1- GUARIGIONE LEBBROSO
Matteo 4:23-25 E Gesù andava attorno per tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, predicando l’evangelo del regno, e sanando ogni malattia e ogni infermità fra il popolo. E la sua fama si sparse per tutta la Siria; e gli presentarono tutti i malati, colpiti da varie infermità e dolori, indemoniati, epilettici e paralitici; ed egli li guarì. E grandi folle lo seguivano dalla Galilea, dalla Decapoli, da Gerusalemme, dalla Giudea e da oltre il Giordano.
Gesù aveva trascorso un sabato impegnativo a Cafarnao. Aveva liberato un indemoniato, guarito la suocera di Pietro e assistito a tutte le persone che si erano rivolte a lui. A tarda notte andò a riposare, ma il suo riposo fu breve, perché… «Poi il mattino seguente, essendo ancora molto buio, Gesù si alzò, uscì e se ne andò in un luogo solitario e là pregava» (Marco 1:35). Ma, mentre era nel suo ritiro spirituale… «Simone e quelli che erano con lui lo cercarono. E, trovatolo, gli dissero: «Tutti ti cercano!» (Marco 1:36-37). I discepoli erano rimasti amaramente delusi dalla pessima accoglienza riservata a Cristo fino a poco prima: le autorità di Gerusalemme cercavano di ucciderlo; e persino i suoi concittadini avevano cercato di togliergli la vita. Al contrario, Cafarnao lo aveva accolto con gioioso entusiasmo, e le speranze dei discepoli si ravvivarono, pensando che forse tra i Galilei amanti della libertà, il nuovo regno potesse fiorire. Ma con loro sorpresa, sentirono Gesù dire: «Andiamo nei villaggi vicini affinché io predichi anche là, perché è per questo che io sono venuto. Ed egli andò predicando nelle loro sinagoghe per tutta la Galilea e scacciando demoni» (Marco 1:38-39). Il primo viaggio missionario attraverso la Galilea iniziò nel giugno o luglio dell’anno 29. Ma, proprio come i Vangeli sinottici dicono poco o nulla sugli inizi del ministero in Giudea, il primo viaggio missionario fu sicuramente più esteso e lungo di quanto suggerisca il breve resoconto di Matteo e di Marco. Durante questo periodo del suo ministero in Galilea, Gesù compì un totale di tre viaggi missionari attraverso la regione tra la Pasqua del 29 e il 30 d.C. Non è riportato se nel primo viaggio Gesù partì con qualcun altro oltre ai quattro discepoli che aveva appena chiamato in riva al mare, perché sono gli unici specificatamente menzionati come presenti con Gesù, il giorno prima della sua partenza da Cafarnao. Ma è molto probabile che altri abbiano iniziato a seguirlo durante quel primo viaggio, poiché la selezione formale dei dodici ebbe luogo prima dell’inizio del secondo viaggio. In questo primo viaggio, Cristo proclamò l’imminente instaurazione del “regno di Dio”. Questo fu fondamentale per tutti i suoi insegnamenti successivi.
Marco 1: 40-45 «E venne da lui un lebbroso il quale, supplicandolo, cadde in ginocchio davanti a lui, e gli disse: «Se vuoi, tu puoi mondarmi». E Gesù, mosso a pietà, stese la mano, lo toccò e gli disse: «Sì, lo voglio, sii mondato!». E, come ebbe detto questo, subito la lebbra lo lasciò e fu guarito. Poi, dopo averlo severamente ammonito, lo mandò via subito, dicendogli: «Guardati dal farne parola ad alcuno, ma va’, mostrati al sacerdote e offri per la tua purificazione quanto ha prescritto Mosè, come testimonianza per loro». Ma egli, andandosene, cominciò a proclamare e a divulgare grandemente il fatto, al punto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in città, ma se ne stava fuori in luoghi solitari; e da ogni parte venivano a lui».
