Con il Sermone sul monte, Gesù spiega ciò che si aspetta dai suoi sudditi, sia nel carattere come nel comportamento di coloro che si professano credenti. Questa predicazione serviva a comunicare ai discepoli la costituzione o il sistema di leggi e di principi che i sudditi del Re dovevano avere e rispettare. Il sermone è destinato, ieri, oggi e sempre, a tutti coloro che riconoscono Cristo come Re e Signore della propria vita. Il sermone sul monte, benché rivolto in primo luogo ai discepoli, e alla folla che Lo seguiva, di fatto è diretto ai cristiani di ogni tempo. Gesù andò con i dodici sulla riva del mare dove la gente era affluita sin dalle prime ore del mattino. Le persone erano giunte non solo dalle città galilee, ma anche dalla Giudea e dalla stessa Gerusalemme, dalla Perea, dalla Decapoli, dall’Idumea, da Tiro e Sidone, città fenice della costa del Mediterraneo: «una gran folla, udendo quante cose egli faceva, venne a lui» (Marco 3:8); molti di quelli accorsi per udirlo, vennero per esser guariti dalle loro infermità… «…perché usciva da lui una virtù che sanava tutti» (Luca 6:19). Come il Signore giunse in un ampio spazio pianeggiante si sedette sull’erba, ed anche i discepoli e la folla fecero la stessa cosa. I discepoli seguivano il Maestro da vicino, non si allontanavano da Lui per nessun motivo, anche perché avevano compreso che qualcosa di straordinario stava per accadere, quindi si strinsero ancora di più intorno al loro Maestro. Speravano che il regno sarebbe stato presto stabilito in quel tempo e che Gesù ne avrebbe parlato proprio in quell’occasione. Anche la folla, gli scribi e i farisei attendevano con impazienza il giorno in cui avrebbero potuto liberarsi degli odiati romani e godere della gloria del nuovo impero. Tutti i cuori trasalivano di gioia al pensiero che Israele, l’eletto del Signore, sarebbe stato onorato davanti alle nazioni e che Gerusalemme sarebbe diventata la capitale di un regno universale. Il Cristo deluse queste speranze di grandezza terrena. Nel sermone sul monte cercò di eliminare quelle idee che erano frutto di un falso insegnamento per far conoscere ai suoi uditori la natura esatta del Suo regno, e quali sono le caratteristiche con le quali si può accedere al Suo regno. Le verità enunciate in quel solenne discorso sono per noi tanto importanti quanto lo erano per la folla che le udiva; perché anche noi abbiamo bisogno di imparare i princìpi fondamentali del regno di Dio, se vogliamo stare alla Sua presenza nell’eternità.
1- LE BEATITUDINI
Matteo 5:1-3 «Ed egli, vedendo le folle, salì sul monte e, come si fu seduto, i suoi discepoli gli si accostarono. Allora egli, aperta la bocca, li ammaestrava, dicendo: «Beati i poveri in spirito, perché di loro è il regno dei cieli».
Le prime parole di Gesù furono parole di benedizione. Ma chi sono i “poveri in spirito” della prima beatitudine? Sono coloro che sono consapevoli della loro povertà spirituale e sentono il bisogno di una redenzione. Gli orgogliosi o religiosi fanno di tutto per guadagnarsi la salvezza, con opere e laute donazioni; mentre il povero in spirito non ha nulla da offrire o presentare al Signore, se non sé stesso così come è. La salvezza di un uomo può avvenire solo quando la persona si arrende al Signore, chiedendo perdono per i suoi peccati e si sottomette alla Sua volontà. Solo allora potrà ricevere il perdono e la salvezza immeritata, che Dio vuole elargire a tutti coloro che si riconoscono peccatori e bisognosi di salvezza. Isaia 57:15 «Poiché così dice l’Alto e l’Eccelso, che abita l’eternità, e il cui nome è “Santo”: «Io dimoro nel luogo alto e santo e anche con colui che è contrito e umile di spirito, per ravvivare lo spirito degli umili, per ravvivare lo spirito dei contriti».
Matteo 5:4 «Beati quelli che fanno cordoglio, perché essi saranno consolati».
Questo versetto non si riferisce alle afflizioni causate dalle vicissitudini della vita, bensì al cordoglio del nostro peccato che ha portato Gesù sulla croce. Tale sofferenza non racchiude solamente il dolore per il proprio peccato, ma altresì il rammarico per la condizione spaventosa in cui versa il mondo, per il rifiuto del Salvatore e per il destino di quanti respingono la misericordia e la salvezza che Gesù offre gratuitamente a tutti. Questi afflitti saranno consolati in quel glorioso giorno che è il ritorno di Gesù, allorché Dio “asciugherà ogni lacrima dai loro occhi” (Apocalisse 21:4). I credenti sono afflitti solamente in questa vita; per gli increduli e gli impenitenti la loro afflizione sarà perenne. Spesso ci affliggiamo per gli spiacevoli effetti delle nostre cattive azioni, ma questo non è pentimento né rammarico. Solo l’azione dello Spirito Santo fa provare un sincero dolore per il peccato, tanto da non ripeterlo più. Quando pensiamo a Colui che abbiamo trafitto, allora piangeremo veramente per i nostri peccati. Questo dolore è preludio di una gioia che sarà per lo spirito una fonte di vita. «Soltanto riconosci la tua iniquità: tu sei stata infedele all’Eterno, al tuo Dio…» (Geremia 3:13); «io non vi mostrerò un viso accigliato, giacché io son misericordioso, dice l’Eterno» (Geremia 3:12). Il Signore ha deciso di concedere «a quelli che fanno cordoglio in Sion, un diadema in luogo di cenere, l’olio della gioia in luogo di duolo, il manto della lode in luogo d’uno spirito abbattuto» (Isaia 61:3). C’è una grande consolazione per coloro che piangono nella prova e nel dolore. Mediante l’afflizione Dio ci fa conoscere meglio i difetti del nostro carattere affinché, per la sua grazia, possiamo vincerli. Le prove ci rivelano gli aspetti nascosti della nostra vita e ci fanno comprendere quanto sia importante cambiare vita, ovviamente se siamo disposti ad accettare i rimproveri, i consigli e i rimedi di Dio, solo così sperimenteremo la vera gioia e pace. Geremia 31:13 «io muterò il loro lutto in gioia, li consolerò, li rallegrerò liberandoli del loro dolore».
