1- GESÙ PREDICATA IL REGNO DI DIO USANDO DELLE PARABOLE
Matteo 13: 1 -3 «In quel giorno Gesù, uscito di casa, si mise a sedere presso il mare; e una grande folla si radunò intorno a lui; cosicché egli, salito su una barca, vi sedette; e tutta la folla stava sulla riva. Egli parlò loro di molte cose in parabole».
Dopo gli episodi narrati nel precedente studio… “Gesù uscì di casa e sedette in riva al mare” (Matteo 13:1). Lo fece in un punto dove la pianura di Gennesaret incontra il lago. La folla riempiva l’intera riva perché erano desiderosi di ascoltare le Sue parole di vita. Gesù, per parlare loro usò una barca come pulpito. Siamo arrivati a un punto importante del Vangelo di Matteo. Il Signore ha comunicato che, da quel momento in poi, i rapporti terreni saranno soppiantati dai vincoli spirituali; a tal fine non si terrà più conto delle origini giudaiche degli individui, bensì si considererà esclusivamente l’aver accettato Gesù come Signore e Salvatore e l’ubbidienza a Dio e alla Sua volontà rivelata in tutta la Scrittura, per essere considerati il popolo di Dio ed essere tra i salvati. Rifiutare Gesù Cristo significa rifiutare la salvezza e l’ingresso nel Suo regno. Non ha a caso, sei di queste parabole iniziano con l’espressione “Il regno dei cieli è simile a…”. Per considerare queste parabole nella giusta prospettiva dobbiamo riesaminare ciò che il cap. 3 ci rivela a proposito del regno; poiché ha due aspetti:
1° la realtà esteriore, ossia che esiste un regno vero e proprio nel quale Gesù regnerà, e noi saremo fisicamente presenti; poiché regneremo insieme a Lui. I primi mille anni regneremo con il Signore nel cielo, mentre nell’eternità regneremo con Gesù sulla nuova terra. Apocalisse 20 4-5 « … Costoro tornarono in vita e regnarono con Cristo per mille anni. Ma il resto dei morti non tornò in vita finché furono compiuti i mille anni. Questa è la prima risurrezione».
Apocalisse 21: 1-3 «Poi vidi un nuovo cielo e una nuova terra, perché il primo cielo e la prima terra erano passati, e il mare non c’era più. E io, Giovanni, vidi la santa città, la nuova Gerusalemme, che scendeva dal cielo da presso Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo. E udii una gran voce dal cielo, che diceva: «Ecco il tabernacolo di Dio con gli uomini! Ed egli abiterà con loro; e essi saranno suo popolo e Dio stesso sarà con loro e sarà il loro Dio».
2Timoteo 2:12 «se abbiamo costanza, con lui anche regneremo».
2° La realtà interiore, è che Gesù Cristo regna già nel tuo cuore e nella tua mente di chi si prefessa credente. L’aver accettato Gesù come Signore e Salvatore, ti permetterà di entrare nel regno mediante la conversione e la relativa santificazione. Se Dio vive e regna nella tua vita, sei già un cittadino del cielo. La chiesa di Cristo sulla terra, di cui fai parte, è il regno di Dio che avanza.
Luca 17:21 «né si dirà: “Eccolo qui” o: “Eccolo là”; poiché, ecco, il regno di Dio è dentro di voi».
Filippesi 3:20 «Quanto a noi, la nostra cittadinanza è nei cieli, da dove aspettiamo anche il Salvatore, Gesù Cristo, il Signore».
Gesù, fino a quel momento, aveva utilizzato solo poche brevi illustrazioni, ma in questa occasione, le parabole furono il mezzo principale per trasmettere la verità, poiché ne raccontò almeno 42 in tutto il Suo ministero. Matteo ne riporta 20, Marco 5, Luca 21, Giovanni 3. Le otto parabole di Matteo 13 trattano tutte aspetti diversi del regno dei cieli. Però, nessuna di esse presenta un quadro completo, ma insieme illustrano vari aspetti del regno. Ricordiamo che una parabola è una breve narrazione simbolica da cui trarre una lezione morale. Gesù raccontò le prime quattro parabole alla folla; mentre le ultime quattro solamente ai discepoli. Ai quali spiegò le prime due e l’ultima, lasciando a loro (e a noi) il compito di interpretare le parabole rimanenti in base alle spiegazioni già date.
