Con questo studio introduttivo sulla vita di Gesù Cristo, faremo una panoramica, toccando solo alcuni aspetti, quelli più importanti. La venuta di Gesù sulla terra ha cambiato il corso della storia dell’umanità e di ogni singola persona che crede in Lui. Negli studi successivi ci soffermeremo su ogni episodio della vita del Salvatore, ci sarà uno studio apposito, che sarà comunque breve e con un insegnamento pratico.
1- IL MONDO AL TEMPO DI GESÙ
Contesto Storico del I Secolo
Per comprendere appieno la vita di Gesù, è essenziale comprendere il contesto storico della Palestina del I secolo. Questo territorio era dominato militarmente da Roma, ma ricco di fermenti religiosi e culturali che avrebbero presto cambiato il corso della storia. Anche perché il popolo ebraico viveva nell’attesa del Messia promesso dalle Scritture. Questa aspettativa era alimentata dalle molte profezie messianiche contenute nei testi sacri. Il popolo ebraico aspettava un Messia che li liberasse dall’oppressione romana.
Dominazione Romana
La Palestina era una provincia dell’Impero Romano dal 63 a.C. L’imperatore Augusto (27 a.C. – 14 d.C.) aveva portato pace e stabilità, ma anche pesanti tassazioni e controllo militare. I Romani permettevano una certa autonomia religiosa, ma mantenevano il controllo politico attraverso governatori come Ponzio Pilato. Alla nascita di Gesù, regnava l’imperatore Augusto; durante la sua vita pubblica e la crocifissione, l’imperatore era Tiberio. Il potere locale era gestito dal re (come Erode il Grande alla nascita di Gesù, e in seguito i suoi figli come Erode Antipa in Galilea) e da governatori romani (procuratori) per la Giudea, il più noto dei quali fu Ponzio Pilato.
Contesto sociale ed economico.
La maggior parte delle persone viveva in villaggi rurali, le attività principali erano la coltivazione della terra, la pastorizia e la pesca, poi vi erano artigiani (come il falegname Giuseppe) e commercianti. Le donne si occupavano principalmente della casa e della famiglia, però non godevano di nessuna considerazione sociale.
Contesto religioso
La società giudaica era rigidamente divisa in classi. Al vertice c’erano i sommi sacerdoti e l’aristocrazia sacerdotale che erano i SADDUCEI, che erano legati al Tempio e al potere. Poi venivano i FARISEI che erano gli interpreti della Legge mosaica, i quali erano conosciuti per la rigida osservanza della Legge di Mosè. Poi vi erano gli ESSENI, che erano degli asceti, vivevano in comunità monastiche isolate (come a Qumran). All’interno del mondo ebraico esistevano diverse fazioni e gruppi religiosi in contrasto tra loro, come gli ZELOTI che erano un movimento nazionalista che si opponeva ferocemente al dominio romano.
Il mondo al tempo di Gesù era un crogiolo di culture, tensioni politiche (tra ebrei e romani) e profonde disuguaglianze sociali, in cui la religione permeava ogni aspetto della vita quotidiana.
2 - IL MESSIA ATTESO NASCE A BETLEMME
La nascita di Gesù a Betlemme rappresenta uno degli eventi più significativi della storia umana. Secondo i Vangeli di Matteo e Luca, Maria e Giuseppe si trovavano nella città di Davide a causa del censimento ordinato dall’imperatore Augusto.
Il censimento comportava l’obbligo di recarsi nella città di origine per farsi censire. Ed è per questa ragione che Maria deve recarsi nella città di origine, nonostante fosse al nono mese di gravidanza ed è accompagnata da Giuseppe. I due hanno percorso circa 150 chilometri da Nazareth a Betlemme, che era un piccolo villaggio situato a circa 8 chilometri da Gerusalemme. Questo viaggio aveva un profondo significato profetico; poiché il profeta Michea aveva predetto che sarebbe nato a Betlemme di Efrata. A motivo del censimento, Betlemme è affollata. Giuseppe e Maria non trovano un albergo in cui alloggiare, quindi sono costretti ad albergare in una stalla, un luogo destinato a ricovero di asini e di altri animali. È proprio qui che nasce Gesù. Maria lo avvolge in fasce e lo pone in una mangiatoia, dove di solito si mette il foraggio per gli animali.
Michea 5:1 «Ma da te, o Betlemme, Efrata, piccola per essere tra le migliaia di Giuda, da te mi uscirà colui che sarà dominatore in Israele, le cui origini risalgono ai tempi antichi, ai giorni eterni».
Un angelo del Signore appare a dei pastori e gli annuncia la nascita del Salvatore. Come gli angeli se ne vanno, i pastori si recano sul posto e trovano il bambino appena nato, Gesù, proprio nel luogo che è stato loro indicato. Quando i pastori riferiscono ciò che ha detto l’angelo, tutti si meravigliano; e Maria custodisce quelle parole nel suo cuore, sapendo che Suo figlio è il Messia atteso. Questo dettaglio sottolinea fin dall’inizio il carattere rivoluzionario del messaggio cristiano: Dio si rivela ai semplici e agli emarginati. Oggi molti credono che la nascita di Gesù sia avvenuta il 25 dicembre, ma questa data non trova nessun riscontro storico. Anche perché nella zona intorno a Betlemme in questo periodo dell’anno piove, fa freddo e a volte perfino nevica. Difficilmente dei pastori e le loro greggi avrebbero passato la notte all’aperto in quel periodo dell’anno. Questi fatti si svolsero tra settembre e ottobre, quando il clima è ancora mite. Gli studiosi collocano la nascita di Gesù tra il 6 e il 4 a.C., durante gli ultimi anni del regno di Erode il Grande, morto nel 4 a.C.
Ma non ci sono solo i pastori che vengono a rendere omaggio al Salvatore, ci sono anche dei Magi venuti dall’oriente, e sono dei sapienti, degli astronomi, poiché seguono la “stella” che li porta prima a Gerusalemme e poi da Gesù. Siccome la “stella” segue una traiettoria insolita, si ferma e prosegue con le persone, per questa ragione non può essere un astro celeste, ma degli angeli. Anche perché più volte nella Bibbia si usa il termine stelle riferito agli angeli. Giobbe 38:7 «quando le stelle del mattino (angeli) cantavano tutte insieme e tutti i figli di DIO mandavano grida di gioia?».
3 - INFANZIA DI GESÙ
Sull’infanzia di Gesù non sappiamo nulla, solo che cresce a Nazareth, una città piuttosto piccola e malfamata. Quando si trasferisce a Nazareth dall’Egitto insieme ai suoi genitori, Gesù ha circa due anni. La Bibbia ci dice che Gesù ha dei fratelli: Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda, e delle sorelle di cui non sappiamo neanche i nomi. Queste persone probabilmente sono i figli di Giuseppe, avuti prima di conoscere Maria.
L’unico episodio che ci parla di Gesù come adolescente (12 anni) è nell’episodio al Tempio. Questa è l’unica narrazione dell’infanzia di Gesù, che si trova nel Tempio di Gerusalemme durante la festa di Pasqua. Questo racconto rivela aspetti fondamentali della sua personalità e della sua missione. Come ogni anno, in primavera, Giuseppe e la sua famiglia, insieme a parenti e amici, si preparano per un viaggio di circa 120 chilometri per raggiungere Gerusalemme. Vi si recano per celebrare la Pasqua, come richiesto dalla Legge (Deuteronomio 16:16). La festa è importante ed emozionante, anche perché Gesù vi partecipa per la prima volta. Quando un ragazzo raggiungeva l’adolescenza veniva chiamato figlio della legge e figlio di Dio, riceveva un’istruzione religiosa di livello superiore e poteva partecipare alle feste sacre e ai riti solenni. Solitamente gli israeliti si recavano tre volte l’anno a Gerusalemme, per le feste di Pasqua, Pentecoste e per quella dei Tabernacoli. Per gli ebrei la Pasqua non è il solo giorno da ricordare, poiché il giorno seguente è il primo dei sette giorni della Festa dei Pani Azzimi (Marco 14:1); questi sette giorni sono considerati parte del periodo pasquale.
Finiti i riti pasquali, tutti i pellegrini si rimettono in viaggio per fare ritorno alle loro abitazioni; anche Giuseppe e Maria sono pronti ad accodarsi alla comitiva che è pronta per tornare in Galilea. Ma dopo quasi un giorno di cammino, si accorgono che il loro figlio non è presente, poiché essi avevano pensato che Gesù fosse rimasto indietro, ma che fosse comunque partito con il gruppo. Non vedendolo, iniziarono ad affannarsi nella ricerca, cercarono Gesù per un giorno intero tra gli altri compagni di viaggio e tra i bambini, ma senza esito: sembrava scomparso! La coppia è in ambasce ed è sconvolta, allora decidono di tornare a Gerusalemme, dove finalmente trovarono Gesù, dopo tre giorni di ricerche.
Luca 2:46-47 «Tre giorni dopo lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai maestri: li ascoltava e faceva loro delle domande; e tutti quelli che lo udivano si stupivano del suo senno e delle sue risposte».
Il Signore è nel Tempio seduto in mezzo ad alcuni maestri giudei, intento ad ascoltare e a fare domande e, seppur bambino ha una conoscenza scritturale che supera quella degli anziani e dottori della legge; però l’atteggiamento di Gesù è umile, non mostra saccenza o presunzione, si comporta come un normale bambino e interagisce con gli adulti con molta umiltà e pacatezza. Gesù ascoltava e imparava dagli insegnanti, ma allo stesso tempo ribatteva con argomentazioni che lasciavano a bocca aperta i suoi interlocutori; il testo ci dice che le persone si stupivano dal senno e dalla profondità delle Sue risposte. Come ebbero lasciato il Tempio si ricongiunsero con la comitiva per far ritorno a Nazareth, e benché Gesù è il Creatore dell’universo, fu comunque un figlio ubbidiente e sottomesso all’interno di questa umile famiglia giudea. Dopo questi avvenimenti gli autori dei Vangeli non ci fanno pervenire altre informazioni sulla vita che Gesù trascorse a Nazareth, come figlio del falegname. Il racconto riprende con Gesù adulto e all’inizio del Suo ministero.
4 - IL BATTESIMO NEL GIORDANO

Inizio del ministero e della missione di Gesù
All’età di circa trent’anni, Gesù lasciò Nazareth per recarsi presso il fiume Giordano, dove Giovanni Battista predicava e battezzava. Questo momento segna simbolicamente la transizione dalla vita privata alla missione pubblica, rappresentando una delle scene più significative dei Vangeli.
