 8:3 «Giovanna, moglie di Cusa, amministratore di Erode, Susanna e molte altre, che li assistevano con i loro beni». Giuda fu nominato tesoriere e amministratore di quelle donazioni in virtù delle sua capacità amministrative. Giuda però approfittò della sua posizione di tesoriere per prelevare del denaro per uso personale come ci dice l’apostolo Giovanni, che lo etichetta come ladro.  Giovanni 12: 4-6 «Allora Giuda Iscariota, uno dei suoi discepoli, che doveva poi tradirlo, disse: “Perché quest’olio profumato non si è venduto per trecento denari per poi darli ai poveri?”.Questo egli disse non perché gl’importasse dei poveri, ma perché era ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro». Gesù, conosceva i pensieri e il cuore di Giuda, sapeva cosa c’era in quell’uomo, e nonostante gl’insegnamenti sull’amore e sul denaro che Giuda ascoltava, Gesù lo amò fino alla fine, anche se le Sue parole non penetrarono nel cuore dell’apostolo. Inoltre Gesù non smascherò Giuda subito, poiché essendo un Dio giusto, misericordioso e paziente, attesi i tempi nel quale palesare e rivelare il vero carattere di Giuda e le sue diaboliche macchinazioni.

2 - CHI ERA GIUDA ISCARIOTA?

 

Ma chi era Giuda?

Il suo nome di battesimo è Giuda, il secondo nome, Iscariota, significa “un uomo di Kerioth“, che è la città dove è nato. Giuda era figlio di Simone Iscariota (Giovanni 6:71; 13:2, 26). Giuda viene spesso nominato o associato al termine Iscariota e questo perché vi erano altre sei persone con il nome Giuda, e per distinguerlo dagli altri era necessario nominarlo come l’Iscariota. Giuda era originario di Kerioth o Nerioth che era una località della Giudea, a sud di Gerusalemme, che oggi non esiste più. Mentre tutti gli altri apostoli provenivano dalla Galilea. Nella Bibbia non ci viene detto nulla della sua chiamata, né dove sia avvenuta. Non ci viene detto neanche quando e come divenne un discepolo di Gesù. Quello che è certo è che qualcuno avrebbe dovuto adempiere le profezie e quindi incarnare la figura del traditore, e Gesù pronunciò le Scritture che lo predicevano.

Salmi 41:9 Anche l’amico con il quale vivevo in pace, in cui avevo fiducia e che mangiava il mio pane, si è schierato contro di me.

Giovanni 17:12 Mentre io ero con loro, io li conservavo nel tuo nome; quelli che tu mi hai dati, li ho anche custoditi, e nessuno di loro è perito, tranne il figlio di perdizione, affinché la Scrittura fosse adempiuta.

Atti 1:20 Infatti sta scritto nel libro dei Salmi: “La sua dimora diventi deserta e più nessuno abiti in essa”; e: “Il suo incarico lo prenda un altro“.

Tutte le profezie relative al traditore dimostrano l’attendibilità e la lungimiranza della Sacra Scrittura.

Gesù durante la lavanda dei piedi predice e svela il nome di colui che lo avrebbe tradito.

Giovanni 13: 18- 27 «Non parlo di voi tutti: io conosco quelli che ho scelti; ma così è affinché sia adempiuta la Scrittura: “Colui che mangia il mio pane, ha levato contro di me il suo calcagno”. Ve lo dico fin d’ora, prima che accada; affinché quando sarà accaduto, voi crediate che io sono. In verità, in verità vi dico: chi riceve colui che io avrò mandato riceve me, e chi riceve me riceve colui che mi ha mandato». Dette queste cose, Gesù fu turbato nello spirito, e apertamente dichiarò così: «In verità, in verità vi dico che uno di voi mi tradirà».  I discepoli si guardavano l’un l’altro, non sapendo di chi parlasse. Ora, a tavola, inclinato sul petto di Gesù, stava uno dei discepoli, quello che Gesù amava. Simon Pietro gli fece cenno di domandare chi fosse colui del quale parlava.  Egli, chinatosi così sul petto di Gesù, gli domandò: «Signore, chi è?» Gesù rispose: «È quello al quale darò il boccone dopo averlo intinto». E, intinto il boccone, lo diede a Giuda, figlio di Simone Iscariota. Allora, dopo il boccone, Satana entrò in lui. Per cui Gesù gli disse: «Quel che fai, fallo presto».