2- IL SEMINATORE
Matteo 13: 1-17 «Ora, in quello stesso giorno Gesù, uscito di casa, si pose a sedere presso il mare. E grandi folle si radunarono intorno a lui, così che egli, salito su una barca, si pose a sedere; e tutta la folla stava in piedi sulla riva. Ed egli espose loro molte cose in parabole, dicendo: «Ecco, un seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte del seme cadde lungo la strada; e gli uccelli vennero e lo mangiarono. Un’altra cadde in luoghi rocciosi, dove non c’era molta terra, e subito germogliò perché il terreno non era profondo; ma, levatosi il sole, fu riarso e, perché non aveva radice, si seccò. Un’altra cadde tra le spine; e le spine crebbero e la soffocarono. E un’altra cadde in buona terra e portò frutto dando il cento, il sessanta, ed il trenta per uno. Chi ha orecchi da udire, oda!». Allora i discepoli, accostatisi, gli dissero: «Perché parli loro in parabole?». Ed egli, rispondendo, disse loro: «Perché a voi è dato di conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato. Perché a chiunque ha sarà dato, e sarà nell’abbondanza; ma a chiunque non ha, gli sarà tolto anche quello che ha. Perciò io parlo loro in parabole, perché vedendo non vedano, e udendo non odano né comprendano. Così si adempie in loro la profezia d’Isaia, che dice: “Voi udirete ma non intenderete; guarderete ma non vedrete. Perché il cuore di questo popolo è divenuto insensibile, essi sono diventati duri d’orecchi e hanno chiuso gli occhi, perché non vedano con gli occhi e non odano con gli orecchi, e non intendano col cuore e non si convertano, e io li guarisca”. Ma, beati i vostri occhi perché vedono, e i vostri orecchi perché odono. Perché in verità vi dico che molti profeti e giusti desiderarono vedere le cose che voi vedete e non le videro, e udire le cose che voi udite e non le udirono!».
La prima parabola racconta di un seminatore che seminò il suo seme in quattro diversi tipi di terreno. Com’era prevedibile, il risultato fu diverso in ognuno dei casi. Il seminatore, il seme e i diversi terreni ci mostrano come le persone accolgono la Parola di Dio (il seme) in modo differente, le quattro ipotesi sono quattro categorie di ascoltatori.
Strada battuta |
Gli uccelli mangiano il seme |
Luoghi rocciosi |
Il seme germoglia con poca terra ma, non avendo radici profonde, è bruciato dal sole e inaridisce |
Terreno infestato |
Il seme germoglia, ma è soffocato dalle spine |
La buona terra |
Il seme germoglia, spunta la pianta che cresce e porta frutto |
Gesù concluse la parabola con un avvertimento misterioso: Chi ha orecchi per udire oda. Con questa parabola egli comunicava un messaggio importante alla folla e ai discepoli. Nessuno doveva fraintendere il significato delle Sue parole; poiché il Signore stesso spiega la parabola, nei versetti che vanno dal 18 al 23. Dopo aver chiarito il motivo, Gesù spiega che il seme è la parola di Dio (v. 19), mentre i vari terreni rappresentano coloro che ascoltano il messaggio. Il seme che cade lungo la strada rappresenta gli uomini che si rifiutano di accettare il messaggio: costoro odono il Vangelo ma non lo vogliono comprendere. Gli uccelli sono un’immagine di Satana, che porta via il seme dal cuore di questi uditori, cooperando con loro nella sterilità che essi stessi hanno scelto. Inoltre, i farisei erano questi uditori dal cuore duro.
Matteo 13:19 «Quando qualcuno ode la parola del regno e non la comprende, il maligno viene e porta via ciò che era stato seminato nel suo cuore. Questi è colui che ha ricevuto il seme lungo la strada».
