Eccoci giunti alla seconda parte del sermone sul monte, nel quale Gesù ci svela l’ipocrisia e l’ingiustizia praticata dai farisei; inoltre, ci insegna come pregare e ci avverte dai pericoli dei falsi profeti: svelandoci come riconoscerli e smascherarli. Purtroppo i falsi profeti e falsi predicatori sono presenti anche oggi nella Sua chiesa ed è bene riconoscerli e stargli lontano. Infine ci esorta a costruire la nostra vita in Lui e con Lui. Con questo sermone, Gesù spiega ciò che si aspetta dai suoi discepoli, sia nel carattere che nel comportamento di coloro che si professano credenti e vogliono accedere al regno di Dio.

1- Matteo 6: 1-13

In questo capitolo, Gesù parla di quattro ambiti specifici di giustizia e virtù che devono essere sempre presenti nella vita del credente: 1° la carità (vv. 1-4); 2° la preghiera (vv. 5-15); 3° il digiuno (vv. 16-18) e come affrontare le sollecitudini della vita (vv.25-33). L’appellativo Padre ricorre dieci volte in questi diciotto versetti: esso è la chiave per comprenderli. Inoltre, viene evidenziato come le opere di giustizia vanno compiute per ottenere l’approvazione di Dio e non quella degli uomini.

Matteo 6:1-4 «Guardatevi dal fare la vostra elemosina davanti agli uomini, per essere da loro ammirati; altrimenti voi non ne avrete ricompensa presso il Padre vostro, che è nei cieli. Quando dunque fai l’elemosina, non far suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere onorati dagli uomini; in verità vi dico, che essi hanno già ricevuto il loro premio. Anzi quando tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra quello che fa la destra, affinché la tua elemosina si faccia in segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, te ne darà la ricompensa palesemente».

Gesù inizia questa parte del suo sermone mettendoci in guardia contro l’ostentare la carità e la misericordia che usiamo verso i bisognosi per essere osservati dagli altri, al fine di riceverne un plauso. Gesù non condanna l’azione, ma l’intenzione con cui viene fatta. Gesù ci dice di non fare cose giuste con motivazioni sbagliate. Se il motivo è il riconoscimento pubblico, quello sarà l’unico premio che ne ricaveremo, poiché Dio non premia l’ipocrisia. Quando un discepolo di Cristo fa l’elemosina o aiuta qualcuno, deve farlo in segreto e di nascosto, ecco perché Gesù disse: “non sappia la tua sinistra quel che fa la destra”. Gesù usa questa espressione retorica per insegnarci che l’elemosina dovrebbe essere fatta per mera carità cristiana e non per riceve gli applausi o i riconoscimenti del mondo. Oggi “suonar le trombe” potrebbe significare mostrare il nostro operato sui social, magari facendoci un selfie mentre distribuiamo cibo, vestiti o altro a un indigente, per poi pubblicarlo in rete con lo scopo di ricevere dei like. Il Signore legge i cuori, e vede le vere motivazioni e la compassione che usiamo nell’ aiutare il prossimo, ma solo le azioni sincere e disinteressate saranno ricompensate. E altresì vero che ci sono donazioni o raccolte fondi che non possono passare inosservate né restare totalmente anonime. Quello che Gesù condanna in questi versetti è l’ipocrisia, l’esibizionismo e l’ostentazione.

Matteo 6:5-8 «E quando tu preghi, non essere come gli ipocriti, perché essi amano pregare stando in piedi nelle sinagoghe e agli angoli delle piazze, per essere visti dagli uomini; in verità vi dico, che essi hanno già ricevuto il loro premio. Ma tu, quando preghi, entra nella tua cameretta, chiudi la tua porta e prega il Padre tuo nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà pubblicamente. Ora, nel pregare, non usate inutili ripetizioni come fanno i pagani, perché essi pensano di essere esauditi per il gran numero delle loro parole.  Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa le cose di cui avete bisogno, prima che gliele chiediate».