Giuda si era unito al gruppo dei discepoli vedendo e ascoltando Gesù nei suoi vari spostamenti, lungo il mare, sulla montagna, vicino ai laghi. Giuda aveva visto la guarigione degli ammalati, zoppi, sordi, muti e ciechi che accorrevano al Salvatore per essere guariti. Ma non solo, vide anche dei moribondi resuscitare e i demoni che uscivano dalle persone che erano state possedute. In quel contesto comprese che gli insegnamenti di quel Maestro erano superiori a tutti quelli che aveva udito fino a quel momento ed è probabilmente lì che decise di unirsi a Lui. Il Salvatore non respinse Giuda ma lo accolse tra i dodici. Giuda ricevette il compito di annunciare il messaggio del Vangelo e gli fu concessa anche la capacità di guarire i malati e cacciare i demoni. Però Giuda non si consacrò mai completamente a Gesù e non rinunciò alle sue ambizioni mondane e all’amore per il denaro, non permise al Signore di cambiare il suo cuore, non si lasciò mai modellare secondo l’esempio divino. Essendo volitivo e presuntuoso, Giuda si unì a Gesù più come patriota o leader politico che come amico e discepolo. Giuda vedeva in Gesù un liberatore, un condottiero ma non spirituale ma politico, il quale avrebbe liberato Israele dall’oppressione romana. Mentre gli altri discepoli compresero appieno la missione del Messia promesso, con Giuda fu diverso. L’apostolo coltivava strane ambizioni ed era sempre propenso alla critica e all’accusa, riteneva che le proprie idee erano quelle giuste e vincenti. Probabilmente pensava che gli altri apostoli e i capi spirituali non sarebbero riusciti a governare la chiesa e la nazione con profitto e prosperità, essendo uomini dalla visione limitata. Giuda non si rendeva conto della debolezza del suo carattere, che di fatto rifletteva il carattere di Satana che è l’accusatore per eccellenza. Le persone che criticano, offendono, giudicano, che sono ribelli e accusano gli altri guardandoli dall’alto verso il basso sono figli del demonio, anziché di Dio.

Gesù  affidò a Giuda il compito di amministrare il denaro proprio per correggere i suoi difetti e cambiare il suo carattere. Come amministratore doveva preoccuparsi delle necessità di quel piccolo gruppo e aiutare i poveri quando occorreva. Giuda avrebbe dovuto sviluppare uno spirito di altruismo, compassione e misericordia, perché questo è il vero carattere di Dio, che ogni Suo figlio deve avere. Seppur ascoltava ogni giorno gli insegnamenti di Gesù e osservava la sua vita disinteressata, rimase fermo nelle sue posizioni e ambizioni e nella sua avidità. Rimase profondamente deluso nell’udire Cristo ripetere spesso che il suo regno non era di questo mondo, lui che ambiva ad avere un posto di comando nella nuova nazione di Israele una volta liberata dai romani. Giuda aveva escogitato un piano secondo il quale Gesù avrebbe dovuto agire, perché continuava a vedere in Gesù un liberatore politico e lui come leader del nuovo regno di Israele. Giuda aveva abbracciato la causa di Gesù sperando di occupare un posto importante nel suo regno, perché coltivava l’idea che Egli avrebbe regnato in Gerusalemme. Con molta probabilità fu lui a lanciare il progetto di rapire Gesù e proclamarlo re. Si accesero in lui grandi speranze che poi si trasformarono in amare delusioni, perché Gesù era venuto non per essere un re di quella nazione, ma Re del Suo regno, che avrebbe instaurato alla fine dei tempi con il Suo glorioso ritorno.