Il seme che cade nei luoghi rocciosi rappresenta chi ascolta la Parola e risponde con gioia, però senza valutare che chi accetta Gesù deve cambiare vita e vivere come Lui insegna. La poca terra rappresenta una fede superficiale che non ha spazio per affondare le radici. E quando la fede è provata dal sole cocente delle prove, tribolazioni o persecuzioni, però queste persone decidono che non ne vale la pena e rinnegano ogni professione di sottomissione a Gesù.
Matteo 13: 20-21 «E quello che ha ricevuto il seme in luoghi rocciosi, è colui che ode la parola e subito la riceve con gioia; ma non ha radice in sé, ed è di corta durata; e quando sopraggiunge la tribolazione o persecuzione, a causa della parola, ne è subito scandalizzato».
Il seme che cade nella terra ricoperta di spine rappresenta quelle persone che ascoltano la parola in modo superficiale. In apparenza, costoro sembrano dei veri cittadini del regno, ma dopo qualche tempo il loro interesse è soffocato dalle preoccupazioni della vita, dal piacere e dalle ricchezze. Gli stimoli che il mondo offre loro hanno il sopravvento sulle cose spirituali.
Matteo 13: 22 «E quello che ha ricevuto il seme fra le spine è colui che ode la parola, ma le sollecitudini di questo mondo e l’inganno delle ricchezze soffocano la parola; ed essa diviene infruttuosa».
Il seme che cade sulla buona terra rappresenta il vero credente. Il quale ode la parola con un cuore aperto e la comprende perché ubbidisce a ciò che ode. Sebbene non tutti i credenti producano la stessa quantità di frutto, però tutti dimostrano di produrlo, anche se in percentuali diverse (Galati 5:22-23). Perché per entrare nel regno di Dio è importante avere il carattere di Cristo, poiché il frutto dello Spirito di Galati 5:22 è il carattere di Gesù. Ma, che cosa voleva dire Gesù con questa parabola? Ovviamente li metteva in guardia contro il pericolo di udire senza ubbidire. Dovevano ricevere la Parola con sincerità e questo si doveva vedere con azioni concrete, sia nella loro vita che in quello che facevano per gli altri.
Matteo 13: 23 «Quello invece che riceve il seme nella buona terra, è colui che ode la parola, la comprende e porta frutto; e produce uno il cento, un altro il sessanta e un altro il trenta per uno».
3 - GRANO E ZIZZANIA
Matteo 13: 24-30 «Egli propose loro un’altra parabola dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un uomo, che seminò buon seme nel suo campo. Ma, mentre gli uomini dormivano, venne il suo nemico e seminò della zizzania in mezzo al grano, e se ne andò. Quando poi il grano germogliò e mise frutto, apparve anche la zizzania. E i servi del padrone di casa vennero a lui e gli dissero: “Signore, non hai seminato buon seme nel tuo campo? Come mai, dunque, c’è della zizzania?”. Ed egli disse loro: “Un nemico ha fatto questo”. Allora i servi gli dissero: “Vuoi dunque che andiamo e la estirpiamo?”. Ma egli disse: “No, per timore che estirpando la zizzania, non sradichiate insieme ad essa anche il grano. Lasciate che crescano entrambi insieme fino alla mietitura; e al tempo della mietitura io dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano, invece, riponetelo nel mio granaio”».
La parabola della zizzania e del buon seme rappresenta due categorie di persone. Il buon seme sono i veri credenti, la zizzania sono quelli che si oppongono a Gesù, oppure credono, ma a modo loro. Gesù paragona il regno a un uomo che aveva seminato buon seme nel suo campo. Ma, mentre gli uomini dormivano, venne il suo nemico e seminò la zizzania in mezzo al grano. La zizzania più comune che si trova nei campi di grano del paese è il loglio, che è un’erba velenosa molto simile è quasi indistinguibile dal grano. Solo quando le spighe sono mature si vede la differenza e solo allora possono essere separate senza difficoltà. Quando i servi videro la zizzania in mezzo al grano, domandarono al padrone come ciò fosse potuto accadere. Questi riconobbe subito l’opera di un nemico. I servi erano pronti a raccogliere immediatamente l’erbaccia, ma l’agricoltore ordinò loro di aspettare fino alla mietitura. Solo allora i mietitori avrebbero separato le due piante. Avrebbero raccolto il grano nel granaio e avrebbero bruciato la zizzania. Perché l’agricoltore ordinò di rimandare la separazione? Perché, in natura, le radici del grano e quelle del loglio sono talmente intrecciate tra di loro che è praticamente impossibile estirpare l’uno senza sradicare anche l’altro; inoltre, il grano e la zizzania appena spuntano dalla terra sono molto simili. Nei vv. 37-43 troviamo la spiegazione della parabola, fornita dallo stesso Gesù. Il Signore pronunciò il resto del suo discorso davanti ai discepoli, all’interno della casa.
