1- GESÙ E LA SUA FAMIGLIA SI STABILISCONO A NAZARET

Matteo 2: 19 -23 «Ora, morto Erode, ecco un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe in Egitto,  e gli disse: «Alzati, prendi il bambino e sua madre e va’ nel paese d’Israele, perché coloro che cercavano la vita del bambino sono morti». Ed egli, alzatosi, prese il bambino e sua madre e venne nel paese d’Israele;  ma, avendo udito che Archelao regnava in Giudea al posto di Erode suo padre, ebbe paura di andare là. E, divinamente avvertito in sogno, si rifugiò nel territorio della Galilea,  e, giunto là, abitò in una città detta Nazareth, affinché si adempisse quello che era stato detto dai profeti: “Egli sarà chiamato Nazareno”».

Giuseppe, nuovamente avvertito dall’angelo, fece  ritorno in patria, poiché Erode era morto. L’intenzione di Giuseppe era quella di tornare in Giudea, forse a Betlemme o nei dintorni, ma come raggiunse il paese d’Israele viene a sapere che il figlio di Erode, Archelao, era succeduto al padre come re della Giudea. Giuseppe ha timore d’inoltrarsi nel territorio ed esita a farlo; quindi si diresse a nord, secondo le istruzioni ricevute in sogno e si stabilì nella regione della Galilea a Nazareth, dove governava Antipa l’altro figlio di Erode, ma con altra mentalità ed attitudini. Matteo ci fa notare l’attuazione di un’altra profezia, nella quale si attesta che i profeti avevano annunciato che il Messia sarebbe stato chiamato il Nazareno. Matteo usa il termine profeti al plurale e questo perché si ricollega a un insieme di profezie che descrivono le umile e disprezzate origini del Messia; poiché gli abitanti di Nazareth erano mal visti e considerati dei collaborazionisti dei romani. Per queste e altre ragioni erano un popolo di persone disprezzate e, non a caso, quando Filippo dice a Natanaele di aver trovato il Messia che arriva da Nazareth, Natanaele rispose: “Può forse venir qualcosa di buono da Nazareth?” (Giovanni 1:46). Il disprezzo verso questa città ricadeva anche sui suoi abitanti indistintamente, ed anche Gesù, come tutti i nazareni fu trattato con disprezzo, come specificato dal profeta Isaia: “disprezzato e abbandonato dagli uomini” (Isaia 53:3).

 

PERCHE GESÙ FU CHIAMATO IL NAZARENO?

Seppur nessun versetto dell’A.T. lo dichiara apertamente, gli studiosi sono concordi nell’affermare che Matteo si riferisca a Isaia 11.

Isaia 11:1: «Poi un ramo uscirà dal tronco d’Isai, e un rampollo spunterà dalle sue radici». (V. Riveduta)
Isaia 11:1  «Poi un ramoscello uscirà dal tronco di Isai e un germoglio spunterà dalle sue radici». (V. Diodati)

È necessario analizzare il testo nella lingua originale per comprendere la profezia, solo così si comprende il senso di questa affermazione. Il nome ebraico “Nazareth” ha la stessa radice verbale “naszar”, che significa “germoglio”, e questa parola la troviamo in diversi testi di Isaia.

Isaia 4:2  «In quel giorno il germoglio dell’Eterno sarà tutto splendore e gloria, e il frutto della terra sarà l’orgoglio e l’ornamento per gli scampati d’Israele».
Isaia 53:2   «Egli è venuto su davanti a lui come un ramoscello (virgulto), come una radice da un arido suolo…»

Questi sono solo alcuni dei testi dove il “germoglio”, il “virgulto” o ramoscello o pianticella, secondo altre versioni, sono la traduzione di “naszar”, e si riferiscono a Gesù Cristo il Nazareno. “Naszar” è la stessa radice di Nazareth, paese mai citato dall’Antico Testamento, e anche Nazareth vuol dire “germoglio”.

2 - IMPICAZIONI PRATICHE

Cosa ci insegna questo racconto?

Che il pregiudizio è un problema serio e difficile da debellare nella mente dell’uomo superficiale. Purtroppo è facile farsi delle idee errate su persone e fatti a causa di idee preconcette, stereotipi prevenuti, e senza una conoscenza precisa e diretta, ma solo sulla base di voci o di opinioni comuni. Spesso si tende a generalizzare su etnie, orientamenti sessuali, religioni, disabilità, ed altro ancora e questo ci spinge ad etichettare un gruppo o un individuo in maniera negativa in funzione del pensiero collettivo e non sulla realtà oggettiva. Tutte le forme di razzismo, discriminazione e pregiudizio sono da bandire, soprattutto da coloro che si dico credenti, perché sono un affronto alla creazione di Dio e all’opera redentiva di Cristo alla croce. Se trattiamo una persona con disprezzo, sufficienza, indifferenza o altro, stiamo maltrattando una persona creata a immagine di Dio, stiamo facendo del male a qualcuno che Dio ama e a Dio stesso; visto che il Salvatore è morto sulla croce, proprio per i reietti e i peccatori. Gesù ci comanda di amarci indistintamente gli uni gli altri come Lui ci ama (Giovanni 13:34). Dio ci ama in modo incondizionato e imparziale, così come siamo, senza guardare all’apparenza e senza fare preferenze; anche noi dovremmo fare la stessa cosa con gli altri, utilizzando lo stesso amore e lo stesso nobile metro. Ogni tanto mettiamoci nei panni dell’altro e proviamo a pensare come si sente e cosa prova una persona disprezzata, abbandonata, emarginata o rifiutata. Ma, oltre a questo, possiamo scorgere come le persecuzioni e le prove che affronteremo nella vita, saranno una costante per i figli di Dio, e con esse vedremo anche gli interventi di Dio e la vittoria sulle forze del male.

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