Gesù, in questi versetti ci parla di un’altra ipocrisia, che è quella che si può avere nella preghiera. Al tempo di Gesù c’erano due luoghi principali dove gli ebrei potevano pregare ipocritamente, uno era nella sinagoga al momento della preghiera pubblica, e l’altro era agli angoli delle strade negli orari designati per la preghiera (9:00, 12.00 e 15:00). Questi ipocriti non pregavano per essere visti o ascoltati da Dio, ma per essere visti dagli uomini. Questo è un errore comune nella preghiera pubblica anche oggi, quando le persone pregano per impressionare e insegnare agli altri, invece di aprire sinceramente il proprio cuore davanti a Dio. Anche la durata di una preghiera pubblica non dovrebbe essere troppo lunga. Coloro che pregano per essere visti dagli uomini hanno già la loro ricompensa, perché questo è tutto ciò che riceveranno; non c’è risposta o ricompensa dal cielo per tali preghiere. In questi versetti il Signore ci suggerisce di appartarci in luoghi solitari per stabilire una vera comunione con Lui. L’immagine della cameretta e della porta chiusa significano proprio questo: la connessione con Dio, che avviene nel silenzio e nella solitudine (segreto). Se desideriamo sinceramente comunicare con Dio, Egli ci ascolterà e ci risponderà sempre; ed anche gli altri potranno vedere le risposte di Dio alle nostre preghiere segrete. Ovviamente non tutte le preghiere sono private e personali, ci sono le preghiere pubbliche che vengono fatte in chiesa anche oggi, come nella chiesa primitiva, i quali che si radunavano per pregare insieme (vedi Atti 2:42; 12:12; 13:3; 14:23; 20:36). Il punto non è dove si prega o come si prega, ma perché si prega: per essere visti dagli uomini o per essere ascoltati da Dio? La preghiera non deve essere fatta di inutili ripetizioni, preghiere stereotipate, formule vuote e reiterate. Dio non si lascia impressionare dal gran numero delle parole: Egli vuole percepire le espressioni sincere del cuore. Poiché il Padre nostro sa le cose di cui abbiamo bisogno, prima che gliele chiediamo, è ragionevole domandarsi: “Allora, perché dobbiamo pregare?” La risposta è che, pregando, riconosciamo il nostro bisogno e la nostra dipendenza da Lui. Inoltre, rispondendo alla nostra preghiera, Dio fa cose che non avrebbe fatto se non richieste espressamente, come dice Giacomo nella parte finale di questo versetto. Giacomo 4:2 «…non avete, perché non domandate».

Matteo 6: 9-13 «Voi dunque pregate in questa maniera: “Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome. Venga il tuo regno. Sia fatta la tua volontà in terra come in cielo. Dacci oggi il nostro pane necessario.  E perdonaci i nostri debiti, come anche noi perdoniamo ai nostri debitori. E non esporci alla tentazione, ma liberaci dal maligno, perché tuo è il regno e la potenza e la gloria in eterno. Amen».

Cristo ha ritenuto opportuno e necessario mostrare ai suoi discepoli quale dovrebbe essere uno schema o modello di preghiera da usare. Solitamente questa preghiera viene ripetuta usando le stesse parole di Gesù, quando in realtà è un modello che segue sei indicazioni precise. Le prime tre si riferiscono a Dio e ci dicono come lodare e adorare il Signore, e sono: il Suo nome (carattere), il Suo Regno e la Sua volontà. Mentre le altre tre sono bisogni e necessità umane.

…sia santificato il tuo nome. Dobbiamo iniziare le nostre preghiere con l’adorazione, lodando e onorando Colui che è il solo ad esserne degno. La preghiera deve essere rivolta a Dio Padre come riconoscimento della Sua sovranità su tutto l’universo.

…venga il tuo regno. Dopo aver adorato, dobbiamo pregare per l’avanzamento della causa di Dio, mettendo i suoi interessi al primo posto nella nostra vita. In particolare, dobbiamo pregare per il giorno in cui il nostro Dio e Salvatore, il Signore Gesù Cristo, stabilirà il Suo regno sulla terra e regnerà in giustizia.

…sia fatta la tua volontà. Con questa supplica riconosciamo che Dio sa cosa è meglio per noi e ci sottomettiamo alla sua volontà. Non seguiremo più il nostro io o la nostra volontà, ma avremo piacere e gioia di seguire i piani che Dio ha per la nostra vita.  Essa esprime anche il nostro desiderio di mettere in pratica tutta la Sua volontà come scritta in tutta la Bibbia e soprattutto nei dieci comandamenti, e che sia riconosciuta ovunque nel mondo.

…come in cielo, anche in terra. L’adorazione di Dio, la Sua sovranità e signoria siano riconosciute ovunque e non solo sulla terra ma anche nel cielo; poiché anche gli angeli lodano e mettono in pratica il volere di Dio.

…dacci oggi il nostro pane quotidiano. Dopo aver anteposto gli interessi di Dio ai nostri, possiamo presentare le nostre necessità. Con tale richiesta riconosciamo la nostra dipendenza da Dio per il cibo quotidiano, sia spirituale che materiale.

…rimettici i nostri debiti come anche noi li abbiamo rimessi ai nostri debitori. Qui chiediamo il perdono paterno, grazie al quale possiamo mantenere viva la comunione con il nostro Dio. Così come Dio ci ha perdonati, allo stesso modo perdoneremo i torti e le cattiverie che subiremo nella vita. Anche perché, se non perdoniamo non possiamo aspettarci di avere in comunione con Dio, come vedremo tra poco. Marco 11:26 «Ma se voi non perdonate, neanche il Padre vostro, che è nei cieli, perdonerà i vostri peccati».

…e non ci esporre alla tentazione. Dio, ovviamente non tenta mai nessuno, ma a volte permette che il suo popolo sia provato. Questa richiesta esprime la nostra incapacità di resistere alle tentazioni o di sopportare le prove; inoltre riconosciamo che solo il Signore può aiutarci a resistere e superare l’ostacolo.