Giovanni il Battista: Il Precursore
Giovanni, cugino di Gesù secondo Luca, aveva iniziato la sua predicazione nel deserto della Giudea. Vestito di peli di cammello e nutrendosi di locuste e miele selvatico, predicava un battesimo di penitenza per la remissione dei peccati. La sua figura richiamava i grandi profeti dell’Antico Testamento, in particolare Elia. Giovanni annunciava l’imminente arrivo del regno di Dio e del Messia promesso, esortando le persone alla conversione. Il suo battesimo simboleggiava la purificazione interiore necessaria per ricevere il Messia. Folle numerose accorrevano da Gerusalemme, dalla Giudea e da tutta la regione del Giordano.
L’Incontro con Gesù
Quando Gesù si presentò per essere battezzato, Giovanni inizialmente rifiutò, dicendo: “Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?“. Gesù rispose: “Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia”. Ma di quale giustizia sta parlando? Gesù sapeva di doversi immedesimare pienamente con l’umanità, Cristo si identifica con i peccatori dei quali avrebbe portato i loro peccati alla croce, affinché la Sua perfetta giustizia sarebbe stata imputata loro (2 Corinzi 5:21). La sua immersione rappresentava il battesimo nelle acque del giudizio di Dio sul Golgota e la Sua emersione preannunciava la risurrezione e la vita eterna. Con la Sua morte e risurrezione, Gesù avrebbe soddisfatto i requisiti della giustizia divina e avrebbe giustificato (resi giusti) i peccatori.
Nell’episodio del battesimo di Gesù, possiamo vedere chiaramente la teofania della Tri-unità di Dio. Tutte e tre le persone della Tri-unità sono presenti nella stessa scena e sono:
Il Figlio: Gesù esce dall’acqua del Giordano
Lo Spirito Santo: Scende come una colomba e si posa su di lui
Il Padre: Una voce dal cielo che proclama: “Questo è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento”
Questa manifestazione rappresenta l’investitura ufficiale di Gesù nella sua missione messianica. Lo Spirito Santo che scende su di lui richiama l’unzione dei re e dei profeti nell’Antico Testamento, mentre la voce del Padre attesta pubblicamente la sua identità divina.
5 - LA TENTAZIONE NEL DESERTO
Immediatamente dopo il battesimo, lo Spirito Santo condusse Gesù nel deserto della Giudea per essere tentato dal diavolo. Questo episodio, narrato dai Vangeli sinottici, rappresenta il momento cruciale in cui Gesù affronta e vince le tentazioni fondamentali che accompagneranno tutta la sua missione terrena. Gesù, prima di affrontare il Suo nemico digiuna completamente per quaranta giorni, entrando in profonda comunione con il Padre e preparandosi spiritualmente alla missione che lo attende. Il numero quaranta richiama i grandi momenti biblici di purificazione: i quaranta giorni del diluvio, i quaranta anni di Israele nel deserto, i quaranta giorni di Mosè sul Sinai.
1° Tentazione nell’area personale = Concupiscenza della carne
Nella prima tentazione gli dice: «Se tu sei il Figlio di Dio, dì a questa pietra che diventi pane», obbligando il Figlio di Dio all’azione; in altre parole, se non trasformi le pietre in pane non sei Suo Figlio. Gesù ovviamente non doveva dimostrare nulla, Lui era Figlio di Dio a prescindere da qualsiasi azione che avrebbe potuto compiere, la Sua identità e il Suo valore non era nell’azione o nel fare qualcosa di eclatante, ma in ciò che Egli era: Dio incarnato. Se Gesù avesse eseguito il suggerimento di Satana sarebbe venuto meno alla volontà del Padre, avrebbe soddisfatto il Suo appetito, e sarebbe caduto in trappola. Satana aveva già usato questo espediente con Adamo ed Eva, quando erano davanti all’albero della conoscenza del bene e del male, invitandoli a mangiare indipendentemente da quello che Dio aveva detto. La prima tentazione riguarda l’uso del potere divino per soddisfare bisogni personali.
2° Tentazione nell’area sociale = Concupiscenza degli occhi
Nella seconda tentazione il diavolo mostrò a Gesù tutti i regni del mondo: «Io ti darò tutto il potere di questi regni e la loro gloria, perché essa mi è stata data nelle mani e io la do a chi voglio. Se dunque tu prostrandoti mi adori, sarà tutta tua» (Luca 4:6). Purtroppo, Satana detiene la potenza sui regni di questo mondo attuale, poiché a causa del peccato e della cacciata dall’Eden della prima coppia, questi persero il dominio che Dio gli aveva affidato. L’uomo viene spodestato e Satana diventa il nuovo “proprietario”, divenendo così: “il principe di questo mondo” (Giovanni 12:31; 14:30; 16:11), “il dio di questo mondo” (2 Corinzi 4:4), “il principe della potenza dell’aria” (Efesini 2:2). La terra era stata creata da Cristo per deliziare il genere umano, e nella quale incontrarsi con gli uomini, ma a causa dell’usurpatore questo non è stato più possibile; quindi, Gesù è venuto a riprendersi quello che è Satana ha sottratto all’uomo. Apocalisse 11:15 «…Il regno del mondo è passato al nostro Signore e al suo Cristo ed egli regnerà nei secoli dei secoli». Satana, stava offrendo a Cristo quello che è comunque Suo, però evitandogli la croce. Ma non potevano esserci scorciatoie nel percorso verso il trono: la croce era tappa che non poteva essere saltata. Questo ragionamento demoniaco di offrire a Gesù i regni della terra permetteva al diavolo di continuare a regnare senza subire un giudizio, avere Gesù al suo servizio, e condannare l’umanità alla morte eterna. Ma i piani di Dio erano tutt’altro, la giustizia e l’armonia del creato dovevano essere ristabilite e il carattere di Dio doveva esser riconosciuto e rivendicato come: santo, buono, giusto; mentre le accuse ed illazioni di Satana dovevano esser smascherate e l’uomo doveva essere salvato. Per tutte queste cose il Signore Gesù avrebbe dovuto soffrire prima di entrare nella Sua gloria e ristabilire l’ordine di Dio nel creato. Gesù non poteva giungere al Suo legittimo traguardo con i metodi di Satana e con i mezzi sbagliati. Il Salvatore, seppur uomo non avrebbe potuto adorare il diavolo a nessuna condizione, indipendentemente dal prezzo da pagare, ed è per questo motivo che gli ricorda che l’uomo deve adorare e servire solo Dio.
3°Tentazione nell’area spirituale = Orgoglio della vita
Con la terza tentazione Satana condusse Gesù a Gerusalemme sul pinnacolo del tempio e gli propose di buttarsi giù…«Se tu sei il Figlio di Dio, gettati giù di qui; perché sta scritto: “Egli comanderà ai suoi angeli attorno a te di custodirti…». Ma quale era il senso di questa tentazione e perché Satana cita il Salmo 91:11-12, nel quale Dio promette di proteggere il Messia? Satana stava proponendo a Gesù di palesarsi come il Messia glorioso attraverso un’esibizione sensazionale, contrariamente a quanto profetato nella Scrittura. L’identità e sovranità di Gesù non doveva esser riconosciuta cadendo, ma al contrario, essendo innalzato sulla croce, come infatti avvenne. Matteo 27:54 «Ora il centurione e quelli che con lui facevano la guardia a Gesù, veduto il terremoto e le cose accadute, temettero grandemente e dissero: “Veramente costui era il Figlio di Dio!”». Il diavolo stava proponendo a Gesù l’opportunità di raggiungere la notorietà e la fama di Liberatore promesso senza passare per il Golgota. Ed è interessante notare che per ognuna di queste tre citazioni scritturali che Satana proponeva a Gesù, storpiandone il senso, il Signore le ha sempre respinte e controbattute, sfoderando la Spada dello Spirito (Parola di Dio) nel modo corretto. Gesù in questa terza tentazione risponde con sta scritto: “Non tentare Dio…” (Deut. 6:16); il diavolo sentendosi sconfitto lasciò Gesù.
Riguardo alle tentazioni si possono fare delle importanti considerazioni: la prima tentazione riguardava il corpo, la seconda l’anima, la terza lo spirito. Nella prima troviamo la concupiscenza della carne, nella seconda la concupiscenza degli occhi e nell’ultima la superbia della vita (1 Giovanni 2:16). Tutte le tentazioni si basavano esclusivamente su tre pulsioni umane: l’appetito fisico, la brama di potere e di possesso, il desiderio di riconoscimento pubblico. Quante volte anche noi, come discepoli siamo tentati di scegliere la strada del piacere corporale e del benessere, o di cercare un posto di rilievo nel mondo e forse anche nella chiesa.
6 - GESU CHIAMA I DODICI DISCEPOLI
Gesù, prima di rientrare in Galilea si trova a passare presso i luoghi dove Giovanni predicava,il quale vedendolo avvicinarsi lo indica ai suoi discepoli, ed esclama per la seconda volta: “Ecco l’Agnello di Dio!”. Andrea e Giovanni erano discepoli di Giovanni il Battista, ora però si apprestavano a seguire Gesù secondo le indicazioni dello stesso Giovanni, il quale perse sì due discepoli, ma fu felice di vederli seguire Gesù. E qui abbiamo un primo insegnamento: anche noi come Giovanni, dovremmo indicare e invogliare i nostri amici e parenti a seguire Gesù; anche perché, ogni volta che qualcuno lascia un “maestro” per seguire il vero e solo Maestro, non può che renderci felici. Il Salvatore si volta ed esclama: “Che cercate?”. L’autore del brano sembra volerci dire molto di più, la domanda è più profonda e sembra voler dire: Che cercate nella vita? I discepoli rispondono con un’altra domanda: “Rabbì dove abiti?”. Rabbì è il termine ebraico per Maestro. Anche qui, abitare o dimorare ha un significato più ampio. I discepoli volevano stare con Lui per conoscerlo meglio, non si accontentavano di averlo incontrato in un luogo pubblico, volevano passare del tempo con il Signore, volevano avere una comunione più stretta. Gesù rispose loro: “Venite e vedrete”. Chiunque desideri sinceramente conoscere il Salvatore può presentarsi a Lui in qualsiasi momento sapendo che sarà sempre ben accolto. Giovanni 6:37 «Tutti quelli che il Padre mi dà verranno a me; e colui che viene a me, non lo caccerò fuori». Essi dunque andarono, videro dove abitava e stettero con Lui quel giorno.