Matteo 5:5 «Beati i mansueti perché essi erediteranno la terra».
Chi possiede l’umiltà e la mansuetudine è felice o beato come dice il versetto, ma perché? Perché vuol dire che ha il carattere di Gesù. Se possediamo l’umiltà del Maestro, non daremo importanza al disprezzo, ai rimproveri, ai fastidi o seccature a cui siamo esposti ogni giorno. Colui che di fronte alle ingiurie e ai maltrattamenti perde la calma e la fiducia, impedisce a Dio di rivelare in lui la Sua perfezione. L’umiltà è la mansuetudine ci rendono graditi a Dio. Salmi 138:6 «Sì, eccelso è l’Eterno, eppure ha riguardo agli umili». Sebbene i cristiani saranno disprezzati dal mondo, proprio per il fatto che sono cristiani e seguono solo Gesù, hanno un grande valore agli occhi di Dio; perché hanno a cuore di compiere la Sua volontà, mentre riflettono al mondo il Suo carattere. I mansueti non ereditano ora la terra; piuttosto, essi ereditano sopraffazione, sofferenze, privazioni e persecuzioni per amore del Suo nome. Ma erediteranno letteralmente la terra quando Cristo, il Re, regnerà sulla terra restaurata alla fine del millennio, ossia dopo il giudizio finale, quando la terra verrà ricreata e riportata come l’Eden iniziale. Salmi 37:9 «Poiché i malvagi saranno sterminati; ma quelli che sperano nel SIGNORE possederanno la terra».
Matteo 5:6 «Beati coloro che sono affamati e assetati di giustizia, perché essi saranno saziati».
Ma chi sono queste persone che saranno appagate e saziate? Sono coloro la cui coscienza della propria indegnità fa provare fame e sete di giustizia; un tale desiderio non rimarrà inappagato. Coloro che aspirano ad assomigliare a Gesù Cristo nel carattere, nel modo di agire e parlare saranno appagati. Lo Spirito Santo non lascia mai nessuno senza l’aiuto necessario, offre a tutti doni, talenti e qualità per somigliare a Cristo. Se teniamo lo sguardo fisso su Gesù, l’opera dello Spirito in noi ci trasformerà a Sua immagine e somiglianza. Filippesi 1:6 «E ho questa fiducia: che colui che ha cominciato in voi un’opera buona la condurrà a compimento fino al giorno di Cristo Gesù». Tutti i cristiani sono appagati e saziati della giustizia di Cristo per loro. Il Signore con la Sua morte in croce a reso giusti i peccatori. Romani 5:19 «Infatti, come per la disubbidienza di un solo uomo i molti sono stati resi peccatori, così anche per l’ubbidienza di uno solo i molti saranno costituiti giusti». Romani 5:9 «Tanto più dunque, essendo ora giustificati per il suo sangue, saremo per mezzo di lui salvati dall’ira». Ora, anche se siamo salvati per grazia, dobbiamo togliere dalla nostra mente ogni pensiero impuro, che contamina l’anima e indebolisce il senso morale. L’azione dello Spirito Santo in noi è proprio quella di trasformarci a Sua immagine e somiglianza, anche perché senza lo Spirito Santo non possiamo cambiare è impossibile: la nostra natura carnale ce lo impedisce. Il Signore può e vuole accordare il perdono al peccatore che si pente; ma l’anima, sebbene perdonata, resta debole se non ha la potenza dello Spirito Santo. Colui che vuole discernere le verità spirituali deve eliminare ogni pensiero, azione o parola impura che contaminano il nostro essere. Matteo 15: 17 -20 «Non capite che tutto quello che entra nella bocca va nel ventre ed è poi espulso nella latrina? Ma ciò che esce dalla bocca viene dal cuore, ed è quello che contamina l’uomo. Poiché dal cuore vengono pensieri malvagi, omicidi, adultèri, fornicazioni, furti, false testimonianze, diffamazioni. Queste sono le cose che contaminano l’uomo; ma il mangiare con le mani non lavate non contamina l’uomo».
Matteo 5:7 «Beati i misericordiosi, perché essi otterranno misericordia».
Essere misericordiosi significa essere compassionevoli, caritatevoli. Può altresì significare risparmiare al colpevole la punizione che si merita. Dio manifestò la Sua misericordia risparmiandoci la punizione che avremmo meritato per i nostri peccati e dimostrandoci il Suo amore tramite l’opera di salvezza di Cristo. Quando usiamo misericordia verso coloro che sbagliano nei nostri confronti, stiamo attuando la stessa misericordia che il Signore ha usato per noi, e sono beati perché chi è misericordioso, otterrà sempre la misericordia da Dio. Quando siamo compassionevoli, noi ci stiamo comportando come Dio. Il Signore in questo versetto ci parla della misericordia di cui, ogni giorno, il credente ha bisogno e della misericordia necessaria, allorché l’operato di ciascuno di noi nei confronti dei bisogni altrui, sarà messo in luce. 1 Corinzi 3:12-15 «Ora, se uno costruisce sopra questo fondamento con oro, argento, pietre preziose, legno, fieno, stoppia, l’opera di ciascuno sarà manifestata, perché il giorno la paleserà; poiché sarà manifestata mediante il fuoco, e il fuoco proverà quale sia l’opera di ciascuno. Se l’opera che uno ha edificato sul fondamento resiste, egli ne riceverà una ricompensa, ma se la sua opera è arsa, egli ne subirà la perdita, nondimeno sarà salvato, ma come attraverso il fuoco». Chi non si sarà dimostrato misericordioso, non riceverà misericordia: ciò significa che la sua ricompensa diminuirà in proporzione. Giovanni 5:29 «quelli che hanno operato bene, in risurrezione di vita; quelli che hanno operato male, in risurrezione di giudizio». Apocalisse 14:13 «E udii una voce dal cielo che diceva: «Scrivi: beati i morti che da ora innanzi muoiono nel Signore. Sì, dice lo Spirito, essi si riposano dalle loro fatiche perché le loro opere li seguono».