…ma liberaci dal maligno. La richiesta “liberaci dal male”, anzi “dal maligno” si riferisce al diavolo. Satana è una realtà tremenda, anche se il mondo ha tentato più volte di sbarazzarsene, ignorando la sua esistenza, però purtroppo esiste, ed è l’autore del male. Chiunque si schiera dalla parte di Dio e si prodiga per far avanzare il Suo regno, conoscerà la tragica realtà di Satana, che si oppone e crea problemi a chiunque. Ma è anche una richiesta di essere liberato dal potere del peccato e dalla sua schiavitù, che è sempre opera del maligno.

…perché a te appartengono il regno la potenza e la gloria in eterno. Amen. Questa ultima frase viene omessa in molte versioni sia cattoliche che protestanti, poiché manca in alcuni antichi manoscritti. Tuttavia, si trova nella maggior parte di essi ed è la conclusione perfetta di questa preghiera.

2 - Matteo 6: 14-34

Matteo 6: 14-15 «Perché, se voi perdonate agli uomini le loro offese, il vostro Padre celeste perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonate agli uomini le loro offese, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre».

Questi versetti costituiscono una nota esplicativa del v. 12. Essi non fanno parte della preghiera, ma sono aggiunti per ricordare che il perdono, menzionato nel v. 12, è importante e fondamentale per essere dei veri figli di Dio.

Matteo 6: 16-18 «Ora, quando digiunate, non siate mesti d’aspetto come gli ipocriti; perché essi si sfigurano la faccia, per mostrare agli uomini che digiunano; in verità vi dico che essi hanno già ricevuto il loro premio.  Ma tu, quando digiuni, ungiti il capo e lavati la faccia, per non mostrare agli uomini che tu digiuni, ma al Padre tuo nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, te ne darà la ricompensa pubblicamente».

Veniamo alla terza ipocrisia religiosa denunciata da Gesù, che era il desiderio di mettere in mostra la propria pratica ascetica di astenersi dal cibo. Quando digiunavano, gli ipocriti si sfiguravano la faccia per avere un’aria macilenta, smunta e mesta. Ma Gesù fa osservare che è ridicolo cercare di apparire santi o religiosi. I veri credenti digiunano in segreto e per le giuste motivazioni, senza ostentare la pratica, perché è sufficiente che lo sappia solo Dio; anche perché non serve a nulla l’approvazione degli uomini.

Matteo 6: 19 -21 «Non vi fate tesori sulla terra, dove la tignola e la ruggine guastano, e dove i ladri sfondano e rubano, anzi fatevi tesori in cielo, dove né tignola né ruggine consumano, e dove i ladri non sfondano e non rubano. Perché dov’è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore».

Gesù non sta contestando il denaro o le ricchezze in sé, il Signore sta dicendo che accumulare tesori o denaro sulla terra solo per scopi egoistici non è di nessun giovamento, anzi si rischia di essere derubati. L’argomento di questa seconda parte del capitolo è: come crearsi una certezza per il futuro? Gesù afferma che gli unici investimenti che non subiscono perdite sono i tesori in cielo; inoltre, a tempo debito riscuoteremo con gli interessi. 2 Giovanni 8 «Fate attenzione a non perdere il frutto delle cose compiute, ma fate in modo di riceverne una piena ricompensa». Efesini 6:8 «… se avrà fatto del bene, ne riceverà la ricompensa dal Signore». Ad esempio, se utilizziamo il denaro per la diffusione del Vangelo, affinché la Parola di Dio sia disponibile a tutti, o per fare del bene al prossimo, è come accumulare tesori in cielo. Se il tuo denaro è in cassaforte, anche il tuo cuore e i tuoi desideri sono chiusi lì dentro. Solo se  i tuoi tesori sono in cielo, le cose celesti saranno al centro dei tuoi interessi. Matteo 6: 22-23 «La lampada del corpo è l’occhio; se dunque l’occhio tuo è puro, tutto il tuo corpo sarà illuminato, ma se l’occhio tuo è viziato, tutto il tuo corpo sarà tenebroso; se dunque la luce che è in te è tenebre, quanto grandi saranno quelle tenebre!». Gesù si servì dell’analogia della lampada e dell’occhio per far sì che essi comprendessero l’insegnamento  a mantenersi puri e santi. Attraverso l’occhio, l’individuo percepisce la luce ed è in grado di vedere. Se contempliamo ogni giorno la Luce che è Gesù e la Sua Parola mettendo in pratica i suoi insegnamenti, il nostro corpo sarà illuminato. Se invece passiamo del tempo a vedere cose malvagie come film di violenza, horror o pornografia, il nostro corpo è malvagio. Il nostro cervello emula sempre ciò che vede e sente. Se contempliamo il Signore saremo simili al Signore, ma se contempliamo la Tv, i social o cose simili saremo come quelli del mondo. Invece della luce ci saranno le tenebre. L’applicazione di questa verità è la seguente: l’occhio limpido appartiene a chi è puro d’intenti e, avendo a cuore solamente gli interessi di Dio, accetta prontamente e senza riserve gli insegnamenti di Cristo. Gesù aggiunse anche: Se dunque la luce che è in te è tenebre, quanto grandi saranno le tenebre! In altre parole, se il peccato regna nella nostra vita, senza confessarlo o abbandonarlo, saremo tra i perduti.