Andrea fu il primo a incontrare Gesù e fu il primo a riconoscere il Messia. Il discepolo sprizzante di gioia inarrestabile corre da suo fratello Simone con l’elettrizzante notizia: “abbiamo trovato il Messia”. Simone grazie alla testimonianza di Andrea diventerà un grande “pescatore di uomini” (Lu 5:10) e colonna portante della chiesa nascente che troviamo in Atti. Simone sicuramente è più noto di suo fratello, ma nondimeno Andrea un giorno condividerà la stessa ricompensa di Pietro, poiché fu lui a portarlo da Gesù. Il Signore fissando lo sguardo su Simone vide oltre le apparenze, guardò il suo cuore e scorse quello che sarebbe potuto diventare grazie al Suo intervento, ed è per questo che gli cambia il nome in Cefa. Gesù ha cambiato il nome Simone in Cefa/Pietro (aram. “pietra o sasso”), perché diventerà con il tempo un uomo dal carattere fermo, stabile, deciso, e tutto questo avvenne dopo l’ascensione del Signore e la discesa dello Spirito Santo.
Il Signore nel dirigersi all’interno della Galilea, incontrò Filippo che era di Betsaida, che poi è la stessa città di provenienza di Andrea e Pietro e lo invitò a essere un Suo discepolo, dicendogli solamente: “Seguimi!”. Invito che ancora oggi il Signore rivolge a tutti gli uomini, ovunque essi si trovino. Ed anche Filippo come Andrea vuole condividere la propria gioia con qualcun altro, quindi andò da Natanaele e quando l’ebbe trovato gli comunicò la prorompente notizia, ossia che aveva trovato il Messia del quale parlavano le Scritture: Gesù di Nazareth. Natanaele all’udire Filippo ha qualche perplessità, poiché Nazareth era una città malfamata e disprezzata, gli sembrava impossibile che il Messia potesse venire da un luogo così. Filippo non protestò, non si lasciò trascinare dalle polemiche e si limitò a dirgli: “vieni a vedere di persona!”. Ed è questo è il giusto atteggiamento che ogni vero cristiano dovrebbe avere, purtroppo a volte ci perdiamo più in chiacchiere inutili o in dispute teologiche o dottrinali invece che in dimostrazioni pratiche. Gesù nella Sua onniscienza aveva profetato su Natanaele, dicendo che questi era un vero Israelita in cui non vi era frode o inganno. Il Signore aveva dato a Natanaele prova della Sua messianicità, definendo il suo carattere e perché l’aveva visto quando nessun altro poteva vederlo. Queste parole furono sufficienti a Natanaele per capire che Lui era veramente il Messia, gli credette senza esitazione. Inoltre, Gesù gli promise che avrebbe visto cose maggiori di queste, come vedere gli angeli salire e scendere dal cielo. Anche se i Vangeli ci narrano solo alcuni sporadici episodi nei quali i discepoli descrivono gli angeli con il Messia durante la Sua permanenza terrena, però non sappiamo se videro realmente il salire e scendere di angeli lungo tutto il ministero di Cristo; quello che però sappiamo di certo e che, dopo tutto, qualcosa di buono è davvero venuto da Nazareth.
Mentre il Signore predicava in riva al mare, vide Levi il pubblicano seduto al banco delle imposte intento a riscuotere le tasse per conto di Roma. I pubblicani erano le persone più odiate e disprezzate dagli ebrei, poiché venivano considerati degli infami e traditori della nazione. I pubblicani erano visti come uno strumento dell’oppressione romana, poiché nell’estorcere il denaro ai loro connazionali, si trattenevano una parte per i loro interessi, arricchendosi a spese dei loro fratelli. I pubblicani oltre a essere disprezzati, venivano considerati tra le persone più spregevoli, la feccia della società al pari delle prostitute; ed è a questa categoria di persone che appartiene Levi Matteo, figlio d’Alfeo. Gesù si avvicinò a questo pubblicano e gli disse: “Seguimi”! Matteo provò stupore a quelle parole del Maestro, ma senza esitare un solo secondo, si alzò e lasciata ogni cosa, si mise a seguirlo. Anche quando Gesù disse a Pietro e ai suoi compagni di seguirlo, essi lasciarono subito barche e reti e si misero a seguirlo. Non vi furono né incertezze né dubbi, non esitarono a lasciare la loro posizione redditizia, per una incerta e piena di difficoltà. Per queste persone era un grande onore essere con Gesù, udire le Sue parole e collaborare con la Sua opera. La chiamata rivolta a Matteo, fece sorgere una grande indignazione, ma come poteva un Maestro religioso scegliere come Suo discepolo un pubblicano? I farisei giudicavano Matteo in base al suo lavoro di esattore, mentre Gesù vide in quell’uomo un cuore aperto alla verità.
Da queste prime righe possiamo apprendere un’importante lezione, che è quella di ubbidire alla chiamata di Gesù, subito e senza discutere. Quando il Signore ci parla, dobbiamo metterci all’ascolto della Sua voce ed eseguire i Suoi comandi senza esitazioni. La Bibbia non ci fornisce informazioni dettagliate sulla chiamata degli altri cinque discepoli, che sicuramente erano parte del folto gruppo di persone che seguiva Gesù fin dall’inizio del Suo ministero. Quello che la Bibbia ci dice e che, dopo una notte di preghiera solitaria, Gesù nominò i Suoi dodici discepoli, che troviamo in Luca 6:12-16 e che chiamò apostoli. Gesù, non ha mai smesso di chiamare le persone a seguirlo, anche oggi chiama uomini e donne a lasciare le proprie occupazioni per seguirlo a tempo pieno, facendoli divenire pastori e guide delle varie comunità. Ma non chiama solo questi, chiama tutti a seguirlo, perché chiunque può essere un seguace di Gesù in forma differente. La cosa sorprendente è che, Egli chiama esseri imperfetti e peccatori, con o senza cultura e con i vari problemi che la vita ci mette davanti, esattamente come lo erano i discepoli del Suo tempo. Quello che è incoraggiante sapere e che non dobbiamo essere dei supereroi dotati di grandi capacità o persone infallibili o perfette, affinché Lui possa servirsi di noi. Sappi che, qualunque sia la tua posizione sociale, la tua cultura, la tua professione, le tue attitudini o talenti, Egli si servirà di te, ma solo se tu lo vorrai.
7 - GESÙ IN GALILEA - IL SERMONE DELLA MONTAGNA

Proseguiamo il nostro viaggio attraverso la vita straordinaria di Gesù di Nazareth, esplorando i momenti più significativi del suo ministero pubblico. In questa sessione vedremo in sintesi il sermone della montagna e subito dopo vedremo i miracoli che lo hanno reso protagonista di eventi soprannaturali. Dalle rive del lago di Galilea alle strade di Gerusalemme, scopriremo come Gesù abbia utilizzato parabole, miracoli e insegnamenti profondi per trasmettere un messaggio di amore universale che continua a risuonare attraverso i secoli. Ogni episodio rivela non solo la sua natura divina, ma anche la sua profonda umanità e compassione verso tutti coloro che incontrava.
Il “sermone della montagna” è stato pronunciato da Gesù su una montagna in Galilea, anche se non sappiamo con esattezza quale fosse, di certo era vicino a Cafarnao, come riportato nel Vangelo di Matteo. Gesù trovò un luogo pianeggiante lungo le pendici del monte si mise a sedere per insegnare, mentre una gran folla si raduna intorno a Lui. Gli uomini che gli stanno accanto sono i suoi discepoli, in particolar modo i 12 apostoli. Le folle accorrono a Lui perché non vedono l’ora di ascoltare le parole di questo Maestro che è in grado di compiere opere straordinarie. La folla vede in Gesù un liberatore politico e pensa che quello è il momento nel quale Gesù insedia il suo regno per la nuova nazione di Israeale. Gesù delude le aspettative, perchè pronuncia un discorso che parla di come essere dei veri cittadini del Suo regno, che non è di questo mondo. Il sermone della montagna si rivelò molto utile sia a tutti coloro che lo ascoltarono, ma è utile anche a noi oggi, perché in quel discorso ci sono le indicazioni utili per essere dei veri cittadini del regno di Dio. Anche noi dobbiamo trarre beneficio da quegli insegnamenti spirituali se vogliamo stare in cielo con il Signore. Gesù usa un linguaggio familiare per i Suoi ascoltatori, parlando di cose molto profonde con semplicità e chiarezza disarmante. Il discorso della montagna tratta svariati argomenti. Il fine di questo articolo non è commentare ogni sezione, che faremo in seguito in modo dettagliato, per adesso ci limitiamo a fare un breve riassunto di quello che contiene.
Matteo 5:3-12 – Le Beatitudini
Gesù dice che le persone veramente beate o felici sono quelle che sono consapevoli che hanno bisogno di salvezza e di un Salvatore, poiché con le loro opere meritorie non si possono salvare. Beato e felice è colui che confessa ed abbandona il peccato e si lascia trasformare dallo Spirito Santo. Beati e felici sono coloro che conoscono e servono Dio, anche se vengono odiati e perseguitati, perché verranno ricompensati con la vita eterna.
Matteo 5:13-16 – Sale e Luce
Qual è la caratteristica principale del sale? Quella di sciogliersi e mischiarsi con gli altri alimenti per dare sapore ai cibi. Il sale oltre a insaporire il cibo, contrasta il deterioramento, ed esalta i sapori; allo stesso modo i suoi discepoli dovevano mischiarsi in mezzo alla società e “insaporirla”. Il sale serve anche come conservante, questo vuol dire che avrebbero preservato e insegnato le dottrine ad altri, per conservare la memoria della verità da passare ad altre persone. Allo stesso modo Gesù sta dicendo ai Suoi discepoli che non si devono separare dal mondo, anche se vengono perseguitati, ma al contrario devono vivere nel mondo senza essere del mondo.
Gesù definì sé stesso come la vera Luce del mondo Giovanni 8:12 E Gesù di nuovo parlò loro, dicendo: «Io sono la luce del mondo; chi mi segue non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita» Ma disse anche che i credenti sono anch’essi la luce del mondo. Il carattere del cristiano deve risplendere e riflettere Cristo in ogni aspetto della propria esistenza. Se vogliamo condurre altri sulla via della giustizia e nella verità, dobbiamo dare il buon esempio, che si manifesta attraverso una vita coerente con gli insegnamenti della Parola, con una condotta santa, pietosa e misericordiosa verso il prossimo.
Matteo 5:17-20 – Gesù adempì la Legge
È bene ricordare che la legge di Mosè corrispondeva alla legge cerimoniale, anche se includeva la legge morale o 10 comandamenti. È importante fare questa distinzione perché una è stata abolita dal sacrificio di Cristo è l’altra è in vigore anche oggi. Gesù porta a compimento ogni profezia che la legge conteneva e adempie ogni comandamento della legge morale che è la manifestazione del suo carattere e amore per gli uomini; poiché la legge esprime il pensiero di Dio. Il Signore vuole che siamo felici e liberi dalla schiavitù di peccato, ed è per questo che ci ha dato 10 semplici regole da seguire, per vivere in pace con Lui e con il prossimo.