Matteo 5:8 «Beati i puri di cuore, perché essi vedranno Dio».
Nessuna persona sincera può dire che il suo cuore è puro. Geremia 17:9-10 «Il cuore è ingannevole più di ogni altra cosa e insanabilmente maligno; chi lo può conoscere? Io, l’Eterno, investigo il cuore, metto alla prova la mente per rendere a ciascuno secondo le sue vie, secondo il frutto delle sue azioni». Come può un cuore cattivo come quello di un essere umano diventare puro? Ebrei 10:22 «avviciniamoci con cuore sincero e con piena certezza di fede, avendo i cuori aspersi di quell’aspersione che li purifica da una cattiva coscienza e il corpo lavato con acqua pura». Il sangue di Cristo, che essendo spruzzato metaforicamente su di esso dallo Spirito di Dio, lo purifica dalle opere morte, lo purifica da ogni peccato e gli dona pace e perdono. Solo il sangue di Cristo può purificarci da ogni peccato. La promessa che i puri di cuore vedranno Dio è una certezza assoluta. Un individuo rigenerato dallo Spirito Santo ha un cuore puro e limpido: i suoi pensieri sono santi e la sua coscienza è pulita, poiché ricerca la santità.
Matteo 5:9 «Beati quelli che s’adoperano alla pace».
La beatitudine di questo versetto non è riferita a coloro che vivono in pace o che amano la pace, ma a coloro che realmente producono la pace, vincendo il male con il bene. Qui si specifica che sono beati coloro che si impegnano attivamente per la pace. Un modo per raggiungere questo obiettivo è condividere il Vangelo, poiché Dio ci ha affidato il ministero della riconciliazione (2 Corinzi 5:18). Quando predichiamo il Vangelo e un peccatore si ravvede e pente, questo è fare la pace tra l’uomo e Dio, e questa è l’evangelizzazione che siamo chiamati a svolgere in ogni momento della nostra vita. Il mondo è nemico della legge di Dio; i peccatori sono nemici del loro Creatore, ma anche nemici tra di loro. Il salmista dichiara: «Gran pace hanno quelli che amano la tua legge, e non c’è nulla che possa farli cadere» (Salmo 119:165). Solo quando le persone vivono secondo la Sua legge, mettendo in pratica i Suoi comandamenti, potranno sperimentare la vera pace. Quando la pace che Cristo ci offre, si stabilisce nel cuore, scaccia via le passioni che producono contese, dispute e liti. Giovanni 14:27 Vi lascio pace; vi do la mia pace. Io non vi do come il mondo dà. Il vostro cuore non sia turbato e non si sgomenti. Gesù spiegò ai discepoli qual era il loro dovere e la loro missione, che era quella di predicare il regno di Dio e l’Evangelo eterno, essi avrebbero dovuto condurre gli uomini nei sentieri della giustizia e verità che portano grande pace, ma soprattutto vita eterna. Sapeva anche che i Suoi discepoli avrebbero provato delusioni e scoraggiamento, che avrebbero incontrato un’opposizione accanita, che sarebbero stati insultati, maltrattati ed espulsi e che la loro testimonianza sarebbe stata respinta. Sapeva pure che nell’adempiere la loro missione avrebbero subito, calunnie, torture, imprigionamento e persino la morte. Perciò subito dopo parlò della beatitudine nella persecuzione.
Matteo 5:10 -12 «Beati coloro che sono perseguitati a causa della giustizia, perché di loro è il regno dei cieli. Beati sarete voi, quando vi insulteranno e vi perseguiteranno e, mentendo, diranno contro di voi ogni sorta di male per causa mia. Rallegratevi e giubilate, perché il vostro premio è grande nei cieli, poiché così hanno perseguitato i profeti che furono prima di voi».
Beati coloro che sono perseguitati non per le loro colpe, ma per motivo di giustizia. Il mondo ama il peccato e odia la giustizia e per questa ragione fu così ostile al messaggio che Gesù annunciava. Cristo sottolineava i loro peccati e la necessità di un cambio di stile di vita per poter entrare nel Suo regno. Anche la chiesa odierna che continua ad annunciare lo stesso messaggio predicato 2000 anni or sono è oggetto dello scherno e del disprezzo del mondo che preferisce vivere nel peccato. I discepoli di Cristo anche oggi sono additati e oggetto di scherno e odio da parte del mondo, perché i figli di Satana non vogliono sottostare alla legge di Dio, che libera dalla schiavitù di peccato. La loro integrità condanna il mondo empio e ne provoca l’ostilità: gli uomini odiano chi conduce una vita retta perché la retta condotta non fa altro che mettere in risalto la loro iniquità. Anche il definirsi cristiani e operare come tali, in alcuni paesi islamici o dove vige la dittatura è assai pericoloso. In questo modo partecipano alle sofferenze del Cristo e seguono l’esempio del Maestro per eccellenza. Perciò, davanti alla persecuzione non indietreggiano e non rinnegano il Suo Nome, anche se dovessero pagare con la vita, sarà per loro motivo di gioia. I figli di Dio, animati dal desiderio di assolvere il loro compito e la missione che Gesù gli ha affidata nel mondo, ricevono l’approvazione di Dio, senza curarsi né dell’opposizione, né dei problemi che si presenteranno. La persecuzione avviene a causa di Gesù, per il fatto che predichiamo il Suo nome. Giovanni 15:20 «Ricordatevi della parola che vi ho detta: “Il servo non è più grande del suo signore”. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra». Il Signore sapeva che i suoi discepoli sarebbero stati maltrattati, incarcerati e messi a morte per amore del Suo nome. La storia lo conferma: fin dall’inizio il mondo ha perseguitato, imprigionato e assassinato i seguaci di Gesù, e questa persecuzione avrà il suo apice nella grande tribolazione ad opera dell’Anticristo finale.
