1- GESÙ SCEGLIE I DODICI APOSTOLI

Negli episodi precedenti abbiamo visto la chiamata dei primi due discepoli, l’incontro con Pietro e suo fratello Andrea ebbe luogo a Gerusalemme, come riportato nel Vangelo di Giovanni 1:35-42. Mentre, il secondo incontro avvenne nei pressi del mare della Galilea, come menziona Matteo. Ed è in questo contesto che il Signore invita i due fratelli a seguirlo, e poco dopo abbiamo anche la chiamata di altri due fratelli: Giacomo e Giovanni, figli di Zebedeo, i quali non esitarono neanche un secondo a lasciare le reti per seguirlo.

Il Signore nel dirigersi all’interno della Galilea incontrò Filippo che era di Betsaida, e lo invitò a essere un Suo discepolo dicendogli semplicemente: “Seguimi!”. Filippo vuole condividere la sua gioia con qualcun altro, quindi andò da Natanaele e quando l’ebbe trovato gli comunicò la prorompente notizia: aveva trovato il Messia del quale parlavano le Scritture…Gesù di Nazareth. Natanaele all’udire Filippo ha qualche perplessità, poiché Nazareth era una città malfamata e disprezzata, gli sembrava impossibile che il Messia potesse venire da un luogo così. Filippo esorta Natanaele e verificare: “vieni a vedere di persona!”. Ed è questo è il giusto atteggiamento che ogni vero cristiano dovrebbe avere, purtroppo a volte ci perdiamo più in chiacchiere inutili o in dispute teologiche o dottrinali invece che in dimostrazioni pratiche. Gesù nella Sua onniscienza aveva profetato su Natanaele, dicendo che questi era un vero Israelita in cui non vi era frode o inganno. Dopo circa sei mesi abbiamo la chiamata a Matteo, detto anche Levi il pubblicano, che troviamo in Matteo 9:9-13; Marco 2:13-17; Luca 5:27-32. La Bibbia non ci fornisce informazioni dettagliate sulla chiamata degli altri cinque discepoli, che sicuramente erano parte del folto gruppo di persone che seguiva Gesù fin dall’inizio del Suo ministero. Quello che la Bibbia ci dice e che, dopo una notte di preghiera solitaria, Gesù nominò i Suoi dodici discepoli, che troviamo in Luca 6:12-16 e che chiamò apostoli.

Luca 6:12-16 Or avvenne in quei giorni che egli se ne andò sul monte a pregare, e passò la notte in preghiera a Dio. E quando fu giorno, chiamò a sé i suoi discepoli, e ne scelse dodici ai quali diede anche il nome di apostoli: Simone, che soprannominò Pietro, e Andrea suo fratello, Giacomo e Giovanni, Filippo e Bartolomeo, Matteo e Tommaso, Giacomo d’Alfeo e Simone, chiamato Zelota, Giuda, fratello di Giacomo e Giuda Iscariota, che fu anche il traditore.

Gesù, non ha mai smesso di chiamare le persone a seguirlo, anche oggi chiama uomini e donne a lasciare le proprie occupazioni per seguirlo a tempo pieno, facendoli divenire pastori e guide delle varie comunità. Ma non chiama solo questi, chiama tutti a seguirlo, perché chiunque può essere un seguace di Gesù in forma differente. La cosa sorprendente è che, Egli chiama esseri imperfetti e peccatori, con o senza cultura e con i vari problemi che la vita ci mette davanti, esattamente come lo erano i discepoli del Suo tempo. Quello che è incoraggiante sapere e che non dobbiamo essere dei supereroi dotati di grandi capacità o persone infallibili o perfette, affinché Lui possa servirsi di noi. Sappi che, qualunque sia la tua posizione sociale, la tua cultura, la tua professione, le tue attitudini o talenti, Egli si servirà di te, ma solo se tu lo vorrai.

La presenza del Maestro nella nostra vita ci rafforzerà la fede e ci procurerà gioia e successo. Quando la nostra vita o il nostro lavoro sembrano infruttuosi, e siamo inclini allo scoraggiamento e alle lamentele, dobbiamo imparare a confidare nella potenza di Gesù Cristo in nostro favore. Colui che con la sua parola ha radunato i pesci del mare dentro una rete, può compiere qualsiasi cosa anche per noi.  Quando lavoriamo per e con Gesù, sotto la sua direzione, ci stupiremo e meraviglieremo sempre della Sua gloriosa manifestazione e della potenza con la quale cambia la realtà intorno a noi. Se Satana viene per abbatterci, scoraggiarci e distruggerci, la presenza di Cristo ci sostiene, ci incoraggia e ricostruisce o ripristina qualsiasi disastro o problema causatoci dal nemico. Gesù viene sempre per infondere fede e speranza in Lui, e non in noi o in quello che possiamo fare. Il Salvatore non chiamò i notabili e sapienti del suo tempo perché erano troppo egoisti e sicuri di sé per diventare suoi umili collaboratori. Il fanatismo e il prestigio sociale impediva loro di lasciarsi ammaestrare dal Cristo. Il Signore cerca strumenti docili, capaci di trasmettere ad altri il Suo Amore, la Sua grazia e le Sue cure. La prima cosa che deve imparare chi vuole collaborare con Dio è quella di rinunciare al proprio io, e di lasciarsi guidare dal Signore, solo così si può diventare partecipi del carattere del Cristo e veri discepoli.