Matteo 6: 24 «Nessuno può servire a due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro; oppure sarà fedele all’uno e disprezzerà l’altro; voi non potete servire a Dio e a mammona».

Il rapporto tra padroni e servi dimostra in modo pratico, l’impossibilità di vivere per Dio e per il denaro. Nessuno può servire due padroni, inevitabilmente ci sarà sempre uno al quale si sarà più fedeli e ubbidienti. Lo stesso accade con Dio e Mammona (amore per il denaro). Poiché essi avanzano richieste contrastanti, ed è per questo che occorre fare una scelta: o mettere Dio al primo posto o ci mettiamo noi al primo posto, inseguendo soldi, fama e una carriera sfavillante.

Matteo 6: 25 -34 «Perciò io vi dico: Non siate con ansietà solleciti per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo, di che vi vestirete. La vita non vale più del cibo e il corpo più del vestito? Osservate gli uccelli del cielo: essi non seminano, non mietono e non raccolgono in granai; eppure, il Padre vostro celeste li nutre. Non valete voi molto più di loro? E chi di voi, con la sua sollecitudine, può aggiungere alla sua statura un sol cubito?  Perché siete in ansietà intorno al vestire? Considerate come crescono i gigli della campagna: essi non faticano e non filano; eppure io vi dico, che Salomone stesso, con tutta la sua gloria, non fu vestito come uno di loro.  Ora se Dio riveste in questa maniera l’erba dei campi, che oggi è e domani è gettata nel forno, quanto più vestirà voi, o uomini di poca fede?  Non siate dunque in ansietà, dicendo: “Che mangeremo, o che berremo, o di che ci vestiremo?”. Poiché sono i gentili quelli che cercano tutte queste cose; il Padre vostro celeste, infatti, sa che avete bisogno di tutte queste cose. Ma cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno sopraggiunte. Non siate dunque in ansietà del domani, perché il domani si prenderà cura per conto suo. Basta a ciascun giorno il suo affanno».

In questo brano, Gesù rimprovera la nostra tendenza a fare del cibo e dell’abbigliamento il centro della nostra vita, perdendo di vista Colui che provvede per ogni cosa. Non solo ci preoccupiamo di ciò che mangiamo e indossiamo oggi, ma addirittura per ciò che mangeremo e indosseremo nei tempi futuri. L’ansia e le preoccupazioni per il futuro sono un peccato, giacché esse negano la fede, l’amore, la sapienza e la potenza di Dio. Chi è in ansia sta inconsapevolmente negando l’amore che Dio ha per lui, perché gli fa credere che Egli non si prenda cura di noi. Chi è in ansia nega la saggezza di Dio, perché insinua che Egli non sappia quello che fa.  Chi è in ansia nega la potenza di Dio, instillandoci il dubbio che egli non sia in grado di provvedere alle nostre necessità. Ecco che Gesù ci invita a guardare agli uccelli. Gli uccelli… non seminano, non mietono, eppure Dio si preoccupa per loro e li nutre. Gli uccelli del cielo sono una dimostrazione della cura che Dio ha per le sue creature. La preoccupazione per il futuro non solo disonora Dio, ma è anche inutile, e il Signore lo ha sottolineato con questa domanda: “E chi di voi, con la sua sollecitudine, può aggiungere alla sua statura un sol cubito?”. Il Signore ci sta dicendo che le preoccupazioni sono inutili, esattamente come una persona di bassa statura non è in grado, pur crucciandosene, di aumentare la propria statura. Successivamente, il Signore dimostrò quanto sia irragionevole preoccuparsi di come vestiremo e di quello che faremo nel futuro. I gigli della campagna non faticano e non filano, tuttavia la loro bellezza supera quella delle vesti regali di Salomone. Se Dio sa procurare una veste così elegante a un fiore selvatico, che non vivrà a lungo e alla fine sarà gettato nel forno, avrà certamente anche cura del suo popolo, che lo adora e lo serve. Ciò che è veramente importante è mettere Dio al primo posto nella nostra vita, e tutto quello che ci necessita arriverà come e quando vuole il Signore. Possiamo stare certi che Dio provvederà per noi in ogni cosa.

3 - Matteo 7: 1-14

Matteo 7: 1-2 «Non giudicate, affinché non siate giudicati. Perché sarete giudicati secondo il giudizio col quale giudicate; e con la misura con cui misurate, sarà pure misurato a voi».

Questo testo non sempre viene interpretato nel modo corretto, spesso queste parole vengono fraintese da quanti mirano a proibire qualsiasi forma di giudizio. Il termine “giudicare” può anche voler significare decidere, opinare, credere, considerare, affermare dopo aver confrontato, ecc. In questo brano non è detto che a un figlio di Dio sia proibito avere un’opinione o esprimere pareri su fatti e persone. Ciò che significa veramente è che non dovremmo giudicare le motivazioni interiori degli altri, nel senso di condannarli. Noi non possiamo mai sapere quali sono le motivazioni o le ragioni che spingono una persona ad agire o parlare in un dato modo. Noi vediamo solo l’atto esterno. Dio ci proibisce di sentenziare e condannare a prescindere. Ma il fatto è che, se sei duro nei tuoi giudizi sugli altri, sarai conosciuto come una persona che è dura nell’esaminare gli altri; inoltre sarai  a tua volta giudicato severamente e rigorosamente dagli altri. Questo è ciò che il Signore ha voluto insegnarci con queste parole. Il N.T. offre svariati esempi di giudizio legittimo riguardo alla condotta o all’insegnamento di altri o sulle situazioni spiacevoli che si vengono a creare. Inoltre, vi sono diverse circostanze in cui il credente è invitato a prendere una decisione, a distinguere tra il bene e il male o tra ciò che è giusto e quello che è sbagliato. Qui di seguito sono riportati alcuni esempi.