Nell’interpretazione della parabola del grano e della zizzania, Gesù si identificò con il seminatore. Durante il suo ministero sulla terra, egli seminò personalmente; nelle epoche successive ha continuato a seminare tramite i suoi servitori. È importante rilevare che il campo non è la chiesa, bensì il mondo; inoltre, il buon seme sono i figli del regno.Durante il suo ministero pubblico Gesù seminò nel mondo i suoi discepoli, che erano servi fedeli del regno. La zizzania sono i figli del maligno. Satana è in grado di contraffare molte delle realtà divine: costui semina nel mondo quelli che sembrano discepoli, parlano come discepoli e, fino a un certo punto, camminano come discepoli. Costoro, tuttavia, non sono veri seguaci del Re. Il nemico è Satana, nemico di Dio e di tutti i figli di Dio. La mietitura è la fine dell’età presente che avverrà quando Gesù Cristo ritornerà con potenza e gloria per regnare come Re. I mietitori sono angeli (vedi Apocalisse 14:14-20). Durante la fase attuale del regno, grano e zizzania non sono separati forzatamente, ma possono crescere insieme. Nondimeno, in occasione della seconda venuta di Cristo, gli angeli raccoglieranno tutto ciò che causa il peccato e tutti coloro che commettono iniquità e li getteranno nella fornace ardente, dopo il giudizio finale che avverrà alla fine del millennio. La Bibbia dice che queste persone piangeranno amaramente per aver rifiutato Gesù Cristo quando erano in vita; infatti, dice che: il loro pianto sarà a stridor di denti. I giusti sudditi del regno saranno con il Signore nel cielo durante i mille anni di giudizio, poi la santa Gerusalemme scende dal cielo e i santi possederanno la nuova terra (Apocalisse 21: 3-6). Chi ha orecchi per udire oda. Questa parabola mette in luce coloro che sono i veri figli di Dio e coloro che sono falsi credenti. Alla fine dei tempi sarà palese a tutti chi ha le vere dottrine e chi segue false chiese e falsi pastori. Dio separa il vero dal falso, che sarà portato in giudizio. Molti si illudono di essere nella verità ma sono in false denominazioni e, chi persiste nel voler restare in Babilonia subirà un triste giudizio!
Matteo 7:21-23 «Non chiunque mi dice: “Signore, Signore”, entrerà nel regno dei cieli; ma chi fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. Molti mi diranno in quel giorno: “Signore, Signore, non abbiamo noi profetizzato nel tuo nome, e nel tuo nome scacciato demoni e fatte nel tuo nome molte opere potenti?”. E allora dichiarerò loro: “Io non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, voi tutti operatori di iniquità“».
4 - IL GRANELLO DI SENAPE
Matteo 13: 31-32 «Egli propose loro un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un granello di senape che un uomo prende e semina nel suo campo. Esso è certamente il più piccolo di tutti i semi; ma una volta cresciuto è il più grande di tutte le erbe e diventa un albero, tanto che gli uccelli del cielo vengono a ripararsi tra i suoi rami».