Matteo 5:21-26 – Rabbia e Omicidio
All’epoca di Gesù i Giudei sapevano che Dio proibiva l’omicidio e che l’omicida era soggetto a punizione. Questo principio era valido già prima che fosse data la legge (Genesi 9:6) e più tardi fu incluso nella legge stessa (Esodo 20:13; Deuteronomio 5:17). Gesù ci dice che si può uccidere anche senza armi, a volte basta solo la parola, chi offende, disprezza o denigra un altra persona la sta “uccidendo”. Se una persona offende il suo prossimo, per ira o per altro motivo, la sua offerta a Dio non serve a niente: il Signore non la gradisce. Colui che ha offeso l’altro deve prima andare a rimediare al torto e riappacificarsi, soltanto allora sarà gradito al Signore.
Matteo 5:27-30 – Concupiscenza e adulterio
La legge mosaica proibiva l’adulterio (Esodo 20:14; Deuteronomio 5:18). Gesù disse: Ma io vi dico che chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore (Matteo 5:28). Gesù non solo condanna il peccato di coloro che si uniscono carnalmente, ma considera peccato anche l’averlo solo pensato. Il peccato comincia nella mente: alimentando pensieri peccaminosi finiremo col compiere atti peccaminosi.
Matteo 5:31-32 – Divorzio e secondo matrimonio
Sotto la legge dell’A.T. il divorzio era consentito, alle condizioni di cui in Deuteronomio 24:1-4. Gesù Cristo dice che: chiunque manda via sua moglie, salvo che per motivo di fornicazione, la fa diventare adultera. Ciò non significa che la donna diventa automaticamente un’adultera, ma si suppone che, a quel tempo una donna non avesse i mezzi per sostentarsi, pertanto era costretta ad andar a convivere con un altro uomo. Però, così facendo diventa adultera. E non solo lei, ma anche chiunque sposa colei che è mandata via commette adulterio. Dio aborrisce il divorzio (Ml 2:16) o, meglio, il divorzio non conforme alla Scrittura.
Matteo 5:33-37 – Giuramento
La legge di Mosè vietava di giurare il falso in nome di Dio (Levitico 19:12; Numeri 30:2). Giurare in nome di Dio significava chiamarlo a testimone della veridicità delle proprie affermazioni. I Giudei evitavano di giurare il falso nel nome di Dio giurando, invece, per il cielo, per la terra, per Gerusalemme o sulla propria testa. Gesù condanna questa ipocrisia che era un tentativo di aggirare la legge e proibisce qualsiasi forma di giuramento in ogni conversazione. Per il credente, il suo sì deve essere un vero sì, il suo no un vero no.
Matteo 5:38-42 – Occhio per occhio
Gesù andò oltre la legge del taglione predicando una giustizia superiore in cui la vendetta fosse abolita del tutto. Gesù insegnò ai suoi discepoli a non opporsi al malvagio. Se qualcuno li avesse percossi su una guancia, essi avrebbero dovuto porgergli anche l’altra.
Matteo 5:43-48 – Amare i propri nemici
Gesù ordina: amate i vostri nemici… e pregate per quelli… che vi perseguitano. Tale disposizione dimostra che l’amore è principalmente un atto di volontà e non solo un sentimento.
Matteo 6:1-4 – Donare ai bisognosi
Quando un discepolo di Cristo fa l’elemosina, deve farla in segreto e di nascosto: non sappia la tua sinistra quel che fa la destra. Gesù usa questa espressione retorica per insegnare che
l’elemosina dovrebbe essere fatta per amore e non per il plauso della gente.
Matteo 6:5-15 – Come pregare
Gesù mette in guardia i discepoli contro l’ipocrisia nella preghiera. Un vero cristiano non dovrebbemettersi di proposito in luoghi pubblici in modo che gli altri li possano vederlo mentre prega, per impressionare le persone. Se la preghiera scaturisce dal desiderio di mettersi in mostra, allora, dichiara Gesù, che quello sarà il suo unico premio; perché non verrà esaudita. Il modo per essere esauditi è pregare nel segreto (ecco cosa significa entrare nella tua cameretta, chiudendo la porta). Se desideriamo sinceramente comunicare con Dio, Egli ci ascolterà e ci risponderà. La preghiera non deve essere fatta di inutili ripetizioni, preghiere stereotipate, formule vuote o reiterate. La preghiera deve fluire in modo spontaneo e naturale, perché è come parlare ad un amico. Dio non si lascia impressionare dal gran numero delle parole; poiché Egli vuole percepire le espressioni sincere del cuore.
Matteo 6:16-18 – Come digiunare
Digiunare significa astenersi dall’appagare l’appetito fisico. Il digiuno accompagnato dalla preghiera serve a conoscere meglio la volontà di Dio per la nostra vita. Il digiuno non ha alcun valore per quanto riguarda la salvezza, né mette il credente in una posizione speciale davanti
a Dio. Il digiuno è un mezzo prezioso in periodi di crisi, quando si vuole capire la volontà di Dio. Inoltre, esso è utile a chi voglia esercitarsi all’autodisciplina. Il digiuno è una questione tra il credente e Dio e va praticato al solo scopo di piacergli. Perde il suo valore se è imposto da altri o praticato per un motivo sbagliato.
Matteo 6:19-24 – Tesori in Cielo
In questo brano Gesù non condanna le ricchezze materiali in generale. Con la locuzione non fatevi tesori sulla terra il Signore ci avverte di non sprecare la vita nell’accumulare denaro o possedimenti, perché non vi è sicurezza nelle cose materiali. Qualsiasi tesoro materiale sulla terra può andare distrutto per cause naturali o può essere rubato dai ladri. Gesù afferma che gli unici investimenti che non subiscono perdite sono i tesori in cielo. Non potete servire Dio e Mammona (6:24) Il rapporto tra padroni e servi dimostra, in modo pratico, l’impossibilità di vivere per Dio e per il denaro.
Matteo 6:22- 23 Occhio come lampada
Gesù si servì quindi dell’analogia della lampada e dell’occhio per far sì che essi comprendessero l’insegnamento riguardo alla vista spirituale. Tutto quello che guardiamo può contaminare i pensieri e modificare le nostre azioni. Se ci soffermiamo a guardare dei sermoni o nel leggere regolarmente la Bibbia, i nostri pensieri saranno sempre puri e limpidi. Se al contrario ci soffermiamo a guardare spesso la tv i social o cose peccaminose come la pornografia, non facciamo altro che immettere spazzatura dentro la nostra mente, quindi siamo impuri e nelle tenebre. L’applicazione di questa verità è la seguente: l’occhio limpido appartiene a chi è puro d’intenti e, avendo a cuore solamente gli interessi di Dio, accetta prontamente e senza riserve gli insegnamenti di Cristo. In tal modo, la sua vita è inondata di luce: egli crede nelle parole di Gesù, rinunciando alle tenebre. Se amiamo il mondo e le cose del mondo e non le cose spirituali non c’è la luce in noi, ma tenebre, quanto grandi saranno quelle tenebre!
Matteo 6: 25- 27 Non preoccuparsi
Le preoccupazioni per il futuro non solo disonorano Dio, ma sono inutili, anche perché non possiamo fare nulla o quasi e sono mancanza di fede. Il Signore lo palesò con la domanda: E chi di voi, con la sua sollecitudine, può aggiungere alla sua statura un sol cubito? Una persona di bassa statura non è in grado di aumentare la sua altezza, neanche se ci rimurgina sopra in ogni momento della sua giornata. L’ansia e le preoccupazioni non cambiano gli eventi, semmai fanno solo danno a noi stessi. Il Signore dimostrò quanto sia irragionevole preoccuparsi per come vestiremo o di cosa ci alimenteremo. Dio ci invita a guardare i gigli della campagna che non faticano e non filano, tuttavia la loro bellezza supera quella delle vesti regali di Salomone. Se Dio sa procurare una veste così elegante a un fiore selvatico, che non vivrà a lungo e alla fine sarà gettato nel forno, avrà certamente anche cura di ogni Suo figlio. Il Signore non gli farà mancare mai nulla di indispensabile per la sua vita.
Matteo 7:1-6 – Non giudicare con ipocrisia
Talvolta queste parole del Signore sono fraintese da quanti mirano a proibire qualsiasi forma di giudizio. Qualunque cosa accada, costoro proclamano: Non giudicate, affinché non siate giudicati. Ma Gesù non dice che i credenti non debbano avere discernimento e non desidera che rinuncino alle proprie facoltà critiche. Gesù ci invita a non condannare a non emettere sentenze definitive, soprattutto se abbiamo in mente informazioni sbagliate e pregiudizi. Il N.T. offre svariati esempi di giudizio legittimo riguardo alla situazione, alla condotta o all’insegnamento di altri. Inoltre, vi sono diverse circostanze in cui il credente è invitato a prendere posizione, a distinguere tra il bene e il male o tra ciò che è giusto e quello che è sbagliato. Gesù condanna la nostra tendenza a vedere i piccoli difetti altrui e a ignorare i nostri. Chi ha una “trave” nell’occhio spesso si scandalizza della pagliuzza nell’occhio dell’altro, senza rendersi conto della propria condizione, decisamente più grave. È un presuntuoso e un ipocrita colui che pretende di aiutare il prossimo a eliminare un certo difetto laddove egli stesso deve ancora ovviare a un difetto maggiore. Occorre porre rimedio ai propri difetti prima di criticare quelli altrui.
Matteo 7:7-12 – Chiedere, cercare, bussare
Il Salvatore ci esorta a pregare con costanza e perseveranza. Perciò troviamo qui l’invito a chiedere e a continuare a chiedere; a cercare e a continuare a cercare; a bussare e a continuare a bussare. La perseveranza e la costanza sono necessarie nella vita cristiana.
Matteo 7:13-14 – La porta stretta
Qui il Signore ci avverte che stretta è la porta e angusta la via del discepolato cristiano. Ma chi segue fedelmente i suoi insegnamenti troverà vita in abbondanza. Dall’altra parte c’è la via larga dell’egoismo e del piacere: questa è la via che conduce alla perdizione. Le due vie indicano due destini opposti. La porta larga e la via spaziosa portano alla distruzione (Proverbi 16:25), mentre la porta stretta e la via angusta conducono alla vita eterna. Gesù è sia la porta (Giovanni 10:9) che la via (Giovanni 14:6). Il Signore dichiara ai suoi discepoli che nel seguire Lui e i suoi comandamenti avremo opposizioni e persecuzioni, ma chi avrà perseverato con disciplina e costanza, otterrà la vita eterna.