  1. Eventuali contese tra credenti devono essere risolte nella chiesa davanti a membri in grado di prendere una decisione in proposito (1 Corinzi 6:1-8).

  2. La chiesa locale deve giudicare i peccati gravi dei suoi membri e prendere i provvedimenti del caso (Matteo 18:17; 1 Corinzi 5:9-13).

  3. I credenti devono vagliare l’insegnamento dottrinale dei predicatori in base alla Parola di Dio (Matteo 7:15-20; 1Corinzi 14:29; 1Giovanni 4:1).

  4. I credenti devono riconoscere i veri credenti, onde evitare di frequentare persone di dubbia moralità o falsi fratelli (2 Corinzi 6:14).

  5. I membri della chiesa devono valutare quali sono i fratelli adatti a ricoprire l’incarico di anziano e di diacono (1Timoteo 3:1-13).

  6. Dopo un’attenta valutazione dobbiamo saper discernere chi sono i disordinati, gli scoraggiati, i deboli ecc. al fine di procedere secondo le indicazioni della Bibbia (1Tessalonicesi 5:14).

Matteo 7:3-5 «Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio di tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio?  Ovvero, come puoi dire a tuo fratello: “Lascia che ti tolga dall’occhio la pagliuzza”, mentre c’è una trave nel tuo occhio?  Ipocrita, togli prima dal tuo occhio la trave e poi ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio di tuo fratello».

In questi versetti vediamo come Gesù condanna la nostra tendenza a vedere e rimarcare i piccoli difetti altrui, mentre ignoriamo i nostri che a volte sono molto peggio e molto più grandi. Gesù usò volutamente questa immagine che sono due estremi che è una figura retorica chiamata iperbole, per rendere chiaro il concetto. Chi ha una trave… nell’occhio non si rende conto della propria condizione, che è decisamente più grave di una piccola pagliuzza. Chiunque non vede o non vuol vedere il proprio difetto, ma sottolinea quello dell’altro è un presuntuoso e un ipocrita, perché pensa di prendersi cura o di voler aiutare il prossimo a eliminare un certo difetto, laddove egli stesso deve ancora ovviare a uno maggiore. Occorre porre rimedio ai propri difetti prima di criticare quelli altrui.

Matteo 7:6 «Non date ciò che è santo ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci, perché non le calpestino con i piedi e poi si rivoltino per sbranarvi».

Gesù avvertì i suoi discepoli di non dare ciò che è santo ai cani o di gettare le… perle davanti ai porci. Per la legge mosaica, i cani e i porci erano animali impuri. Questi termini sono usati qui per definire le persone malvagie e ostili. Il Signore ci esorta a testimoniare il Suo vangelo a tutte le persone che incontriamo nella nostra vita. Ma qualora questo messaggio non interessi o non è gradito, dobbiamo desistere dall’andare oltre. La nostra insistenza non farebbe altro che inasprire gli animi; inoltre, potrebbero rivoltarsi contro di noi in malo modo.

Matteo 7:7-8 «Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve, chi cerca trova e sarà aperto a chi bussa».

Tutto quello che Gesù ha detto fino ad ora in questo sermone non è facile da mettere in pratica, soprattutto se pensiamo di volerci riuscire con le sole nostre forze. La saggezza e la potenza per vivere una tale vita ci devono essere date dall’alto. Perciò troviamo qui l’invito a chiedere e a continuare a chiedere; a cercare e a continuare a cercare; a bussare e a continuare a bussare. La saggezza e la potenza necessarie alla vita cristiana saranno date a tutti quelli che le chiedono con serietà e perseveranza. In queste tre descrizioni della preghiera che sono: chiedere, cercare e bussare, vediamo le tre fasi della preghiera. La preghiera è come chiedere, nel senso che facciamo conoscere le nostre richieste a Dio, e chiunque chiede, riceve. Ricevere è la ricompensa di chiedere. La preghiera è come una ricerca nella quale cerchiamo Dio, la Sua parola e la Sua volontà, e chi cerca trova. Trovare è la ricompensa della ricerca. La preghiera è come bussare finché la porta non ci viene aperta. Entrare attraverso la porta del palazzo del gran Re è la ricompensa per aver bussato alla porta giusta, ed è la migliore ricompensa che si possa desiderare. Dio promette una risposta a tutti coloro che lo cercano diligentemente, purché siano in accordo con la Sua volontà; ecco perché, come dice Giacomo 2, molte delle nostre preghiere non vengono esaudite, perché chiediamo in modo errato.