Galati 2:20 «Io sono stato crocifisso con Cristo e non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me; e quella vita che ora vivo nella carne, la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha dato se stesso per me».

Quando i dodici discepoli uscirono dalla scuola del Salvatore non erano più uomini ignoranti, incolti e incapaci. Essi divennero simili al Maestro nel modo di pensare e di agire, e chi li guardava si rendeva conto che erano stati con Gesù. I discepoli ebbero il grande privilegio, durato tre anni, di vivere in contatto quotidiano con Gesù, fonte di ogni bene. Giovanni, il discepolo prediletto, attestò di quella vita meravigliosa. 1Giovanni 1:2 e la vita è stata manifestata e noi l’abbiamo vista e ne rendiamo testimonianza, e vi annunziamo la vita eterna che era presso il Padre e che è stata manifestata a noi. Dio è pronto a trasformare e benedire la vita di tutti coloro che sono docili e ubbidienti. Non ci sono limiti all’azione di Dio in coloro che, avendo messo da parte il proprio io, si lasciano guidare e trasformare dallo Spirito Santo, affinché possa agire nella loro mente e cuore. Dio chiama anche oggi uomini e donne così come sono e li forma e trasforma per il Suo servizio, capacitandoli con doni e talenti soprannaturali. Chiunque si mette al servizio del Cristo è vivificato dalla potenza dello Spirito Santo in lui, e porterà inevitabilmente frutti abbondanti alla gloria di Dio. La storia è piena di testimonianze di uomini molto colti che hanno ricevuto preziose lezioni da umili cristiani che il mondo considerava ignoranti o inutili.

2- LE CARATTERISTICHE DI UN VERO DISCEPOLO

1. Chiamata personale. Gesù chiamò i Suoi discepoli in modo diretto e personale (Matteo 4:18-22). Questo evidenzia che, per essere dei veri discepoli di Gesù Cristo è indispensabile aver sentito la chiamata di Gesù, non può essere solo un’iniziativa umana. Il discepolo rispondere al comando: “Seguimi” (Matteo 9:9) in modo affermativo e tempestivo.

2. Trasformazione e somiglianza a Cristo. Seguire Gesù implica una radicale trasformazione di vita, che significa abbandonare la vecchia vita peccaminosa, per camminare con Lui in novità di vita. Comporta un impegno totale che include la rinuncia a sé stessi e un cambiamento radicale delle proprie priorità (Matteo 16:24-26). Questa trasformazione avviene tramite la Parola di Dio (Giovanni 17:17) e l’azione dello Spirito Santo (Tito 3:5).

3. Vivere come Lui. Lo scopo del discepolato è conformarsi all’immagine di Cristo e avere il Suo carattere (Romani 8:29). I discepoli non soltanto imparavano le parole di Gesù, ma osservavano anche come Egli parlava, viveva, agiva e pregava. Anche noi dobbiamo parlare, agire e vivere come Gesù. Dobbiamo prenderci un tempo di preghiera e meditazione della Bibbia giornaliero.

4. Servizio. Come Gesù sfamava le folle, guariva e liberava gli indemoniati. Anche noi siamo chiamati a fare altrettanto. Marco 6:37 Ma egli rispose: «Date loro voi da mangiare». Matteo 10:8 Guarite gli ammalati, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demoni; gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. Siamo chiamati a visitare gli ammalati, i carcerati, a prenderci cura dei senzatetto, orfani, vedove, chi è vittima di abusi e dipendenze varie, e molte altre attività caritatevoli.

5. Testimonianza. Il discepolato include il mandato di fare altri discepoli per il Signore Gesù. Il Signore comandò ai Suoi seguaci di “andare e fare discepoli tutti i popoli” (Matteo 28:19, 20), insegnando loro a osservare tutto ciò che Egli aveva comandato. Questo processo non si limita a un insegnamento superficiale, sporadico o peggio ancora quando ne ho voglia, deve essere uno stile di vita. Siamo chiamati a predicare il Vangelo di Cristo sempre e a chiunque incontriamo sul nostro cammino, dobbiamo guidare altri alla conoscenza delle vere dottrine e all’ubbidienza alla Parola di Dio.