La lebbra a quel tempo era una malattia terribile, devastante, incurabile, e poteva sfigurare una persona, e chi ne era affetto viveva isolato da tutto e tutti. La lebbra viene spesso usata come metafora del peccato, gli ebrei la consideravano come una punizione del peccato, come un castigo di Dio. Il racconto del lebbroso ci fornisce un esempio istruttivo riguardo alla preghiera alla quale Dio risponde:
1. Il lebbroso era un adoratore: cadde ai Suoi piedi;
2. Era serio e disperato: lo pregò;
3. Era umile: se vuoi;
4. Era fiducioso: Tu puoi;
5. Confessa il suo bisogno: purificami;
6. Era sincero: Gesù lo guarisce;
7. Era riconoscente: ha reso testimonianza a Cristo.
Gesù, provava grande pietà e misericordia per tutti i malati, e questo non può lasciarci indifferenti, dobbiamo gioire ed essere grati per ogni Suo intervento nella nostra vita come in quella degli altri. La mano di Dio si stende sempre in risposta alla preghiera umile e fiduciosa. Secondo la legge mosaica, avere contatti con un lebbroso, rendeva impure anche le persone che casualmente o volutamente avessero avuto una relazione con chi era affetto da lebbra, oltre al rischio di essere contagiati, e Gesù non si preoccupa minimamente di questo. Il Signore si è sempre identificato con le sofferenze degli uomini: guariva tutti dalle conseguenze che il peccato aveva portato nel mondo, senza esserne contaminato. Isaia 53: 4-5 Eppure egli portava le nostre malattie e si era caricato dei nostri dolori; noi però lo ritenevamo colpito, percosso da DIO e umiliato. Ma egli è stato trafitto per le nostre trasgressioni, schiacciato per le nostre iniquità; il castigo per cui abbiamo la pace è su di lui, e per le sue lividure noi siamo stati guariti. Quando Gesù disse: “Lo voglio, sii purificato!”. Questo ci mostra quanto grande è il Suo desiderio di guarirci, che è molto più grande del nostro di essere guariti. Come Gesù si espresse a favore della guarigione, la pelle del lebbroso fu liscia e pura all’istante; inoltre, proibì all’uomo di rendere pubblico il miracolo, finché non si fosse mostrato al sacerdote, presentando l’offerta richiesta (Levitico 14:2). Il lebbroso fece l’esatto contrario di quello che Gesù gli aveva detto, e si mise a divulgare a tutti la notizia della sua guarigione, senza pensare o riflettere che questo avrebbe compromesso e ostacolato l’opera del Signore. Questo modo di fare ci insegna che, quando il Signore ci comanda qualcosa, dobbiamo ubbidire, senza aggiungere, togliere o modificare quanto ci viene ordinato! Perché ogni disubbidienza, altera i piani di Dio e il Suo proposito per noi e per quelli che sono vicino a noi.
2- GUARIGIONE PARALITICO
Marco 2:1-12 «Dopo alcuni giorni, Gesù entrò di nuovo in Capernaum. Si seppe che era in casa, e si radunò tanta gente che neppure lo spazio davanti alla porta la poteva contenere. Egli annunciava loro la parola. E vennero a lui alcuni con un paralitico portato da quattro uomini. Non potendo farlo giungere fino a lui a causa della folla, scoperchiarono il tetto dalla parte dov’era Gesù; e, fattavi un’apertura, calarono il lettuccio sul quale giaceva il paralitico. Gesù, veduta la loro fede, disse al paralitico: «Figliolo, i tuoi peccati ti sono perdonati». Erano seduti là alcuni scribi e ragionavano così in cuor loro: «Perché costui parla in questa maniera? Egli bestemmia! Chi può perdonare i peccati, se non uno solo, cioè Dio?» Ma Gesù capì subito, con il suo spirito, che essi ragionavano così dentro di loro, e disse: «Perché fate questi ragionamenti nei vostri cuori? Che cosa è più facile, dire al paralitico: “I tuoi peccati ti sono perdonati”, oppure dirgli: “Alzati, prendi il tuo lettuccio e cammina”? Ma, affinché sappiate che il Figlio dell’uomo ha sulla terra autorità di perdonare i peccati, io ti dico», disse al paralitico, «alzati, prendi il tuo lettuccio, e vattene a casa tua». Ed egli si alzò e, preso subito il lettuccio, se ne andò via in presenza di tutti; sicché tutti si stupivano e glorificavano Dio, dicendo: «Una cosa così non l’abbiamo mai vista».