Matteo 7:9-11 «Vi è tra voi qualche uomo che, se suo figlio gli chiede del pane, gli darà una pietra?  O se gli chiede un pesce, gli darà una serpe? Se dunque voi, che siete malvagi, sapete dare buoni doni ai vostri figli, quanto più il Padre vostro, che è nei cieli, darà cose buone a coloro che gliele chiedono».

Quando rispettiamo le condizioni precedentemente elencate, possiamo avere la certezza assoluta che Dio ascolterà e risponderà. Questa certezza si basa sul carattere di Dio, nostro Padre. Da un punto di vista umano, sappiamo che, se un figlio chiede al proprio padre, qualcosa di necessario o indispensabile per la propria vita, il genitore non gli negherà mai l’aiuto. Se i genitori terreni rispondono alle richieste dei loro figli dando loro ciò che è meglio, quanto più lo farà il Padre nostro che è nei cieli!

Matteo 7:12 «Tutte le cose dunque che voi volete che gli uomini vi facciano, fatele anche voi a loro, perché questa è la legge ed i profeti».

Questo versetto si lega a quanto detto sopra, il nesso è questo: poiché il nostro Padre ci dona delle cose buone, noi dobbiamo imitarlo mostrandoci benevoli verso gli altri. La fede cristiana non consiste semplicemente nell’astensione dal peccato, bensì nelle azioni benevoli verso il prossimo. Quello che il Signore dice in questo versetto era già conosciuto molto prima di Gesù, però era in forma negativa: “Non fare al tuo prossimo ciò che non vuoi sia fatto a te”. Gesù lo ha ribaltato facendolo diventare positivo: “Fate agli altri le stesse cose che vi piacerebbe ricevere”…conosciuta anche come la Regola d’oro. Se trattassimo gli altri come vorremmo essere trattati, obbediremmo naturalmente a tutto ciò che la legge dice sui nostri rapporti con gli altri. Se ogni uomo agisse di conseguenza, non ci sarebbero schiavitù, guerre, maledizioni, attacchi, bugie, furti; tutto sarebbe giustizia e amore! Che grande regno sarebbe se tutti avessimo questa legge scritta nel cuore!

Matteo 7:13-14 «Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono coloro che entrano per essa. Quanto stretta è invece la porta e angusta la via che conduce alla vita! E pochi sono coloro che la trovano!».

Qui il Signore ci avverte che stretta è la porta e angusta la via del discepolato cristiano, e chi segue fedelmente i suoi insegnamenti troverà vita in abbondanza. Dall’altra parte c’è la via larga dell’egoismo e del piacere e questa è la via che conduce alla perdizione. Queste due vie ricordano l’imbuto. Chi imbocca la via stretta si ritroverà alla fine del percorso terreno in una via larga che è la vita eterna nel regno di Dio. Mentre, se rovesciamo l’imbuto al contrario ed imbocchiamo la via larga sulla terra, ci troveremo in un’uscita molto stretta è terribile che è la morte eterna. Questi versetti indicano le due vie e i due destini opposti per il genere umano. La porta larga e la via spaziosa portano alla distruzione (Proverbi 16:25), laddove la porta stretta e la via angusta conducono alla vita. Ricordiamoci anche che Gesù è sia la porta (Giovanni10:9) che la via e la vita eterna (Giovanni 14:6). Gesù dichiara che il discepolato richiede fede, disciplina, costanza, prove e a volte tribolazione, e questa vita, anche se difficile, è l’unica vita che valga la pena di essere vissuta. Se scegliamo la via facile, saremo in nutrita compagnia, ma Dio non potrà realizzare quanto di meglio ha preparato per noi, anzi subiremo un triste epilogo.

4 - Matteo 7: 15-29

Matteo 7:15 «Guardatevi dai falsi profeti, i quali vengono a voi in veste di pecore, ma dentro sono lupi rapaci». 

Gesù, dopo averci messo in guardia dalla strada che porta alla perdizione, ci avvisa di stare allerta contro coloro che ci vogliono condurre in questa ampia via che conduce alla morte eterna, grazie al loro subdolo potere persuasivo. Il primo passo per combattere questi falsi profeti è quello di individuarli e allontanarsi da costoro. Questi individui, che proclamano di parlare nel nome di Dio, vengono in veste di pecora, fingendo di essere dei veri credenti, ma di fatto sono lupi rapaci. Queste persone sono dei millantatori che vogliono accalappiare gli immaturi, gli incauti e soprattutto coloro che non leggono e studiano la Bibbia. È nella natura di questi falsi profeti ingannare e circuire anime semplici e buone. Consideriamo anche che, molti di questi “lupi” sono in “buona fede”, poiché credono di essere nel giusto e di predicare la verità, quando sono i primi ad essere ingannati; facciamo molta attenzione che sono comunque lupi famelici.

Matteo 7:16-20 «Voi li riconoscerete dai loro frutti. Si raccoglie uva dalle spine o fichi dai rovi? Così, ogni albero buono produce frutti buoni; ma l’albero cattivo produce frutti cattivi. Un albero buono non può dare frutti cattivi, né un albero cattivo dare frutti buoni. Ogni albero che non dà buon frutto è tagliato, e gettato nel fuoco. Voi dunque li riconoscerete dai loro frutti».