Matteo 7:15-23 – I falsi profeti
Gesù spiega come riconoscere i falsi profeti: li riconoscerete dai loro frutti. Dalle azioni che compiono e dal loro parlare rivelano chi sono. Se la loro vita non è conforme a quello che la Bibbia dice possiamo essere sicuri che sono falsi profeti o falsi ministri. Un albero produce frutti secondo la sua specie. Le spine non producono uva, i rovi non producono fichi. Un albero buono fa frutti buoni e un albero cattivo fa frutti cattivi. Questo principio è valido sia nel mondo naturale che in quello spirituale. La vita e l’insegnamento di coloro che sostengono di parlare nel nome di Dio devono essere esaminati alla luce della Parola di Dio: “Alla legge! Alla testimonianza! Se il popolo non parla così, non vi sarà per lui nessuna aurora!” (Isaia 8:20). Il destino dei falsi profeti o falsi predicatori sarà quello di essere gettati nel fuoco.
Matteo 7:24-27 – Il saggio costruttore
Gesù concluse il suo sermone con una parabola che evidenzia l’importanza dell’ubbidienza. Non è sufficiente ascoltare queste parole, bisogna metterle in pratica. Il discepolo che ascolta e mette in pratica i comandamenti di Gesù è come un uomo avveduto che ha costruito la sua casa sopra la roccia (Cristo). La sua casa (ossia la sua vita) ha un fondamento solido e, quando la pioggia e i venti le si accaniranno contro, essa non crollerà. Ma coloro che ascoltano queste parole e non le mettono in pratica saranno paragonati a degli stolti; poiché costruiscono la loro casa sulla sabbia, la quale crollerà, perché non è costruita su solide fondamenta. Se la nostra vita non è costruita o fondata su Gesù Cristo non è destinata a durare, ma a crollare.
8 - MIRACOLI E GUARIGIONI
Gesù durante il Suo ministero terreno ha compiuto molti miracoli. Tutti i miracoli che fece erano per glorificare Dio, e furono fatti perché mosso da compassione; perché Gesù si identificava con le sofferenze umane e con il peccato che distrugge la vita, ecco perché in molte delle sue guarigioni, dopo aver sanato la persona gli intimava di non peccare più. Queste manifestazioni soprannaturali avevano anche lo scopo di dimostrare che era davvero chi diceva di essere: Dio sceso in terra. Come ha dimostrato nella tempesta sedata in Matteo 8, tanto che i discepoli rimasero sbalorditi e chiesero: “Chi è costui, al quale anche il mare e i venti ubbidiscono?” (Matteo 8:27). Il Signore ha compiuto molti miracoli di cui non sappiamo nulla, perché non vengono registrati nei Vangeli ed è Giovanni che ce lo dice: “Or Gesù fece ancora molti altri segni in presenza dei suoi discepoli, che non sono scritti in questo libro […] Or vi sono ancora molte altre cose che Gesù fece, che se fossero scritte ad una ad una, io penso che non basterebbe il mondo intero a contenere i libri che si potrebbero scrivere” (Giovanni 20:30; 21:25). I miracoli compiuti da Gesù ed elencati di seguito sono stati raggruppati in due categorie con i relativi riferimenti.
Miracoli di guarigione
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Lebbrosi purificati: Matteo 8:1-4; Marco 1:41-45; Luca 5:12-14; 17:11-19
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Ciechi che ricevono la vista: Matteo 9:27-31; Marco 8:22-26; 10:46-52 Luca 18:35-43; Giovanni 9:1-38
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Persone che vengono guarite a distanza: Matteo 8:5-13; Luca 7:2-10; Giovanni 4:46-54
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Guarigione della suocera di Pietro: Marco 1:29-31
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Guarigione di un uomo paralizzato: Matteo 9:1-8; Marco 2:1-12; Luca 5:17-26
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Persone che toccano gli abiti di Gesù e vengono guarite: Matteo 9:20-23; 14:35-36; Marco 5:25-34; 6:53-56; Luca 8:43-48
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Varie guarigioni che hanno luogo nella giornata del sabato: Marco 3:1-6; Luca 6:6-10; 13:10-17; 14:1-6; Giovanni 5:1-18
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Guarigione di un uomo sordo e muto: Marco 7:31-37
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L’orecchio tagliato viene riattaccato: Luca 22:47-53
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Demoni scacciati (e specifiche malattie fisiche che accompagnavano i demoni vengono guarite): Matteo 9:32-33; 17:14-18; Marco 9:14-29; Luca 9:37-42
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Demoni scacciati (nessuna malattia fisica specifico menzionato): Matteo 8:28-34; 15:21-28; Marco 1:23-27; 5:1-20; 7:24-30; Luca 4:31-37; 8:26-39
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Moltitudini guarite: Matteo 9:35; 15:29-31; Marco 1:32-34; 3:9-12; Luca 6:17-19
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Morti risuscitati: Matteo 9:18-26; Marco 5:21-43; 8:40-56; Giovanni 11:1-45
Altri miracoli
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Moltitudini sfamate (il cibo viene moltiplicato): Matteo 14:13-21; 15:32-39; Marco 6:33-44; 8:1-10; Luca 9:12-17; Giovanni 6:1-14
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Gesù cammina sulle acque: Matteo 14:22-33 (anche Pietro); Marco 6:45-52; Giovanni 6:15-21
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Gesù calma una tempesta: Matteo 8:22-25; Marco 4:35-41; Luca 8:22-25
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Gesù riempie le reti di pesci: Luca 5:1-11; Giovanni 21:1-14
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Pietro pesca il pesce con il denaro in bocca (per la tassa del tempio): Matteo 17:24-27
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Gesù trasforma l’acqua in vino: Giovanni 2:1-11
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L’albero maledetto appassisce: Matteo 21:18-22; Marco 11:12-25
Giovanni 6:26 Gesù rispose loro: «In verità, in verità vi dico che voi mi cercate non perché avete visto dei segni miracolosi, ma perché avete mangiato dei pani e siete stati saziati.
Purtroppo, anche oggi ci sono persone che cercano il Signore solo per avere un beneficio immediato. Gesù, tuttavia, disse che non avevano visto il “segno”. Avevano visto il miracolo, ma non erano riusciti a vedere al di là dei pani e dei pesci. Il “segno” compiuto da Gesù indicava qualcosa di più grande. Sebbene le moltitudini avessero visto e partecipato al miracolo, non videro il segno che doveva indirizzarli a Gesù, il Pane della vita.
9 - LE PARABOLE
Il Signore Gesù usava frequentemente le parabole come mezzo per illustrare profonde verità. Le parabole sono brevi storielle didattiche, che vanno dritte al punto e servono ad illustrare lezioni istruttive con principi morali. La parabola di fatto è un racconto che nasconde verità intrinseche, sono storielle che possono avere uno o più significati e sono racconti allegorici. La parola Parabola deriva dal greco παραβολή (parabole), che significa “paragone, parallelo, illustrazione, analogia”. Gesù usava molte immagini figurate di cose comuni e familiari a tutti (sale, pane, rete, lievito, pecore, ecc.), e il loro significato era piuttosto chiaro nel contesto dei Suoi insegnamenti. Anche se, non sempre le parabole venivano capite nell’immediato, in alcuni casi Gesù ha dovuto spiegare il significato del racconto allegorico. Un esempio lo troviamo nella parabola del seminatore. Prima di spiegare questa parabola, Egli chiamò i Suoi discepoli in disparte dalla folla. “Allora i discepoli, accostatisi, gli dissero: “Perché parli loro in parabole?”. Gesù rispose: «Perché a voi è dato di conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato. Perché a chiunque ha, sarà dato e sarà nell’abbondanza, ma a chiunque non ha, sarà tolto anche quello che ha. Perciò parlo loro in parabole, perché, vedendo, non vedono e, udendo, non odono e non intendono. E si adempie in loro la profezia d’Isaia che dice: ‘Udrete con i vostri orecchi e non comprenderete; guarderete con i vostri occhi e non vedrete: perché il cuore di questo popolo si è fatto insensibile, sono diventati duri d’orecchi e hanno chiuso gli occhi, affinché non vedano con gli occhi e non odano con gli orecchi e non intendano con il cuore e non si convertano, e io non li guarisca’». Matteo 13:12-16.
Gesù amava predicare e parlare in parabole, che poi spiegava solo ai Suoi discepoli, ma non a coloro che avevano rigettato il Suo messaggio, questi venivano lasciati nella loro cecità. Lo stesso vale oggi per i credenti ai quali è stato dato il dono dello Spirito Santo, che ci guida in tutta la verità e ci fa intendere la Scrittura, oltre ad annunciarci e rivelarci le cose che ancora devono accadere.
Giovanni 16:13 quando però sarà venuto lui, lo Spirito della verità, egli vi guiderà in tutta la verità, perché non parlerà di suo, ma dirà tutto quello che avrà udito, e vi annuncerà le cose a venire.
Gesù usava le parabole per fissare nella mente delle persone delle immagini e degli insegnamenti che restassero indelebili. Le parabole del Signore contengono un’enorme quantità di verità racchiusa in poche parole, ed essendo ricche d’immaginario, non si dimenticano facilmente.
Parabole comuni a quattro vangeli
1 – Del seminatore
2 – Dei vignaioli omicidi
3 – Del granello di senape
4 – Della toppa sul vestito e del vino nuovo
5 – Dell’uomo forte
Parabole comuni a tre vangeli
6 – Del lievito
7 – Del fico che germoglia
8 – Della pecora smarrita
9 – Della lampada
10 – Del servo fedele
11 – Del banchetto di nozze
Parabole comuni a due vangeli
12 – Dei talenti
13 – Della zizzania
14 – Del tesoro nascosto
15 – Della perla
16 – Della rete
17 – Del sale della terra
18 – Del ricco stolto
19 – Dei fanciulli in piazza
Parabole esclusive del Vangelo secondo Marco
20 – Del seme che germoglia da solo
Parabole esclusive del Vangelo secondo Matteo
21 – Dei lavoratori della vigna
22 – Dei due figli
23 – Delle dieci vergini
24 – Del servo senza pietà
25 – Dello scriba discepolo del Regno dei Cieli
26 – Delle pecore e dei capri
Parabole esclusive del Vangelo secondo Luca
27 – Del figlio prodigo
28 – Del buon samaritano
29 – Del fico sterile
30 – Del fattore infedele
31 – Della moneta smarrita
32 – Del fariseo e del pubblicano
33 – Di Lazzaro e del ricco Epulone
34 – Dei primi posti e degli inviti
35 – Dell’amico importuno
36 – Del padrone e del servo
37 – Del giudice iniquo
38 – Dei due debitori
39 – Della torre incompiuta
Parabole esclusive del Vangelo secondo Giovanni
40 – Del buon pastore
41 – Del chicco di grano
42 – Della vite e dei tralci
10 - INGRESSO A GERUSALEMME
L’ingresso di Gesù a Gerusalemme segna l’inizio della settimana più drammatica della storia umana. Era la Pasqua dell’anno 31 d.C., e la città santa brulicava di pellegrini venuti da tutto l’impero per la festa più importante del calendario ebraico. L’entrata trionfale si riferisce all’arrivo di Gesù a Gerusalemme in quella che molti identificano come la domenica delle palme, (Giovanni 12:1-12). Questo episodio è uno dei pochi eventi nella vita di Gesù che appare in tutti e quattro i Vangeli e precisamente in Matteo 21:1-17; Marco 11:1-11; Luca 19:29-40; Giovanni 12:12-19. In quel giorno, Gesù si recò a Gerusalemme montando un puledro d’asina che gli era stato prestato, uno che non era mai stato cavalcato prima. I discepoli stesero i loro mantelli sull’asina perché Gesù vi si sedesse sopra, e le moltitudini vennero a dargli il benvenuto, posando davanti a Lui i loro mantelli e rami di palma. Le persone lo acclamarono e lo lodarono come il “Re che viene nel nome del Signore“.