Quando udì parole come: Gesù, guardatosi attorno, disse ai suoi discepoli: «Quanto difficilmente coloro che hanno delle ricchezze entreranno nel regno di Dio!» (Marco 10:23). «Se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete la vita in voi» (Giovanni 6:53). Gesù rispose: «In verità, in verità ti dico che se uno non è nato d’acqua e di Spirito, non può entrare nel regno di Dio» (Giovanni 3:5)Comprese che Gesù offriva beni spirituali e non terreni. Giuda cominciò a prendere le distanze dal Salvatore e dal gruppo dei dodici, poiché erano per lui più convincenti gli argomenti degli scribi e dei farisei che le dichiarazioni di Gesù. Il Signore sapeva che Giuda era uno strumento di Satana; già un anno prima del tradimento Gesù aveva detto: “Non ho io scelto voi dodici? Eppure, uno di voi è un diavolo”. (Giovanni 6:70). Giuda voleva fare in modo che se Gesù era realmente il Messia, il popolo, per il quale aveva fatto così tanto, si schierasse dalla sua parte e lo proclamasse re. Questo fatto avrebbe indotto molti, sino a quel momento incerti, a decidersi, ed egli avrebbe avuto il merito di aver posto il Maestro sul trono di Davide. Quell’atto gli avrebbe assicurato il posto d’onore, accanto a Gesù, nel nuovo regno. Quel falso discepolo svolse la sua parte: tradì Gesù. Quando nel giardino disse ai capi della folla: Quello che bacerò, è lui; prendetelo” (Matteo 26:48).

Alle sue parole Gesù fu preso e legato. Sbalordito, vide il Salvatore che si lasciava condurre via. Lo seguì dal giardino sino al tribunale, dove fu condotto davanti ai capi del popolo. Si aspettava che Gesù si manifestasse come il Figlio di Dio, sventando tutti i loro complotti. Ma più passavano le ore, vedeva che Gesù non reagiva e sottostava a tutte le violenze, a quel punto fu preso dal terribile presentimento di aver consegnato il Maestro ad una morte certa. Mentre il processo stava per concludersi, Giuda non poté più sopportare la tortura della sua coscienza accusatrice, si spinse fino al seggio del giudice e gettò davanti al sommo sacerdote le monete d’argento, prezzo del tradimento del Signore. Matteo 27:3-5 Allora Giuda, che lo aveva tradito, vedendo che Gesù era stato condannato, si pentì e riportò i trenta sicli d’argento ai capi dei sacerdoti e agli anziani, dicendo: «Ho peccato, consegnandovi sangue innocente». Ma essi dissero: «Che c’importa? Pensaci tu». Ed egli, buttati i sicli nel tempio, si allontanò e andò a impiccarsi. Caiafa, sebbene fosse confuso ed esitante, lo respinse adirato. Era evidente che avevano indotto il discepolo a tradire il suo Maestro. Giuda gridò ancora: “Ho peccato, tradendo il sangue innocente”. Ma il sacerdote, dopo essersi ripreso, gli rispose con disprezzo: “Che c’importa? Pensaci tu”.
I sacerdoti erano stati ben contenti di servirsi di Giuda, ma ne avevano disprezzato la viltà. E quando tornò da loro per confessare il suo errore, lo respinsero. Gesù sapeva che Giuda non era veramente pentito, aveva solo dei rimorsi di coscienza. La sua confessione era dettata dalla paura per la prospettiva del giudizio e non per il dolore di aver tradito l’innocente Figlio di Dio e aver rinnegato il Santo d’Israele. Tuttavia Gesù non pronunciò nessuna parola di condanna. Giuda non sentendosi perdonato, prese una corda e si andò ad impiccare. Il peso del suo corpo spezzò il ramo nel quale si era impiccato, precipitando al suolo si era orribilmente lacerato e dei cani lo stavano divorando: uno spettacolo ripugnante. I pochi resti del suo corpo vennero subito sepolti.