Non appena Gesù entrò in Capernaum, le genti accorsero da Lui, tanto che si radunò una grande folla che ostruiva la strada, ma soprattutto la porta d’ingresso dell’abitazione di Pietro. La notizia della Sua venuta in città si diffuse rapidamente, e le persone accorrevano a Lui per poterlo ascoltare, erano ansiose di vedere l’uomo dei miracoli in azione. Venne anche un paralitico, portato da quattro uomini su una barella improvvisata, ma la calca impediva loro di avvicinarsi al Signore Gesù. Quindi, decisero di scoperchiare il tetto e di calare l’uomo, vicino ai piedi di Gesù. Da queste prime righe possiamo apprendere una grande lezione: quando si desidera condurre qualcuno a Gesù, si presenteranno degli ostacoli, ma chi ha vera fede e persiste, vince e scavalca ogni impedimento. Quanto è piacevole avere dei veri amici, come questi quattro uomini, che hanno a cuore il benessere e la guarigione del loro amico. Gesù, impressionato dalla loro fede, disse al paralitico: “Figliolo, i tuoi peccati ti sono perdonati”. Questa frase suonò alquanto strana alle orecchie degli astanti. Il problema era la paralisi e non il peccato, ma Gesù non si fermò ai sintomi: volle risalire alla causa. Il Signore non voleva rimediare solo alla condizione esterna, che è temporanea, ma voleva cambiare anche la condizione interna, che è eterna. Ecco perché disse: I tuoi peccati ti sono perdonati. Come Gesù pronunciò quelle parole, il malato si sentì subito libero dal peso della disperazione, avvertì il risveglio degli arti, e provava una pace e una serenità mai sperimentate prima, a motivo del perdono del Signore. Gesù, non si è fermato alle apparenze esterne (paralisi), ha eliminato la causa; poiché nella Sua Parola, guarigione e salvezza sono sinonimi.
Isaia 53: 5 «Egli è stato trafitto a causa delle nostre trasgressioni, stroncato a causa delle nostre iniquità; il castigo, per cui abbiamo pace, è caduto su di lui e mediante le sue lividure noi siamo stati guariti (salvati)».
Con il perdono dei peccati, sono sparite tutte le sofferenze; ora il paralitico si sentiva trasformato esternamente, ma soprattutto internamente. E come i farisei udirono che Gesù perdonava i peccati, si inasprirono e dissero: “Chi è costui che pronunzia bestemmie? Chi può rimettere i peccati se non Dio solo?”. I farisei intesero in quelle parole una bestemmia e pensarono che era una espressione di peccato degna di morte. Gesù lesse nei loro pensieri, dando un’altra prova che Egli era Dio e che poteva leggere nelle loro menti. Quindi, fece loro una domanda provocatoria: Che cosa è più facile, dire a un uomo che i suoi peccati sono perdonati o dirgli che è guarito dalla paralisi? Umanamente parlando, sono impossibili entrambe le cose; poiché solo Dio le può compiere. Per dimostrare che i peccati dell’uomo erano davvero stati perdonati, il Salvatore diede agli scribi una prova visibile, ed è per questo che ordinò al paralitico di alzarsi, prendere il suo lettuccio e tornarsene a casa. L’uomo fece esattamente come gli fu ordinato, all’istante e senza esitazione, tutti rimasero stupiti perché non avevano mai visto una cosa simile. Gli scribi, però, nonostante la dimostrazione straordinaria, non credettero; anche perché, la fede è una questione di volontà, ed essi non volevano credere. La potenza di Gesù Cristo poteva guarire qualsiasi malattia, ma vi è una malattia che non può essere guarita, ed è la cecità spirituale di chi rifiuta l’evidenza. La lebbra e la paralisi non sono così terribili come lo è il fanatismo e l’incredulità dei farisei di quel tempo, e per quelli del nostro tempo. Matteo 13:15 «Perché il cuore di questo popolo è divenuto insensibile, essi sono diventati duri d’orecchi e hanno chiuso gli occhi, perché non vedano con gli occhi e non odano con gli orecchi, e non intendano col cuore e non si convertano, e io li guarisca (li salvo)».
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