Il Salvatore paragona il regno… a un granello di senape, che era il più piccolo di tutti i semi che conoscevano a quel tempo. Un uomo seminò uno di questi semi, che diede vita a un albero così grande, tanto che gli uccelli potevano ripararsi tra i suoi rami. Quando Gesù pronunciò queste parole, lo fece principalmente per i farisei, i quali ascoltavano i Suoi insegnamenti con disprezzo e si chiedevano: ma come può un uomo di umili condizioni istaurare un regno e portare Israele sul tetto del mondo? Come può stabilire il nuovo regno senza potere, eserciti, ricchezze, fama e gloria? I Farisei erano abituati a fare raffronti, ma Gesù li spiazza dicendo: «A chi è simile il regno di Dio, e a che l’assomiglierò io?» (Matteo 13:18). Gesù, usò la parabola del granello di senape per spiegare cosa è il regno e a cosa assomigliarlo. Il regno di Dio ha umile origini e viene senza clamori, però la sua estensione è esponenziale e senza confini. Luca 17:20-21 «Interrogato poi dai farisei sul quando verrebbe il regno di Dio, rispose loro: Il regno di Dio non viene in modo da attirare gli sguardi; né si dirà: “Eccolo qui”, o “eccolo là”; perché, ecco, il regno di Dio è in mezzo a voi».
Gesù venne in mezzo a noi in sordina, e noi lo abbiamo accolto in una stalla e posto in una mangiatoia e non con gli onori che meritava, visto che Lui è il Re dei re. Il Regno di Dio ha principi che sono diametralmente opposti a quelli dei regni di questo mondo; solitamente i regni terreni non sono quasi mai democrazie, ma oligarchie o dittature, dove non si disdegna l’uso della forza per imporre le leggi o della guerra per dominare e assoggettare. Mentre nel regno di Dio che è fondato dal Principe della pace, vige appunto la pace, la giustizia, la misericordia e la verità. Il regno di Cristo agli inizi fu umile e persino insignificante, l’ultimo di tutti i regni terreni, ma crebbe con una tale rapidità e, a differenza di tutti gli altri continua ancora oggi ad espandersi tramite la predicazione dell’Evangelo, e sono migliaia coloro che si aggiungono ogni giorno per essere dei futuri regnanti. La nascita della Chiesa di Gesù Cristo all’inizio fu un tenero germoglio pieno di forza e vitalità, la quale è cresciuta e si è sviluppata fino a raggiungere le dimensioni attuali e, come il seme di senape doveva svilupparsi ed estendere i suoi rami, allo stesso modo la Chiesa di Cristo si sarebbe rafforzata ed estesa in tutto il mondo. Oggi i cristiani che si riparano dentro la chiesa sono miliardi di persone. La parabola del granello di senape dovrà conseguire il suo adempimento definitivo e trionfale in quest’ultima generazione; poiché questo minuscolo seme, che si è trasformato in un grande albero, raggiungerà la sua massima estensione con l’ultimo messaggio di avvertimento che deve arrivare a «ogni nazione e tribù e lingua e popolo» (Apocalisse 14:6-14), «per trarre da questi un popolo per il suo nome» (Atti 15:14).
Gesù Cristo al Suo prossimo apparire sembrerà un puntino nel cielo, ma man mano che avanza verso la terra, la “Pietra” diventa sempre più grande fino ad annientare e soppiantare tutti i regni terreni, al fine di stabilire solo il Suo Regno eterno di pace e giustizia. Daniele 2:35 «Allora si frantumarono anche il ferro, l’argilla, il bronzo, l’argento e l’oro e divennero come la pula sulle aie d’estate. Il vento li portò via e non se ne trovò più traccia; ma la pietra che aveva colpito la statua diventò un gran monte che riempì tutta la terra». Apocalisse 18:1 «E la terra sarà illuminata dalla Sua gloria». La parabola del granello di senape illustra la crescita del Regno di Dio, dalle sue umili origini fino a possedere tutta la terra, ma è anche l’opera della grazia nel cuore dei bendisposti che, all’inizio è piccola, poi cresce e nessuno può prevedere il risultato e la portata che avrà.
5 - IL LIEVITO
Matteo 13: 33 «Egli disse loro un’altra parabola: «Il regno dei cieli è simile al lievito, che una donna prende ed impasta con tre misure di farina finché tutta la pasta sia lievitata».