Questi versetti ci spiegano come riconoscere i falsi profeti: li riconoscerete dai loro frutti. Quello che smaschera i falsi profeti o falsi credenti in generale, sono i loro stessi comportamenti e le parole che pronunciano, che non riflettono il carattere di Gesù Cristo e non rispettano la legge di Dio. La loro vita dissoluta e i loro insegnamenti errati e nocivi, li palesano per quello che sono realmente. Un albero produce frutti secondo la sua specie. Le spine non producono uva, i rovi non producono fichi. Un albero buono fa frutti buoni e un albero cattivo fa frutti cattivi. Questo principio è valido sia nel mondo naturale che nel mondo spirituale. La vita e l’insegnamento di coloro che sostengono di parlare nel nome di Dio devono essere esaminati alla luce della Parola di Dio:«Alla legge! Alla testimonianza! Se il popolo non parla così, non vi sarà per lui nessuna aurora!» (Isaia 8:20). Romani 2:21-24 «come mai, dunque, tu che insegni agli altri non insegni a te stesso? Tu che predichi: «Non rubare!» rubi? Tu che dici: «Non commettere adulterio!» commetti adulterio? Tu che detesti gli idoli, ne spogli i templi? Tu che ti vanti della legge, disonori Dio trasgredendo la legge? Infatti, com’è scritto: «Il nome di Dio è bestemmiato per causa vostra fra gli stranieri». Il primo passo per combattere questi falsi profeti è semplicemente quello di smascherarli e tenersi lontani da loro. Il destino dei falsi profeti e dei falsi credenti impenitenti sarà quello di essere gettati nel fuoco. La distruzione dei falsi dottori e profeti sarà una rovina certa.  2 Pietro 2:1 «Però ci furono anche falsi profeti tra il popolo, come ci saranno anche tra di voi falsi dottori che introdurranno occultamente eresie di perdizione, e, rinnegando il Signore che li ha riscattati, si attireranno addosso una rovina immediata».

Matteo 7: 21-23 «Non chiunque mi dice: “Signore, Signore”, entrerà nel regno dei cieli; ma chi fa la volontà del Padre mio che è nei cieli.  Molti mi diranno in quel giorno: “Signore, Signore, non abbiamo noi profetizzato nel tuo nome, e nel tuo nome scacciato demoni e fatte nel tuo nome molte opere potenti?”. E allora dichiarerò loro: “Io non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, voi tutti operatori di iniquità”».

Qui il Signore Gesù ci mette in guardia contro quanti professano falsamente di riconoscerlo come Salvatore e Signore, ma in realtà non si sono mai convertiti veramente. Non chiunque dice: “Signore, Signore! entrerà nel regno dei cieli, ma soltanto coloro che fanno la volontà di Dio”. Il primo passo per fare la volontà di Dio è credere nel Signore Gesù (Gv 6:29); mentre, il secondo passo è osservare i 10 comandamenti che sono la volontà di Dio, scritta nelle tavole della legge. Anche l’apostolo Giovanni si è espresso in questo senso, dicendo: Chi dice: «Io l’ho conosciuto», e non osserva i suoi comandamenti, è bugiardo e la verità non è in lui» (1Giovanni 2:4). Non basta dire io credo in Gesù, se poi la vita delle persone non cambia e non c’è trasformazione e santificazione. Dobbiamo vivere come Gesù ha vissuto quando era sulla terra, dobbiamo fare e dire le stesse cose che Gesù diceva e faceva. Nel giorno del giudizio tutte le nostre azioni e pensieri saranno palesati, molti dichiareranno di avere profetizzato o cacciato demòni o fatto molte opere potenti in nome Suo. Ma le loro obiezioni saranno vane: Gesù asserirà di non averli mai conosciuti né riconosciuti come suoi. Da questi versetti apprendiamo che non tutti i miracoli sono d’origine divina e che non tutti coloro che fanno opere potenti hanno l’approvazione divina. Purtroppo, Satana si maschera bene e può compiere falsi miracoli e falsi prodigi. 2 Corinzi 11:14-15 «Non c’è da meravigliarsene, perché anche Satana si traveste da angelo di luce. Non è dunque cosa eccezionale se anche i suoi servitori si travestono da servitori di giustizia; la loro fine sarà secondo le loro opere.