6. Comunione. Nel Nuovo Testamento, il discepolo non vive la sua esperienza di fede isolato, ma al contrario la vive e svolge all’interno della comunità dei credenti. Infatti, i credenti sono chiamati a sostenersi a vicenda (Ebrei 10:24, 25) e a crescere insieme come corpo di Cristo, che è la chiesa (Efesini 4:11-16).

3 - IMPICAZIONI PRATICHE

Nei Vangeli appare ripetutamente l’invito di Gesù a seguirlo. In alcuni casi Gesù chiama dodici uomini che sarebbero diventati i Suoi apostoli (Matteo 10:3–4), ma in altre occasioni chiama tutti a seguirlo ad essere Suoi discepoli (Marco 8:34). Seguire davvero Cristo significa che Egli è diventato tutto per noi. Tutti seguono qualcosa o qualcuno: gli amici, la cultura, la politica, lo sport, i desideri egoistici, un cantante e altro ancora. Dio afferma che non possiamo avere altri dèi al di fuori di Lui (Esodo 20:3; Deuteronomio 5:7; Marco 12:30). Seguire Cristo significa che non possiamo perdere tempo nel seguire e dedicare tempo oltre misura, energie e risorse in cose non sono spirituali. Gesù disse in Luca 9:23: «Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda ogni giorno la sua croce e mi segua». Non esiste un “discepolo a metà”, non posiamo tenere i piedi in più scarpe. Gesù diede ai Suoi discepoli la presenza e la potenza dello Spirito Santo per poterlo seguire fedelmente, Egli disse: «È lo Spirito che vivifica, la carne non giova a nulla; le parole che vi dico sono spirito e vita» (Giovanni 6:63).

Giovanni 20:22 «Detto questo, soffiò su di loro e disse: «Ricevete lo Spirito Santo».

Lo Spirito Santo dimora nel cuore di ogni credente (Romani 8:16; Ebrei 13:5), e lo abilita a compiere i compiti che il Signore ci affida e per i quali siamo stati chiamati a seguirlo. Gesù avvertì i Suoi seguaci che non dovevano cominciare a testimoniare di Lui “finché non fossero stati rivestiti di potenza dall’alto” (Luca 24:49; Atti 1:4). Quando lo Spirito Santo scese su quei primi credenti durante la Pentecoste, essi ricevettero immediatamente tutto il potere necessario per seguire Cristo (Atti 2:1–4; 4:31). Seguire Gesù non è una passeggiata e non è nemmeno un passatempo, né qualcosa da aggiungere alla lista delle cose da fare.  Seguire Gesù è una scelta di vita radicale. Poiché significa rivoluzionare la propria esistenza, riorganizzandola e modificandola dalle fondamenta. Perché l’amore per Dio non è qualcosa che si aggiunge: è qualcosa che trasforma, che scuote, che ribalta. È una scelta che mette in discussione tutto il resto. E una volta che decidi di metterti in cammino sulle Sue orme, non vuoi più voltarti indietro. Perché chi segue Gesù, lo segue fino in fondo.

Seguire Gesù significa essere come Lui, pensare, parlare e agire come Lui, imitandolo in tutto. Seguire davvero Cristo significa farlo diventare il Signore e Capo della nostra vita. Ogni nostra azione, pensiero e decisione deve essere filtrata attraverso la Sua Parola con l’obiettivo di compiacerlo e glorificarlo in ogni cosa (1 Corinzi 10:31).  Come veri seguaci di Gesù dobbiamo mettere in pratica ogni giorno la Sua volontà contenuta nei  Suoi comandamenti. 1Giovanni 2:4 Chi dice: «Io l’ho conosciuto», e non osserva i suoi comandamenti, è bugiardo e la verità non è in lui». Seguire Gesù significa anche amare il prossimo e servirlo. E tutto questo può avvenire solo se permettiamo allo Spirito Santo di lavorare in noi lasciandogli il controllo totale in ogni area della nostra vita (Efesini 5:18); poiché Egli spiega le Scritture (1 Corinzi 2:14), ci potenzia con i doni spirituali (1 Corinzi 12:4-11), ci conforta (Giovanni 14:16), e ci guida (Giovanni 14:26). E come l’apostolo Paolo, anche noi dobbiamo arrivare ad affermare: «Non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me; e quella vita che ora vivo nella carne, la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha dato se stesso per me» (Galati 2:20).

 

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