La lista delle beatitudini si conclude qui, facciamo tesoro di queste beatitudini, perché sono il ritratto del cittadino ideale del regno di Cristo. Ricapitoliamo la sequenza: poveri in Spirito v.3 (bisognosi salvezza); cordoglio v.4 (pentimento per i peccati commessi); mansueti v. 5 (avere il carattere di Cristo); affamati e assetati di giustizia v.6 (siamo rivestiti della giustizia di Cristo); i misericordiosi, perché essi otterranno misericordia v.7 (perdono di Gesù, salvezza per grazia); i puri di cuore v. 8 ( rigenerati dallo Spirito Santo); adoperano per la pace v.9 (missione- evangelizzazione); vi insulteranno e vi perseguiteranno v.11 (persecuzioni a causa dell’evangelizzazione).
2 - Matteo 5:13-16
Matteo 5:13 «Voi siete il sale della terra; ma se il sale diventa insipido, con che cosa gli si renderà il sapore? A null’altro serve che ad essere gettato via e ad essere calpestato dagli uomini.
Qual è la caratteristica principale del sale? Quella di sciogliersi e mischiarsi con gli altri alimenti per dare sapore ai cibi. Il sale oltre a insaporire il cibo, contrasta il deterioramento, ed esalta i sapori; allo stesso modo i suoi discepoli dovevano mischiarsi in mezzo alla società e “insaporirla”. Il sale serve anche come conservante, questo vuol dire che avrebbero preservato e insegnato le dottrine ad altri, per conservare la memoria della verità da passare ad altre persone. Allo stesso modo, Gesù sta dicendo ai Suoi discepoli che non si devono separare dal mondo, anche se vengono perseguitati, ma al contrario devono vivere nel mondo senza essere del mondo. Giovanni 17:14 «o ho dato loro la tua parola; e il mondo li ha odiati, perché non sono del mondo, come io non sono del mondo». Giovanni 17:16 «Essi non sono del mondo, come io non sono del mondo». I discepoli devono vivere a stretto contatto con gli uomini, affinché contaminino positivamente l’umanità e l’amore divino sia un sale sparso nei loro cuori. Se i figli di Dio fossero tolti dalla terra e lo Spirito divino venisse ritirato, il mondo si troverebbe nella desolazione e nelle tenebre più fitte, frutti del dominio di Satana. Benché i malvagi non lo sappiano, ricevono benedizioni indirette nella loro vita, proprio a causa della presenza del popolo di Dio nel mondo, popolo che disprezzano e opprimono. I cristiani solo di nome sono come il sale che ha perso il sapore. Non esercitano un influsso benefico e sono, anzi, peggiori degli increduli perché falsano il concetto di Dio. Se il sale diventa insipido, come può riacquistare il suo sapore? Non c’è modo di ridargli il suo gusto genuino e naturale. Una volta perso sapore, il sale non è più buono a nulla ed è gettato via, anticamente veniva sparso sui sentieri o sulle strade, come noi facciamo con la ghiaia.
Matteo 5: 14 -16 «Voi siete la luce del mondo; una città posta sopra un monte non può essere nascosta. Similmente, non si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candeliere, perché faccia luce a tutti coloro che sono in casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, affinché vedano le vostre buone opere e glorifichino il Padre vostro che è nei cieli».
Gesù definì sé stesso come la vera Luce del mondo Giovanni 8:12 E Gesù di nuovo parlò loro, dicendo: «Io sono la luce del mondo; chi mi segue non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita». Ma disse anche che i credenti sono anch’essi la luce del mondo. Ma qual è la differenza? Che Gesù è la fonte della luce, mentre i credenti ne sono il riflesso. Il loro compito è risplendere per Lui, proprio come la luna riflette lo splendore del sole. Anticamente il popolo ebraico doveva essere una luce per le nazioni vicine, ma fallirono nell’impresa. La religione della Bibbia non può restare chiusa tra le copertine di un libro, o nelle mura di una chiesa. Non può essere indossata occasionalmente e poi messa da parte, secondo le nostre comodità. La vera spiritualità si manifesta in ogni momento della vita di un cristiano. Il carattere del cristiano deve splendere e riflettere Cristo in ogni aspetto della propria esistenza. Se vogliamo condurre altri sulla via della giustizia e nella verità, dobbiamo dare il buon esempio, che si manifesta attraverso una vita coerente con gli insegnamenti della Parola; ma anche con una condotta santa, pietosa, misericordiosa, e con assoluta integrità morale. Il credente è simile a una città posta sopra un monte: essa si trova in una posizione elevata rispetto al paesaggio circostante e risplende nell’oscurità. Così è la vita di chi mette in pratica la volontà di Dio, non può essere nascosta, sarà visibile a tutti. Gesù non vuole che conserviamo gelosamente la luce del Suo insegnamento, bensì che la condividiamo con gli altri: dobbiamo far risplendere la nostra luce in modo che, quando vedono le nostre buone opere, gli uomini glorifichino Dio. Matteo 5:16 «Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, affinché vedano le vostre buone opere e glorifichino il Padre vostro che è nei cieli».