3 - IMPLICAZIONI PRATICHE

Questa storia ha molto da insegnarci e farci riflettere.  Sono molti quelli che dicono di credere in Gesù, ma poi di fronte ai problemi, malattie o persecuzioni lo rinnegano dicendo: ma Dio dov’è? Rinnegare la Sua presenza è un vero tradimento.

Matteo 10: 32-33 «Chi dunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io riconoscerò lui davanti al Padre mio che è nei cieli. Ma chiunque mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io rinnegherò lui davanti al Padre mio che è nei cieli».

Poi ci sono quelli che come Pilato non prendono posizione per Gesù. Sono quelli che si vergognano persino di definirsi cristiani e non testimoniano a nessuno di quello che Gesù ha fatto per loro.

Apocalisse 10: 15-16 «Io conosco le tue opere: tu non sei né freddo né fervente. Oh, fossi tu pur freddo o fervente!  Così, perché sei tiepido e non sei né freddo né fervente, io ti vomiterò dalla mia bocca».

Incontrare Gesù una sola volta nella vita non è sinonimo di salvezza ottenuta. Giuda lo ha incontrato più volte, ma non lo ha mai accettato come Signore e Salvatore della sua vita. Non si è mai lasciato modellare a Sua immagine e somiglianza, non c’è mai stata una vera conversione e trasformazione del suo carattere e delle sue vecchie abitudini. 

Matteo 7:21-23 «Non chiunque mi dice: “Signore, Signore!” entrerà nel regno dei cieli, ma chi fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. Molti mi diranno in quel giorno: “Signore, Signore, non abbiamo noi profetizzato in nome tuo e in nome tuo cacciato demoni e fatto in nome tuo molte opere potenti?” Allora dichiarerò loro: “Io non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, malfattori!».

Purtroppo sono sempre molti quelli che barattano la vita eterna per effimeri guadagni terreni. Vendono la verità e la fede, per il vile denaro e per un posto di prestigio nella società. Sacrificano la religione e ogni speranza di vita eterna per guadagni materiali. Un ultimo insegnamento che possiamo trarre da questa vicenda è il pernicioso lavoro di Satana con ognuno di noi. Satana inganna e seduce le persone sfruttando i loro desideri e le loro debolezze, presentando il falso come vero, corrompendo la verità e seminando discordia. Prima insinua dei dubbi nella mente, poi innesca e deposita cattivi pensieri e infine ti fa commettere azioni nefande. I pensieri che non provengono da Dio, turbano la nostra mente e sono un ostacolo alla nostra fede. Dobbiamo vegliare e capire la fonte da dove provengono i nostri pensieri, perché possiamo costruire o distruggere, nutrire fiducia o alimentare il dubbio, guardare al futuro con speranza o lasciarci sopraffare dalla disperazione. I pensieri hanno il potere di causare turbamenti profondi e indurci a fare scelte errate, talvolta provocandoci seri problemi e anche vere e proprie patologie. Per questo motivo è essenziale che il credente si dedichi quotidianamente alla meditazione della Parola di Dio e alla preghiera per superare i pensieri negativi, solo così il maligno resta fuori dalla nostra vita. La Parola di Dio eleva i nostri pensieri verso l’alto e neutralizza le insidie mentali e demoniache. Dio nutre pensieri di pace verso di noi, non di afflizione e ha predisposto un progetto di vita perfetto per ciascuno di noi. Per mezzo di Cristo, Egli offre speranza e un futuro glorioso a tutti. Spetta solo a te decidere di affidare la tua esistenza nelle mani del Signore e lasciarti guidare in ogni cosa. I Suoi progetti sono di pace e di speranza. Permetti a Dio di operare nel tuo cuore liberandoti da ciò che ti opprime e scoprirai il benessere e la gioia di vivere in comunione con Lui.

Giacomo 1:13-15 Nessuno, quando è tentato dica: «Io sono tentato da Dio», perché Dio non può essere tentato dal male, ed egli stesso non tenta nessuno. Ciascuno invece è tentato quando è trascinato e adescato dalla propria concupiscenza. Poi, quando la concupiscenza ha concepito, partorisce il peccato e il peccato, quando è consumato, genera la morte.

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