In questo modo si realizzava una profezie dell’Antico Testamento. Matteo dice che il Re che giungeva a cavallo di un puledro d’asina era il compimento esatto di Zaccaria 9:9: «Esulta grandemente, o figlia di Sion, manda grida di gioia o figlia di Gerusalemme! Ecco, il tuo re viene a te; egli è giusto e porta salvezza, umile e montato sopra un asino, sopra un puledro d’asina». Gesù cavalca come un Re in conquista e viene acclamato come tale dalle genti, secondo gli usi tipici del tempo. Gesù accoglie l’adorazione e la lode delle persone in quanto è l’Unico degno di lode. Non dice più ai Suoi discepoli di tacere riguardo la Sua identità (Matteo 12:16;16:20) bensì accetta le grida della Sua lode e dell’adorazione. La stesura dei mantelli era un atto di omaggio per la nobiltà (si veda 2 Re 9:13). Gesù stava apertamente dichiarando alle genti che Egli era il loro Dio e il Messia che stavano aspettando.
Però le lodi che le persone elargivano a Gesù non derivavano dal fatto che lo avevano riconosciuto come Salvatore dal peccato. Lo accolsero per il loro desiderio di un liberatore messianico, qualcuno che li conducesse in rivolta contro Roma. Comunque vi erano anche quelli che lo salutavano sinceramente come Re, poiché lo riconoscevano come il Figlio di Davide che veniva a salvare l’umanità. C’è da notare che la folla che lo sta esaltando e lodando, come capisce che non è il liberatore politico che aspettavano, gli si ritorce contro. In appena qualche giorno, i loro osanna sarebbero diventati grida di odio: “Crocifiggetelo!” (Luca 23:20-21). La storia dell’entrata trionfale, ci mostra che il Re venne come un umile servo montando un’asina, e non con un destriero bardato a festa, con abiti reali, ma vestendo come i poveri e gli umili. Gesù Cristo non viene a conquistare con la forza, ma con amore, grazia e misericordia. Egli non conquista le nazioni, ma i cuori e menti delle persone. Il Suo messaggio è di riconciliazione e pace con Dio, ma annuncia anche l’avvento del Suo glorioso regno. Quello che è veramente importante e che Gesù faccia un’entrata trionfale nei nostri cuori, che vi dimori e regni ogni giorno della nostra vita, solo così avremo pace e serenità. Come Suoi seguaci, dobbiamo mostrare al mondo le Sue qualità in noi, così il mondo potrà scorgere il vero Re vivente e trionfante attraverso di noi. Anche perché tra pochi anni, il Re dei re verrà in gloria, e chi avrà creduto in Lui, lo vedrà e lo incontrerà personalmente per poter stare alla Sua presenza per l’eternità nel Suo regno.
11- TRADIMENTO
Non possiamo sapere con certezza perché Giuda tradì Gesù, ma ci sono molti indizi che ci dicono alcune cose certe. In primo luogo è bene ricordare che Giuda non era stato scelto per essere uno dei dodici (Giovanni 6:64), tutte le Scritture puntano al fatto che Giuda non aveva mai creduto che Gesù fosse Dio sceso in terra. Giuda pensava che Gesù fosse il liberatore politico tanto atteso. Ma cosa è successo verso la fine della sua vita? Perché è cambiato, fino al punto di tradire il Maestro? La vita di questo apostolo è un monito per noi, nel rimanere perseveranti nella fede, senza lasciarci distrarre da Satana e dalle sue tentazioni che ci porteranno alla morte eterna. Il carattere e il comportamento di Giuda è un avvertimento per tutti coloro che, come lui, potrebbero tradire la sacra missione per la quale Cristo ci ha chiamati a svolgere nel mondo.
Luca 9:62 Ma Gesù gli disse: «Nessuno che abbia messo la mano all’aratro e poi volga lo sguardo indietro è adatto per il regno di Dio».
Ebrei 10:38 «ma il mio giusto per fede vivrà; e se si tira indietro, l’anima mia non lo gradisce».
Poco prima della Pasqua, Giuda aveva preso altri accordi con i sacerdoti per consegnare Gesù nelle loro mani, fornendo loro il luogo e il momento esatto per catturare il Salvatore, che poi era il luogo in cui era solito ritirarsi per pregare. Giuda vendette Cristo per trenta sicli d’argento. Giuda, per sua natura era attaccato al denaro, aveva così tanto coltivato nel suo cuore l’avarizia da farne la regola dominante della sua vita e l’amore per il denaro era prevalso sull’amore per Gesù. Lasciandosi dominare da questo vizio, divenne succube di Satana e suo strumento. E questo ci deve far riflettere, quando un peccato accarezzato e coltivato a lungo, senza mai esser stato confessato e abbandonato, possa essere così dannoso, fino a farci perdere la vita eterna. Ci sono molti versetti nel Nuovo Testamento che si riferiscono al tradimento del nostro Signore, e ogni versetto registra vilmente Giuda come il colpevole, il perfetto traditore.
Giuda ricopriva una posizione di fiducia come “portaborse” o tesoriere del gruppo degli apostoli; poiché aveva qualità e attitudini nel mondo delle finanze. Giuda però approfittò della sua posizione di tesoriere per prelevare del denaro per uso personale come ci dice l’apostolo Giovanni, che lo etichetta come ladro. Giovanni 12: 4-6 «Allora Giuda Iscariota, uno dei suoi discepoli, che doveva poi tradirlo, disse: “Perché quest’olio profumato non si è venduto per trecento denari per poi darli ai poveri?”. Questo egli disse non perché gl’importasse dei poveri, ma perché era ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro». Gesù, conosceva i pensieri e il cuore di Giuda, sapeva cosa c’era in quell’uomo, e nonostante gl’insegnamenti sull’amore e sul denaro che Giuda ascoltava, Gesù lo amò fino alla fine, anche se le Sue parole non penetrarono mai nel cuore dell’apostolo. Inoltre, Gesù non smascherò Giuda subito, poiché essendo un Dio giusto, misericordioso e paziente, attese i tempi nel quale palesare e rivelare il vero carattere di Giuda e le sue diaboliche macchinazioni.
Giuda si era unito al gruppo dei discepoli vedendo e ascoltando Gesù nei suoi vari spostamenti. Giuda aveva visto la guarigione degli ammalati, zoppi, sordi, muti e ciechi che accorrevano al Salvatore per essere guariti. Ma non solo, vide anche dei moribondi resuscitare e i demoni che uscivano dalle persone che erano state possedute. In quel contesto comprese che gli insegnamenti di quel Maestro erano superiori a tutti quelli che aveva udito fino a quel momento ed è probabilmente lì che decise di unirsi a Lui. Il Salvatore non respinse Giuda ma lo accolse tra i dodici. Giuda ricevette il compito di annunciare il messaggio del Vangelo e gli fu concessa anche la capacità di guarire i malati e cacciare i demoni. Però Giuda non si consacrò mai completamente a Gesù e non rinunciò alle sue ambizioni mondane e all’amore per il denaro, non permise al Signore di cambiare il suo cuore, non si lasciò mai modellare secondo l’esempio divino. Essendo volitivo e presuntuoso, Giuda si unì a Gesù più come patriota o leader politico che come amico e discepolo. Giuda vedeva in Gesù un liberatore, un condottiero ma non spirituale ma politico, il quale avrebbe liberato Israele dall’oppressione romana. Mentre gli altri discepoli compresero appieno la missione del Messia promesso, con Giuda fu diverso. L’apostolo coltivava strane ambizioni ed era sempre propenso alla critica e all’accusa, riteneva che le proprie idee erano quelle giuste e vincenti. Giuda non si rendeva conto della debolezza del suo carattere, che di fatto rifletteva il carattere di Satana che è l’accusatore per eccellenza. Le persone che criticano, offendono, giudicano, che sono ribelli e accusano gli altri guardandoli dall’alto verso il basso sono figli del demonio, anziché di Dio.
Seppur ascoltava ogni giorno gli insegnamenti di Gesù e osservava la sua vita disinteressata, rimase fermo nelle sue posizioni e ambizioni e nella sua avidità. Rimase profondamente deluso nell’udire Cristo ripetere spesso che il suo regno non era di questo mondo, lui che ambiva ad avere un posto di comando nella nuova nazione di Israele una volta liberata dai romani. Giuda aveva escogitato un piano secondo il quale Gesù avrebbe dovuto agire, perché continuava a vedere in Gesù un liberatore politico e lui come leader del nuovo regno di Israele. Giuda aveva abbracciato la causa di Gesù sperando di occupare un posto importante nel suo regno, perché coltivava l’idea che Egli avrebbe regnato in Gerusalemme. Con molta probabilità fu lui a lanciare il progetto di rapire Gesù e proclamarlo re. Si accesero in lui grandi speranze che poi si trasformarono in amare delusioni, perché Gesù era venuto non per essere un re di quella nazione, ma Re del Suo regno, che avrebbe instaurato alla fine dei tempi con il Suo glorioso ritorno.
Quando udì parole come: Gesù, guardatosi attorno, disse ai suoi discepoli: «Quanto difficilmente coloro che hanno delle ricchezze entreranno nel regno di Dio!» (Marco 10:23). «Se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete la vita in voi» (Giovanni 6:53). Gesù rispose: «In verità, in verità ti dico che se uno non è nato d’acqua e di Spirito, non può entrare nel regno di Dio» (Giovanni 3:5). Comprese che Gesù offriva beni spirituali e non terreni. Giuda cominciò a prendere le distanze dal Salvatore e dal gruppo dei dodici, poiché erano per lui più convincenti gli argomenti degli scribi e dei farisei che le dichiarazioni di Gesù. Il Signore sapeva che Giuda era uno strumento di Satana; già un anno prima del tradimento Gesù aveva detto: “Non ho io scelto voi dodici? Eppure, uno di voi è un diavolo”. (Giovanni 6:70). Giuda voleva fare in modo che se Gesù era realmente il Messia, il popolo, per il quale aveva fatto così tanto, si schierasse dalla sua parte e lo proclamasse re. Questo fatto avrebbe indotto molti, sino a quel momento incerti, a decidersi, ed egli avrebbe avuto il merito di aver posto il Maestro sul trono di Davide. Quell’atto gli avrebbe assicurato il posto d’onore, accanto a Gesù, nel nuovo regno. Quel falso discepolo svolse la sua parte: tradì Gesù. Quando nel giardino disse ai capi della folla: “Quello che bacerò, è lui; prendetelo” (Matteo 26:48).