3 - Matteo 5:17-18
Matteo 5:17-18 «Non pensate che io sia venuto ad abrogare la legge o i profeti; io non sono venuto per abrogare, ma per portare a compimento. Perché in verità vi dico: Finché il cielo e la terra non passeranno, neppure un iota o un solo apice della legge passerà, prima che tutto sia adempiuto.
È bene ricordare che la legge di Mosè corrispondeva alla legge cerimoniale, anche se includeva la legge morale o 10 comandamenti. È importante fare questa distinzione perché una è stata soppiantata dal sacrificio di Cristo è l’altra è in vigore anche oggi. Il Signore Gesù onorò la legge di Mosè e insegnò che essa doveva essere portata a compimento. Gesù non era venuto per abolire la legge o i profeti, ma per portare a compimento. Ribadì, in modo inequivocabile, che non uno iota o un apice della legge sarebbe passato senza essere adempiuto. Con queste parole Gesù confutava le accuse dei farisei. Il Signore era venuto nel mondo per rivendicare i sacri diritti di quella legge, ma paradossalmente veniva accusato di violarla. Se fosse stato possibile modificare o abolire la legge, non ci sarebbe stato bisogno che il Cristo subisse le conseguenze delle nostre trasgressioni. Egli è venuto per spiegare la relazione che esiste tra la legge e l’uomo e per adempierne i precetti con una vita di ubbidienza. Gesù porta a compimento ogni profezia che la legge conteneva e adempie ogni comandamento della legge morale che sono la manifestazione del Suo carattere, che è amore; poiché la legge esprime il pensiero di Dio. Il Signore vuole che siamo felici e liberi dalla schiavitù di peccato, ed è per questo che ci ha dato 10 semplici regole da seguire per vivere in pace con Lui e con il prossimo. La legge morale fu data per mostrarci il peccato e farci sentire il desiderio di un Salvatore. “La legge dell’Eterno è perfetta, ella ristora l’anima” (Salmo 19:7). Tutta la legge cerimoniale annunciava attraverso il servizio e i simboli del tabernacolo, Gesù come l’Agnello di Dio. I rituali nel santuario sarebbero cessati con la Sua morte; ma i precetti del Decalogo sono immutabili come Dio stesso è immutabile. Siccome “La legge dell’Eterno è perfetta” (Salmo 19:7), ogni sua modificazione, manipolazione o cattiva interpretazione è un peccato grave davanti a Dio. Il Cristo condanna tutti coloro che trasgrediscono i comandamenti di Dio e insegnano agli altri a fare la stessa cosa. Tutti coloro che ubbidiscono come Egli ha fatto, testimoniano che “la legge è santa, e il comandamento è santo e giusto e buono” (Romani 7:12).
I rabbini ritenevano che la loro giustizia e la scrupolosa osservanza dei precetti fosse il passaporto per il cielo; Gesù disse che essa era insufficiente e che non sarebbe valsa a salvarli. La legge è un tutore che ci porta al Salvatore, ma non ha potere di salvare nessuno. Galati 3:24 «Così la legge è stata nostro precettore per portarci a Cristo, affinché fossimo giustificati per mezzo della fede». Lo scopo della legge è dare conoscenza, ed è stata data perché l’uomo potesse distinguere il bene dal male; senza la legge non vi è conoscenza del peccato. Romani 3:20 «perché nessuna carne sarà giustificata davanti a lui per le opere della legge; mediante la legge infatti vi è la conoscenza del peccato». Paolo prende come esempio il decimo comandamento che dice di non desiderare la moglie, la casa o qualunque altra cosa del prossimo ed afferma che non avrebbe saputo che la concupiscenza è peccato se la legge non avesse detto: “Non concupire”. Non l’avrebbe identificato come tale! Quindi, la legge è il mezzo che serve a mettere in rilievo il problema facendoci comprendere cosa è peccato. Giacomo 1:23-25 «Poiché, se uno è uditore della parola e non facitore, è simile a un uomo che osserva la sua faccia naturale in uno specchio; egli osserva sé stesso e poi se ne va, dimenticando subito com’era. Ma chi esamina attentamente la legge perfetta, che è la legge della libertà, e persevera in essa, non essendo un uditore smemorato ma un facitore dell’opera, costui sarà beato nel suo operare». I dieci comandamenti sono una guida morale per avere una vita integerrima, sono un codice perfetto di etica e moralità. I comandamenti si potrebbero comparare a dei segnali stradali, i quali vengono posti lungo il tragitto che dobbiamo percorrere al fine di transitare sulla strada in tutta sicurezza, segnalandoci di volta in volta i vari pericoli che potrebbero esserci lungo il cammino. I dieci comandamenti devono esser vissuti come una protezione, sono dei salva vita per non impattare contro un pericolo, ci avvisano per tempo; sta poi alla nostra coscienza se rispettare il segnale di pericolo o tirare dritto, violando la legge. La legge di Dio non è un insieme di divieti, ma di consigli pratici per fare la scelta giusta, al fine di prevenire ed evitare il male. Salmo 1:2,3 «ma il cui diletto è nella legge dell’Eterno, e sulla sua legge medita giorno e notte. Egli sarà come un albero piantato lungo i rivi d’acqua, che dà il suo frutto nella sua stagione e le cui foglie non appassiscono; e tutto quello che fa prospererà».