Satana può concedere ai propri seguaci la capacità temporanea di cacciare demòni o fare “guarigioni”, per creare l’illusione che il miracolo sia di natura divina. I demoni possono imitare anche il dono delle lingue, facendo parlare lingue farfugliate e incomprensibili, da non poter essere tradotte. Uno di questi personaggi che farà grandi prodigi e falsi miracoli sta per sorgere, ed è l’Anticristo finale, che farà molti segni e miracoli con la potenza di Satana. 2 Tessalonicesi 2: 9-12 «La venuta di quell’empio avrà luogo, per l’azione efficace di Satana, con ogni sorta di opere potenti, di segni e di prodigi bugiardi, con ogni tipo d’inganno e d’iniquità a danno di quelli che periscono perché non hanno aperto il cuore all’amore della verità per essere salvati. Perciò Dio manda loro una potenza d’errore perché credano alla menzogna; affinché tutti quelli che non hanno creduto alla verità, ma si sono compiaciuti nell’iniquità, siano giudicati». Il nome di Cristo è pronunciato in tutte le chiese e in molte sette anche oggi, ma il fatto che il nome di Cristo e la Bibbia siano usati non costituisce la prova che quella chiesa o setta sia approvata da Dio. La chiave per scoprire il vero dal falso resta sempre la legge di Dio: chi non osserva i 10 comandamenti è bugiardo e falso! (1Giovanni 2:4). La vera chiesa di Cristo sulla terra si differenzia da tutte le false denominazioni, proprio per la Sua fede in Gesù, poiché lo riconosce come Signore e Salvatore e si lascia trasformare e guidare dallo Spirito Santo, oltre al fatto che vive come Gesù e quindi osserva tutti i 10 comandamenti, sabato incluso; ecco perché queste persone saranno oggetto degli attacchi di Satana. Apocalisse 12:17 «Allora il dragone s’infuriò contro la donna e andò a far guerra a quelli che restano della discendenza di lei che osservano i comandamenti di Dio e custodiscono la testimonianza di Gesù».

Matteo 7: 24-25 «Perciò, chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, io lo paragono ad un uomo avveduto, che ha edificato la sua casa sopra la roccia. Cadde la pioggia, vennero le inondazioni, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa; essa però non crollò, perché era fondata sopra la roccia».

Gesù conclude il Suo sermone con una parabola che evidenzia l’importanza dell’ubbidienza. Non è sufficiente ascoltare queste parole, bisogna altresì metterle in pratica. Dobbiamo vivere come Dio comanda e non come noi vogliamo. Il discepolo che ascolta e mette in pratica i comandamenti di Gesù è come un uomo avveduto che ha costruito la sua casa sopra la roccia. La sua casa (ossia la sua vita) ha un fondamento solido e, quando la pioggia e i venti le si accaniranno contro, essa non crollerà. Come dice l’apostolo Paolo nella sua prima lettera ai Corinzi 3:11: poiché nessuno può porre altro fondamento, oltre a quello già posto, cioè Cristo Gesù. La roccia o la pietra angolare è Cristo.1 Corinzi 10:4 bevvero tutti la stessa bevanda spirituale, perché bevevano alla roccia spirituale che li seguiva; e questa roccia era Cristo. Romani 9:33 come sta scritto: «Ecco, io pongo in Sion una pietra d’inciampo e una roccia di scandalo, ma chiunque crede in Lui non sarà svergognato». Gesù ci avverte che, se costruiamo la nostra vita su di Lui e con Lui, niente e nessuno potrà abbatterci. I venti e la pioggia sono le prove e le avversità della vita, che non dobbiamo mai temere, perché Gesù è sempre con noi e per noi.

Matteo 7: 26-29 «Chiunque invece ode queste parole e non le mette in pratica, sarà paragonato ad un uomo stolto, che ha edificato la sua casa sulla sabbia.  Cadde poi la pioggia, vennero le inondazioni, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa; essa crollò e la sua rovina fu grande». Ora, quando Gesù ebbe finito questi discorsi, le folle stupivano della sua dottrina, perché egli le ammaestrava, come uno che ha autorità e non come gli scribi».

Poi ci sono coloro che ascoltano le parole di Gesù, ma non le mettono in pratica, non vivono secondo i suoi insegnamenti e sono paragonati a degli uomini stolti. Cosa rappresenta la sabbia in questo versetto? È edificare la propria vita seguendo le proprie insane passioni, la sabbia rappresenta lo sforzo umano, la natura carnale e peccaminosa, con tutte le sue debolezze. Dove non c’è la presenza di Gesù, nessuno può resistere alle tempeste della vita: quando la pioggia cadrà e i venti soffieranno, la casa crollerà, essendo priva di solide fondamenta. Lo stolto si rifiuta di ravvedersi e respinge Gesù, unica sua speranza di salvezza. Quando il Signore ebbe concluso il suo discorso, la folla si stupì. La folla si accorse della differenza che intercorreva fra l’insegnamento di Gesù e quello degli scribi: le Sue parole erano autorevoli, quelle degli scribi inefficaci. Egli era la voce, gli altri un debole eco. Il sermone sulla montagna è una parte magnifica delle Sacre Scritture, da leggere e meditare spesso. Se letto e compreso, ci condurrà a Gesù Cristo e ci rivelerà dove dobbiamo cambiare per migliorare la nostra vita cristiana. Egli ci darà lo Spirito Santo, che ci convincerà di peccato, ravvedimento e cambiamento. Inoltre, ci permetterà di vivere e operare come Gesù ha vissuto e operato, al fine di riflettere il carattere di Gesù Cristo e poter accedere all’eternità e stare alla Sua presenza per sempre.

CONTATTI

SCRIVICI UN’EMAIL, CHIAMACI O CONTATTACI TRAMITE IL FORM !