Alle sue parole Gesù fu preso e legato. Sbalordito, vide il Salvatore che si lasciava condurre via. Lo seguì dal giardino sino al tribunale, dove fu condotto davanti ai capi del popolo. Si aspettava che Gesù si manifestasse come il Figlio di Dio, sventando tutti i loro complotti. Ma più passavano le ore, vedeva che Gesù non reagiva e sottostava a tutte le violenze, a quel punto fu preso dal terribile presentimento di aver consegnato il Maestro ad una morte certa. Mentre il processo stava per concludersi, Giuda non poté più sopportare la tortura della sua coscienza accusatrice, si spinse fino al seggio del giudice e gettò davanti al sommo sacerdote le monete d’argento, prezzo del tradimento del Signore. Matteo 27:3-5 Allora Giuda, che lo aveva tradito, vedendo che Gesù era stato condannato, si pentì e riportò i trenta sicli d’argento ai capi dei sacerdoti e agli anziani, dicendo: «Ho peccato, consegnandovi sangue innocente». Ma essi dissero: «Che c’importa? Pensaci tu». Ed egli, buttati i sicli nel tempio, si allontanò e andò a impiccarsi. Caiafa, sebbene fosse confuso ed esitante, lo respinse adirato. Era evidente che avevano indotto il discepolo a tradire il suo Maestro. Giuda gridò ancora: “Ho peccato, tradendo il sangue innocente”. Ma il sacerdote, dopo essersi ripreso, gli rispose con disprezzo: “Che c’importa? Pensaci tu”. I sacerdoti erano stati ben contenti di servirsi di Giuda, ma ne avevano disprezzato la viltà. E quando tornò da loro per confessare il suo errore, lo respinsero. Gesù sapeva che Giuda non era veramente pentito, aveva solo dei rimorsi di coscienza. La sua confessione era dettata dalla paura per la prospettiva del giudizio e non per il dolore di aver tradito l’innocente Figlio di Dio e aver rinnegato il Santo d’Israele. Tuttavia Gesù non pronunciò nessuna parola di condanna. Giuda non sentendosi perdonato, prese una corda e si andò ad impiccare. Il peso del suo corpo spezzò il ramo nel quale si era impiccato precipitando al suolo, nella caduta si era orribilmente lacerato e dei cani lo stavano divorando: uno spettacolo ripugnante. I pochi resti del suo corpo vennero subito sepolti. Che fine triste e ingloriosa per aver ceduto agli inganni di Satana, ed esser caduto nella trappola del potere e del denaro, che il nemico usa anche oggi, e sono molti quelli che ci cascano.
12- IL PROCESSO
La notte dell’arresto, Gesù fu portato davanti ad Anna, Caiafa e un’assemblea di capi religiosi chiamata Sinedrio (Giovanni 18:19-24; Matteo 26:57). Dopo di ciò fu portato da Pilato, il governatore romano (Giovanni 18:23), quindi fu mandato da Erode (Luca 23:7) e poi ricondotto da Pilato (Luca 23:11-12), che infine lo condannò a morte.
Il processo a Gesù fu diviso in sei parti: tre davanti ai dei religiosi e tre davanti a una corte romana. Gesù fu processato davanti ad Anna, il precedente sommo sacerdote; Caiafa, l’attuale sommo sacerdote e il Sinedrio. In questi processi fu accusato di blasfemia per aver affermato di essere il Figlio di Dio, il Messia. I processi che Gesù ha subito davanti alle autorità ebraiche, mostrarono un tale livello di odio, che i responsabili di tale processo disattesero con noncuranza molte delle loro stesse leggi. Secondo la legge ebraica i processi dovevano svolgersi seguendo un iter ben preciso, ma l’odio contro Gesù fu tale da soprassedere, furono molte le irregolarità attuate in questi processi.
I processi tenuti davanti alle autorità romane cominciarono con Pilato (Giovanni 18:23) dopo che Gesù fu percosso. Le accuse portate contro di Lui erano molto differenti dalle accuse dei Suoi processi religiosi. Fu accusato di avere incitato le masse alla ribellione, di aver vietato al popolo di pagare le tasse e di aver affermato di essere Re. Pilato non trovò alcuna ragione per uccidere Gesù, quindi Lo mandò da Erode (Luca 23:7). Erode mise in ridicolo Gesù ma, volendo evitare ogni responsabilità politica, Lo rimandò da Pilato (Luca 23:11–12). Quello fu l’ultimo processo nel quale Pilato provò a placare l’avversione degli ebrei facendo flagellare Gesù. La flagellazione romana era terribile e veniva eseguita in modo tale da strappare la carne dalla schiena di chi veniva punito. In uno sforzo finale di liberare Gesù, Pilato offrì il prigioniero Barabba affinché venisse sacrificato al posto Suo, ma senza successo. Le folle richiesero che Barabba venisse liberato e che Gesù fosse crocifisso. Pilato esaudì le loro richieste e consegnò Gesù alla loro volontà (Luca 23:25). Il processo di Gesù fu il più ingiusto e raffazzonato della storia. Gesù, l’uomo più innocente nella storia del mondo, fu dichiarato colpevole di crimini e condannato a morte per crocifissione.
13 - LA CROCIFISSIONE
La crocifissione di Gesù rappresenta il momento più drammatico e significativo della Sua vita terrena. Condannato dal sinedrio e da Ponzio Pilato, Gesù viene condotto al Golgota, il “luogo del teschio”, per essere giustiziato secondo il metodo romano riservato ai peggiori criminali. Dal punto di vista storico, la crocifissione era una forma di esecuzione particolarmente crudele, progettata non solo per uccidere, ma per umiliare pubblicamente il condannato. Tuttavia, per i cristiani, questo evento assume un significato teologico profondissimo che va ben oltre la semplice cronaca storica. Il significato teologico della croce si articola in diversi aspetti fondamentali. Innanzitutto, rappresenta l’atto d’amore supremo di Dio verso l’umanità.
Giovanni 3:16 «Perché Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna».
La morte di Gesù viene interpretata come sacrificio espiatorio per i peccati dell’umanità, riconciliando l’essere umano con Dio. La morte di Gesù ha permesso agli esseri umani di ricevere il perdono dei loro peccati e la vita eterna (Romani 6:23; Efesini 1:7). Gesù morì perché ottenessimo “il perdono dei nostri peccati” (Colossesi 1:14). Il primo uomo, Adamo, fu creato perfetto, senza peccato. Scelse, però, di disubbidire a Dio. La disubbidienza di Adamo ha prodotto il peccato, la sofferenza e la morte. Romani 5:12 «Perciò, come per mezzo di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo, e per mezzo del peccato la morte, e così la morte è passata su tutti gli uomini, perché tutti hanno peccato…». Purtroppo le conseguenze di questo sbaglio passeranno su tutti i suoi discendenti. Romani 5:19 «Infatti, come per la disubbidienza di un solo uomo i molti sono stati resi peccatori, così anche per l’ubbidienza di uno solo i molti saranno costituiti giusti».
Anche Gesù era perfetto, ma non peccò mai. Per questo motivo poté diventare “un sacrificio propiziatorio per i nostri peccati”, cioè un sacrificio espiatorio (1 Giovanni 2:2). Proprio come la disubbidienza di Adamo contaminò l’umanità con il peccato, così la morte di Gesù purificò dal peccato tutti quelli che esercitano fede in Lui. Con l’ingresso del peccato nel mondo, ogni essere che nasce è peccatore e diventa schiavo del peccato. La Scrittura è chiara nell’affermare che tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio, perché tale condizione ci separa da Lui. Tuttavia, questa non è una situazione senza speranza. Il Signore, nella Sua misericordia, ha mandato Gesù a morire per noi, offrendoci una via d’uscita dal peccato per condurci al perdono e alla vita eterna. Il riconoscimento della nostra condizione peccaminosa è il primo passo indispensabile per ricevere questa grazia. La morte di Gesù sulla croce ci libera dalla morte eterna, che è il giusto salario del peccato, ma grazia a Gesù che prende il nostro posto siamo stati riscattati e liberati dalla condanna e dalla schiavitù di peccato: poiché Gesù intercede per noi.
1Giovanni 2:1 «Figlioli miei, vi scrivo queste cose perché non pecchiate; e se qualcuno ha peccato, noi abbiamo un avvocato presso il Padre: Gesù Cristo, il giusto».
La morte di Gesù ha eliminato la condanna a morte del peccatore, perché Gesù prende la nostra natura peccaminosa e muore al nostro posto, liberandoci dalla condanna eterna.
Ebrei 2:14 «Poiché dunque i figli hanno in comune la carne e il sangue, similmente anch’egli ebbe in comune le stesse cose, per distruggere, mediante la sua morte, colui che ha l’impero della morte, cioè il diavolo».
Anche se la durata della vita umana è limitata, Dio promette di concedere vita eterna a tutti coloro che accettano Gesù Cristo come loro Dio, Signore e Salvatore. Gesù ha detto che, come appare nel cielo, al Suo imminente ritorno, apre le tombe e resuscita tutti coloro che devono ricevere la resurrezione e la vita eterna, in virtù del Suo sacrificio espiatorio (Salmo 37:29; 1 Corinzi 15:22).
Giovanni 5: 28-29 «Non vi meravigliate di questo, perché l’ora viene, in cui tutti coloro che sono nei sepolcri udranno la sua voce e ne usciranno; quelli che hanno fatto il bene in risurrezione di vita, e quelli che hanno fatto il male in risurrezione di condanna».
Giovanni 11: 25-26 Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chiunque crede in me, anche se dovesse morire, vivrà. E chiunque vive e crede in me, non morrà mai in eterno».
1 Tessalonicesi 4: 15-17 «Poiché questo vi diciamo mediante la parola del Signore: che noi viventi, i quali saremo rimasti fino alla venuta del Signore, non precederemo quelli che si sono addormentati; perché il Signore stesso, con un ordine, con voce d’arcangelo e con la tromba di Dio, scenderà dal cielo, e prima risusciteranno i morti in Cristo; poi noi viventi, che saremo rimasti, verremo rapiti insieme con loro, sulle nuvole, a incontrare il Signore nell’aria; e così saremo sempre con il Signore».