Inoltre, la legge di Dio ci sprona alla conversione, poiché è lo strumento che lo Spirito Santo utilizza per condurci a Cristo e cambiare vita. Quando contempliamo il nostro carattere nello specchio della legge, ci rendiamo conto che siamo dei peccatori senza speranza che hanno un urgente bisogno di un Salvatore. Ecco che la buona notizia del Vangelo diventa per noi densa di significato. La legge, dunque, ci indica Cristo come il solo che può tirarci fuori dalla nostra disperata condizione di peccatore destinato alla morte eterna. Lo scopo della legge è quello di darci la vera libertà, perché il peccato rende schiave le persone. Cristo disse che: «chi commette il peccato è schiavo del peccato» (Giovanni 8:34). Quando violiamo la legge di Dio, non abbiamo alcuna libertà, poiché siamo dipendenti dal peccato e schiavi di Satana. Ma Gesù ci rassicura che: «se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete veramente liberi» (Giovanni 8:36). Solo l’ubbidienza alla legge di Dio ci assicura la vera libertà. Se restiamo dentro i parametri della legge di Dio, sperimenteremo la vera libertà dal peccato e da tutto quello che ne consegue: ansie, rimorsi di coscienza, sensi di colpa, frustrazione, fallimento, rabbia, e da tutti i sentimenti negativi che logorano la mente e lo spirito. Per ricevere questa libertà, Gesù ci invita ad andare a Lui, così come siamo, con il peso di tutti i nostri peccati. Dobbiamo solo depositarli ai Suoi piedi; Egli si farà carico di ogni cosa e ci libererà da ogni fardello e colpa, donandoci la Sua pace, oltre che il perdono. Se facciamo le cose che il Signore ci ordina di compiere, saremo finalmente liberi e non più schiavi di Satana. Solo la grazia redentrice di Cristo, che non annulla la legge, ci conferisce la Sua potenza che ci libera dal peccato, poiché «dove c’è lo Spirito del Signore, lì c’è libertà» (2 Corinzi 3:17).
4 - Matteo 5:19-26
Matteo 5:19-22 Chi dunque avrà trasgredito uno di questi minimi comandamenti e avrà così insegnato agli uomini, sarà chiamato minimo nel regno dei cieli; ma colui che li metterà in pratica e li insegnerà, sarà chiamato grande nel regno dei cieli. Perciò io vi dico: Se la vostra giustizia non supera quella degli scribi e dei farisei, voi non entrerete affatto nel regno dei cieli. Voi avete udito che fu detto agli antichi: “Non uccidere”; e: “Chiunque ucciderà, sarà sottoposto al giudizio”; ma io vi dico: Chiunque si adira contro suo fratello senza motivo, sarà sottoposto al giudizio; e chi avrà detto al proprio fratello: “Raca”, sarà sottoposto al sinedrio; e chi gli avrà detto: “Stolto”, sarà sottoposto al fuoco della Geenna.
Gesù prevedeva una naturale tendenza dell’uomo a sottovalutare i comandamenti di Dio. Poiché i comandamenti sono l’unica parte della Bibbia scritta da Dio direttamente, il pericolo è che molti cercano di interpretarli e di razionalizzarli, sminuendoli o adattandoli ai vari contesti sociali, o peggio ancora modificandoli a piacimento. Ma chi avrà violato anche solo uno di questi comandamenti e avrà insegnato agli altri a fare la stessa cosa, sarà chiamato il minimo nel regno dei cieli. Ovviamente in cielo non c’è una classifica dei più bravi e di quelli meno bravi, chi è in cielo è perché ha accettato Gesù come Signore e Salvatore e perché ha messo in pratica tutti i comandamenti, non una parte soltanto. L’espressione “minimo nel regno dei cieli” significa persona non salvata! Nel regno, la posizione del singolo individuo sarà determinata dall’ubbidienza e dalla fedeltà dimostrata durante la vita trascorsa sulla terra. I comandamenti non sono una via di salvezza, non si osservano per essere salvati, ma poiché siamo già salvati, e vogliamo vivere come Gesù, riflettendo al mondo il Suo carattere che è Amore. In questo brano Gesù spiega che bisogna andare oltre la lettera, dando un significato spirituale più ampio al comandamento non uccidere. Gesù sta dicendo che possiamo uccidere anche con la lingua, offendendo e denigrando il prossimo. Inoltre chi offende e denigra il suo prossimo subisce lo stesso identico giudizio e condanna di chi toglie la vita al prossimo.
Matteo 5:23-26 Se tu dunque stai per presentare la tua offerta all’altare, e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualcosa contro di te, lascia lì la tua offerta davanti all’altare e va’ prima a riconciliarti con tuo fratello; poi torna e presenta la tua offerta. Fa’ presto un accordo amichevole con il tuo avversario, mentre sei sulla via con lui, che talora il tuo avversario non ti dia in mano del giudice e il giudice ti consegni alla guardia e tu sia messo in prigione. In verità ti dico, che non uscirai di là finché tu non abbia pagato l’ultimo centesimo.
In questo passaggio il Signore ci dice che quando offendiamo qualcuno per ira o per altro motivo, la nostra offerta o la nostra lode al Signore non è gradita. Colui che offende deve andare a rimediare al torto fatto e soltanto allora la sua offerta e la sua lode sarà accettata dal Signore. Dobbiamo conservare con cura l’amore cristiano, la pace e il rispetto reciproco con tutti i nostri fratelli; e se in qualsiasi momento c’è un litigio, uno screzio o altro, dobbiamo confessare la nostra colpa, cercando la riconciliazione, oltre che chiedere perdono a Dio e al prossimo. La Bibbia ci dice che dobbiamo fare questo e dobbiamo farlo rapidamente; infatti sta scritto: «Adiratevi e non peccate; il sole non tramonti sul vostro cruccio» (Efesini 4:26). Le liti o contese devono trovare riconciliazione prima che la giornata finisca. Dio non accetta l’adorazione di un credente che serba rancore nei confronti del suo prossimo. Qui Gesù mette in guardia contro uno spirito di contesa, di offesa e di calunnia e contro il rifiuto di ammettere la propria colpa. È meglio dirimere subito le controversie, possibilmente pacificamente, piuttosto che rischiare di ricorrere in giudizio. Se si finisce in tribunale, è inevitabile uscirne sconfitti.
5 - Matteo 5:27-32
Matteo 5:27-28 Voi avete udito che fu detto agli antichi: “Non commettere adulterio”. Ma io vi dico che chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore.
In questo passaggio il Signore riprende quanto detto prima con l’altro comandamento che era il non uccidere, ampliandone il significato. La legge di Dio proibiva l’adulterio (Esodo 20:14; Deuteronomio 5:18). Gesù ricordò ai suoi discepoli che non è sufficiente astenersi dall’atto fisico dell’adulterio: ci vuole anche una purezza interiore. La legge proibiva l’adulterio, inteso come atto compiuto, ma Gesù ne proibì persino il desiderio: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore. Il solo aver pensato o desiderato avere un rapporto sessuale con una persona, equivale come averlo compiuto fisicamente.
Matteo 5: 29-30 Ora, se il tuo occhio destro ti è causa di peccato, cavalo e gettalo via da te, perché è meglio per te che un tuo membro perisca, piuttosto che tutto il tuo corpo sia gettato nella Geenna; e se la tua mano destra ti è causa di peccato, mozzala e gettala via da te, perché è meglio per te che un tuo membro perisca, piuttosto che tutto il tuo corpo sia gettato nella Geenna.
Mantenere i pensieri puri non è facile, richiede uno sforzo e autodisciplina. Per questo Gesù insegnò che, se un membro del nostro corpo ci porta a peccare, sarebbe meglio perdere quel membro mentre siamo in vita, piuttosto che perdere la vita eterna. Ovvio che Gesù non sta parlando di mutilarsi, le parole vanno interpretate in senso spirituale. Ringraziamo il Signore che ci soccorre e viene in aiuto con lo Spirito Santo, che ci rende capaci di vivere una vita santa. La vittoria sui desideri peccaminosi deve essere accompagnata anche da un impegno umano e disciplina, dobbiamo cooperare con lo Spirito Santo. Il Signore non impone la Sua volontà, ma collabora con noi se gli permettiamo di agire in noi, rendendoci vittoriosi. Il Signore è morto per salvarci dai nostri peccati, non per salvarci in essi. Tutti i nostri sensi e facoltà intellettive devono essere tenuti lontani da ciò che porta alla trasgressione.
Matteo 5: 31-32 È stato pure detto: “Chiunque ripudia la propria moglie, le dia l’atto del divorzio”. Ma io vi dico: Chiunque manda via la propria moglie, eccetto in caso di fornicazione, la fa essere adultera; e chiunque sposa una donna ripudiata, commette adulterio.
Il divorzio non rientrava nei piani di Dio per l’uomo. Secondo la volontà di Dio, l’uomo e la donna dovevano rimanere sposati “finché morte non li separi” (Romani 7:2-3). Gesù chiarì questo concetto ai farisei ricordando loro l’ordine divino espresso nella creazione (vedi Matteo 19:4-6). Tuttavia sotto la legge dell’Antico Testamento il divorzio era consentito, alle condizioni di Deuteronomio 24:1-4. Questo brano non contemplava il caso di una moglie adultera (la punizione per l’adulterio era la morte – Deuteronomio 22:22), bensì il divorzio a causa di avversione o “incompatibilità”. In Matteo 5:31-32 e 19:9 Gesù insegnò che il divorzio era proibito, a meno che uno dei coniugi non si fosse reso colpevole di fornicazione. Quindi, chiunque divorzi per qualsiasi causa eccetto che per adulterio, se si risposa, secondo le Scritture sono in adulterio entrambi.
Matteo 5: 33 -37 Avete inoltre udito che fu detto agli antichi: “Non giurare il falso; ma adempi le cose promesse con giuramento al Signore”. Ma io vi dico: Non giurate affatto, né per il cielo, perché è il trono di Dio, né per la terra, perché è lo sgabello dei suoi piedi, né per Gerusalemme, perché è la città del gran Re. Non giurare neppure per il tuo capo, poiché tu non puoi far diventare un solo capello bianco o nero. Ma il vostro parlare sia: “Sì, sì; no, no”; poiché il di più viene dal maligno.
Cristo qui procede a correggere un’altra falsa interpretazione della legge. La legge sui giuramenti si trova in Levitico 19:12 e Deuteronomio 23:23. La legge di Mosè vietava di giurare il falso in nome di Dio. Giurare in nome di Dio significava chiamarlo a testimone della veridicità delle proprie affermazioni. I Giudei evitavano di giurare il falso nel nome di Dio giurando, invece, per il cielo, per la terra, per Gerusalemme o per il proprio capo. Gesù condanna questo ipocrita tentativo di aggirare la legge e proibisce qualsiasi forma di giuramento in ogni normale conversazione. Cercare di evitare di giurare in nome di Dio, sostituendo semplicemente al benedetto Nome una qualsiasi altra parola, non soltanto è un gesto ipocrita, ma anche inutile. Per il credente, il giuramento è inutile; poiché il suo sì deve essere un vero sì, il suo no un vero no. Tutto quello che aggiungiamo per condire o avvalorare un discorso che magari è di dubbia veridicità, è un asservimento a Satana, il maligno. Non esistono situazioni che autorizzino il credente a mentire o a condire un discorso aggiungendo frasi per renderlo più credibile o autentico. Qui troviamo altresì il divieto di occultare o mascherare in alcun modo la verità. Gesù non vieta, però, il giuramento davanti al tribunale. Gesù stesso, davanti al sommo sacerdote, fece una deposizione sotto giuramento. E anche Paolo pronunciò un giuramento, chiamando Dio a testimone della veridicità di ciò che egli scriveva (vedi 2 Corinzi 1:23; Galati 1:20).