14 - LA RESURREZIONE
All’alba del primo giorno della settimana (domenica), dopo il sabato ( settimo giorno), le donne si recano al sepolcro per completare l’imbalsamazione del corpo di Gesù. Maria di Magdala, Maria madre di Giacomo, e Salomè trovano la pietra rotolata via e la tomba vuota. Le donne sono sconvolte! Maria Maddalena corre “da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello a cui Gesù voleva molto bene”, cioè l’apostolo Giovanni (Giovanni 20:2). Le altre donne una volte entrate nel sepolcro, si spaventano perché vedono un giovane che indossa “una lunga veste bianca”, ovviamente era un angelo (Marco 16:5). L’angelo si rivolse alle donne dicendo: «Voi, non temete; perché io so che cercate Gesù, che è stato crocifisso. Egli non è qui, perché è risuscitato come aveva detto; venite a vedere il luogo dove giaceva. E andate presto a dire ai suoi discepoli: “Egli è risuscitato dai morti, ed ecco, vi precede in Galilea; là lo vedrete”. Ecco, ve l’ho detto» (Matteo 28:5-7). Le donne, impaurite ma felici, corrono a riferirlo ai discepoli (Matteo 28:8). Intanto Maria trova Pietro e Giovanni e dice loro: «Hanno tolto il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’abbiano messo». (Giovanni 20:2). I due si mettono a correre per raggiungere la tomba. Giovanni è più veloce e arriva per primo, ma non entra. Si china solo in avanti e scorge le bende adagiate al suolo. Pietro invece entra nella tomba e anche lui scorge le bende di lino e il sudario piegato. Subito dopo entra anche Giovanni, che inizia a credere alle parole di Maria; nonostante Gesù avesse detto loro in precedenza che sarebbe morto e risorto il terzo giorno (Matteo 16:21). Nel frattempo le altre donne stanno correndo dai discepoli per informarli del fatto che Gesù è risuscitato. Lungo la strada incontrano proprio Gesù, che le saluta dicendo: “Vi saluto!” Le donne si inchinano e lo adorano. Poi Gesù disse loro: «Non temete; andate ad annunciare ai miei fratelli che vadano in Galilea; là mi vedranno» (Matteo 28:9,10).
Le guardie alla tomba iniziarono a tremare per la paura per quello che avevano appena visto, tanto che corsero a riferire le cose che erano avvenute ai capi dei sacerdoti. Questi ultimi si sono consultati con gli anziani dei giudei e hanno trovato il modo di nascondere la verità. Diedero una grossa somma di denaro ai soldati per mentire e fargli dire: «I suoi discepoli sono venuti di notte e hanno rubato (il corpo) mentre noi dormivamo» (Matteo 28:4, 11, 13). A quel tempo se un soldato si addormentava mentre era di guardia, rischiava di essere messo a morte. Ecco perché, parlando dell’eventualità che Pilato venga a sapere che si sono addormentati, i capi sacerdoti assicurarono i soldati dicendo: «E se mai questo viene alle orecchie del governatore, noi lo persuaderemo e vi solleveremo da ogni preoccupazione» (Matteo 28:14). I soldati presero il denaro e seguirono le istruzioni dei sacerdoti. La diceria secondo cui il corpo di Gesù è stato trafugato si diffuse tra i giudei.
Maria Maddalena è fuori dal sepolcro ed è in lacrime. Quando entra per guardare all’interno, vede due angeli! Sono vestiti di bianco e sono seduti dove era stato deposto il corpo di Gesù, ed essi le dissero: “Donna, perché piangi?”. Maria risponde: «Perché hanno portato via il mio Signore, e io non so dove l’abbiano posto» (Giovanni 20:13). Maria si volta e vede un’altra persona, che le rivolge la stessa domanda e aggiunge: “Chi cerchi?” Supponendo che si tratti del custode del giardino, lei lo supplica: «Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove l’hai posto e io lo prenderò» (Giovanni 20:15). In realtà, quell’uomo era Gesù risorto. All’inizio Maria non lo riconosce, ma non appena lui la chiama per nome, capisce che si tratta di Gesù. Ed ella allora, voltandosi, gli disse: «Rabboni!» che significa: Maestro (Giovanni 20:16). Gesù le disse: «Non toccarmi, perché non sono ancora salito al Padre mio; ma va’ dai miei fratelli e di’ loro che io salgo al Padre mio e Padre vostro, al Dio mio e Dio vostro». Allora Maria Maddalena andò ad annunziare ai discepoli che aveva visto il Signore, e che lui le aveva detto queste cose» (Giovanni 20: 17-18). Maria corre al luogo dove gli apostoli e gli altri discepoli sono radunati, e annuncia: “Ho visto il Signore!” Questi uomini hanno già sentito i racconti delle altre donne, e ora ascoltano anche il suo (Giovanni 20:18). Eppure, ai loro orecchi le parole delle donne suonarono non attendibili. Luca 24:11 «Ma queste parole parvero loro come un’assurdità; ed essi non credettero loro».
L’apostolo Tommaso è l’unico non presente in quel contesto. Quando nei giorni a seguire incontra gli altri discepoli, questi gli raccontano entusiasti: “Abbiamo visto il Signore!”. Tommaso replica: «Se io non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi, e se non metto il mio dito nel segno dei chiodi e la mia mano nel suo costato, io non crederò» (Giovanni 20:25). Otto giorni dopo i discepoli si rincontrano nuovamente e questa volta c’è anche Tommaso. Gesù appare in mezzo a loro nonostante le porte sono serrate, si materializza davanti a loro e li saluta dicendo: “Pace a voi”. Rivolgendosi poi a Tommaso, gli dice: «Metti qua il dito e guarda le mie mani; stendi anche la mano e mettila nel mio costato; e non essere incredulo, ma credente». Tommaso esclama: “Mio Signore e mio Dio!” (Giovanni 20:26-28). Adesso non ha più alcun dubbio che Gesù è tornato in vita.
Giovanni 20: 29-31 Gesù gli disse: «Perché mi hai visto, Tommaso, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto». Or Gesù fece ancora molti altri segni in presenza dei suoi discepoli, che non sono scritti in questo libro. Ma queste cose sono state scritte, affinché voi crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio e affinché, credendo, abbiate vita nel suo nome.
15 - ASCENSIONE E MISSIONE DELLA CHIESA
Prima di ascendere al cielo, Gesù affida ai suoi apostoli una missione universale che cambierà per sempre il corso della storia e della vita di coloro che ricevono Gesù Cristo come loro Signore e Salvatore. Questo mandato è conosciuto come la “grande commissione”, che costituisce il fondamento e la ragione per cui esiste la chiesa, ossia l’evangelizzazione.
Matteo 28:18-20 «Poi Gesù si avvicinò e parlò loro dicendo: «Ogni potestà mi è stata data in cielo e sulla terra. Andate dunque, e fate discepoli di tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro di osservare tutte le cose che io vi ho comandato. Or ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine dell’età presente. Amen».
In questa missione ci sono tre pilastri fondamentali e sono:
Annuncio: Proclamare il Vangelo, la Buona Novella della salvezza in Cristo. Non si tratta solo di trasmettere informazioni, ma di testimoniare una vita trasformata dall’incontro con Gesù.
Battezzare: Il battesimo segna l’inizio della nuova nascita o nuova vita in Cristo e segna anche l’ingresso nella comunità dei credenti…la chiesa.
Insegnamento: La formazione continua dei discepoli nell’osservanza degli insegnamenti di Gesù, che serve a preservare e trasmettere ad altri la sana dottrina.
E questo avviene quando si entra a far parte della Sua chiesa sulla terra. Il termine chiesa deriva da una parola greca, ekklesia, che vuol dire assemblea di persone. Il termine ekklesia vuol dire: “chiamati fuori da…”, la parola è formata da: ek e kaleo.
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kaleo, tradotto vuol dire: chiamare. Qui la chiamata è intesa come cambio di stile di vita per adempiere i piani di Dio, e tutti i chiamati hanno delle mansioni da svolgere all’interno del gruppo.
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ek, messo davanti al verbo kaleo mette l’accento sulla separazione dal mondo (fuori da…), intesa non come forma ascetica di isolamento, ma dal prendere le distanze da ambienti ed abitudini non conformi alla volontà di Dio.
L’unione di queste due parole diventa ekklesia, che è l’insieme dei chiamati fuori dal mondo per formare una comunità (chiesa) di santi, in altre parole è l’unione di fedeli. La parola chiesa non designa un edificio di mattoni o una denominazione specifica, ma l’insieme dei credenti che si separano dal mondo, e quindi da una vita di peccato, per unirsi ad altre persone e vivere una vita comunitaria seguendo gl’insegnamenti di Gesù Cristo. I credenti che formano le comunità cristiane s’impegnano a divenire discepoli del Maestro, imitandolo in tutto, vivendo ed operando come il Signore. Tutti i membri del corpo di Cristo che compongono la chiesa sulla terra, sono chiamati a testimoniare ed evangelizzare, ossia a fare altri discepoli. Però, anche noi, come fu per i dodici, dobbiamo ricevere la potenza dello Spirito Santo per compiere quest’opera.
Atti 1: 8 «Ma voi riceverete potenza quando lo Spirito Santo verrà su di voi, e mi sarete testimoni in Gerusalemme e in tutta la Giudea, in Samaria e fino all’estremità della terra».
Quaranta giorni dopo la resurrezione, Gesù conclude la sua presenza fisica sulla terra con l’ascensione al cielo. Questo evento, testimoniato dagli Atti degli Apostoli, segna il compimento della sua missione terrena e l’inizio di una nuova fase della storia della salvezza. Gesù lascia la terra senza tanto clamore. Infatti solo i suoi discepoli fedeli assistono alla scena.
Atti 1: 9-11 «Dette queste cose, mentre essi guardavano, fu sollevato in alto; e una nuvola lo accolse e lo sottrasse dai loro occhi. Come essi avevano gli occhi fissi in cielo, mentre egli se ne andava, ecco due uomini in bianche vesti si presentarono loro, e dissero: «Uomini Galilei, perché state a guardare verso il cielo? Questo Gesù, che è stato portato in cielo di mezzo a voi, ritornerà nella medesima maniera in cui lo avete visto andare in cielo».
Gli angeli confermano quanto Gesù aveva predicato intorno al Suo glorioso ritorno.
Matteo 24:30 «E allora apparirà nel cielo il segno del Figlio dell’uomo; e tutte le nazioni della terra faranno cordoglio e vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nuvole del cielo con potenza e grande gloria».
Apocalisse 1:7 «Ecco, egli viene con le nuvole e ogni occhio lo vedrà, anche quelli che lo hanno trafitto; e tutte le tribù della terra faranno cordoglio per lui. Sì, amen».
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