6 - Matteo 5: 38-48
Matteo 5: 38 «Voi avete udito che fu detto: “Occhio per occhio e dente per dente”».
Il nostro Signore prende ora a considerare l’interpretazione data dai farisei alla legge del taglione, dandole un significato più ampio. La legge stabiliva: occhio per occhio e dente per dente (vedi Esodo 21:24; Levitico 24:20; Deuteronomio 19:21). Questo comandamento riguardava sia la punizione, che la restrizione della punizione: la pena doveva essere commisurata, non sproporzionata rispetto al crimine. Questa legge fu emanata per proteggere l’innocente e per essere sicuri che la vendetta non andasse al di là dell’offesa. E comunque, secondo l’A.T., la facoltà di infliggere la punizione non spettava all’individuo, bensì alle autorità.
Matteo 5: 39-41 «Ma io vi dico: non contrastate il malvagio; anzi, se uno ti percuote sulla guancia destra, porgigli anche l’altra; e a chi vuol farti causa e prenderti la tunica, lasciagli anche il mantello. Se uno ti costringe a fare un miglio, fanne con lui due».
Gesù andò oltre la legge predicando una giustizia superiore in cui la vendetta fosse abolita del tutto. Dimostrò ai suoi discepoli che laddove prima, sotto la legge, la vendetta era lecita, ora, mediante la grazia, era possibile non reagire. Gesù insegnò ai suoi discepoli a non opporsi al malvagio. Se qualcuno li avesse percossi su una guancia, essi avrebbero dovuto porgergli anche l’altra. Se qualcuno avesse voluto prendere loro la tunica (un indumento intimo), avrebbero dovuto lasciargli anche il mantello (indumento usato anche come coperta). Se qualcuno li avesse costretti a portare il suo bagaglio per un miglio, avrebbero dovuto portarlo spontaneamente per due miglia.
Matteo 5: 42 «Da’ a chi ti chiede, e a chi desidera un prestito da te, non voltar le spalle».
Questo insegnamento di Gesù sembra essere, per noi oggi, quello meno praticabile. Dà a chi ti chiede, e a chi desidera un prestito da te, non voltar le spalle. Gesù non ci sta chiedendo di fare cose impossibili o fuori dalla nostra portata, non ci chiede di elargire donazioni o somme di denaro a chiunque e senza ponderare la situazione. Gesù sta semplicemente dicendo aiuta chi è veramente nel bisogno, secondo le tue possibilità, senza avere le braccia corte. La generosità è un dono dello Spirito Santo. Solo l’individuo guidato dallo Spirito Santo può condurre una vita improntata all’altruismo. Solo se il Salvatore vive la Sua vita nel credente, è possibile rispondere con amore e generosità.
Matteo 5: 43-48 «Voi avete udito che fu detto: “Ama il tuo prossimo e odia il tuo nemico”. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; poiché egli fa levare il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. Se infatti amate quelli che vi amano, che premio ne avete? Non fanno lo stesso anche i pubblicani? E se salutate soltanto i vostri fratelli, che fate di straordinario? Non fanno anche i pagani altrettanto? Voi dunque siate perfetti, come è perfetto il Padre vostro celeste».
I farisei insegnavano che si doveva amare il proprio prossimo, mentre i nemici di Israele dovevano essere odiati. Il Signore affermò con queste parole che Israele doveva dimostrare l’amore di Dio anche con i suoi nemici. La legge insegnava agli Israeliti: “ama il tuo prossimo” (Levitico 19:18). Inoltre, il Signore non aveva mai comandato a nessuno di odiare i nemici, come erroneamente facevano gli israeliti. Ma ora Gesù corregge il tiro e ordina: amate i vostri nemici… e pregate per quelli… che vi perseguitano. Tale disposizione dimostra che l’amore è principalmente un atto di volontà e non un sentimento. Non ha nulla a che vedere con l’affetto naturale, poiché non è affatto naturale amare quelli che ci odiano e ci fanno del male. L’amore e, in particolare, l’amore per i nemici è l’effetto di una grazia soprannaturale, che si può manifestare solamente in coloro che dimora lo Spirito Santo. Amare chi ci ama non richiede la potenza divina e non vi è alcuna speciale virtù nel salutare soltanto fratelli, i parenti e gli amici. Anche gli increduli riescono a farlo; non c’è nulla di specificamente cristiano in tutto questo. Se i nostri parametri non sono superiori a quelli del mondo, è chiaro che la nostra influenza sarà nulla. Gesù esortò i discepoli a ripagare il male col bene, onde poter essere figli del Padre che è nei cieli. Non disse che questo era il modo per diventare figli di Dio ma, piuttosto per dimostrare che siamo figli di Dio; poiché Dio non fa alcuna preferenza tra i malvagi e i buoni. Anche noi dovremmo trattare tutti quanti con benevolenza e imparzialità. Gesù conclude questo paragrafo con l’ammonimento: “Voi dunque siate perfetti, come è perfetto il Padre vostro celeste”. L’aggettivo perfetto va compreso alla luce del contesto e non significa infallibilità, anche perché siamo tutti fallibili e peccatori. La perfezione consiste nella maturità spirituale, che rende il credente capace di imitare Dio ed essere di benedizione a tutti, senza parzialità. Tendere alla perfezione significa essere sempre di più simili a Gesù.
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