In seguito, il Signore Gesù paragonò il regno al lievito che una donna prende e nasconde in tre misure di farina. Alla fine, la pasta è tutta lievitata. Secondo un’interpretazione comune, la pasta rappresenterebbe il mondo e il lievito il vangelo che sarà predicato in tutto il mondo affinché tutti possano salvarsi. Gesù ha usato più volte il concetto del “lievito” come similitudine o parabola per spiegare insegnamenti anche opposti tra loro, proprio per le caratteristiche che ha il lievito nel fermentare. Una di queste la troviamo in Luca 13, che poi è la stessa di Marco 13, dove Gesù è intento ad insegnare alle folle che si assiepavano ai suoi piedi. In questo contesto erano presenti diverse classi sociali: ricchi, poveri, analfabeti, colti, mendicanti, ladri, invalidi, adulteri, commercianti, prostitute e tutti si accalcavano per ascoltarlo. Alcuni ebbero l’ardire di chiedere se il regno di Dio fosse composto da simili persone? Il Salvatore replicò con una parabola: «Il regno de’ cieli è simile al lievito che una donna prende e nasconde in tre staia di farina, finché la pasta sia tutta lievitata» (Luca 13: 20,21). Il lievito di questa parabola può significare due cose contrapposte tra loro. La prima è che rappresenta la grazia che cresca nei nostri cuori: la nostra fede e il nostro amore crescano a dismisura, in modo da dare prova indubbia con le nostre azioni e il nostro comportamento. Nella seconda interpretazione il lievito è simbolo del male e rappresenta le false dottrine che contaminano il puro cibo del popolo di Dio. Questa dottrina non è statica, ma ha un insidioso potere di diffondersi. Ed è per questa ragione che Cristo ammonì i discepoli: «Guardatevi dal lievito dei Farisei, che è ipocrisia» (Luca 12:1); ed anche l’apostolo Paolo parla di un «lievito di malizia e di malvagità» (1 Corinzi 5:8).
Anche gli Ebrei consideravano il lievito un simbolo di peccato, ed è per questo che durante la festa di Pasqua si raccomandava alla gente di eliminare tutto il lievito da casa; ma il vero insegnamento era altro, ossia, dovevano eliminare il peccato dalla loro vita, dal loro cuore. In questa parabola il lievito è usato per rappresentare il regno dei cieli e illustra la forza vivificante e trasformatrice della grazia di Dio. L’uomo non è in grado di trasformare sé stesso, non possiamo cambiare, e quindi far maturare la nostra natura con la sola forza di volontà, necessitiamo di un elemento esterno che possa unirsi a noi è produrre questa trasformazione; proprio come la pasta che incontra il lievito, il quale produrrà la trasformazione desiderata. Lo Spirito Santo nella nostra vita ha la stessa funzione del lievito, ed è in grado di restaurare l’umanità e ripristinare in ognuno di noi l’immagine di Dio, perduta a causa del peccato. Solo lo Spirito Santo può produrre questo mutamento: tutti coloro che vogliono salvarsi devono sottoporsi all’azione di questa potenza trasformatrice. Come il lievito, mescolato alla farina, agisce dall’interno verso l’esterno, così avviene il rinnovamento del cuore che la grazia di Dio produce per trasformare la vita.
6 - IL TESORO NASCOSTO
Matteo 13: 44 «Di nuovo, il regno dei cieli è simile ad un tesoro nascosto in un campo, che un uomo, avendolo trovato, nasconde; e, per la gioia che ne ha, va, vende tutto ciò che ha e compera quel campo».
Anticamente la gente era solita nascondere i propri tesori sottoterra in quanto i furti e le rapine erano frequenti, ma anche per evitare di pagare le tasse quando c’era un cambio di governo. I ricchi cercavano perciò di mettere i loro beni al riparo nascondendoli, e la terra era considerata un nascondiglio sicuro. Se non che, spesso ci si dimenticava il punto esatto del nascondiglio, ma un altro pericolo era che il proprietario moriva, oppure era mandato in esilio o in prigione senza dire a nessuno dove era stato sepolto il suo tesoro, e questo faceva sì che quei beni che aveva cercato di conservare con tanta fatica, finivano in mano a chi aveva la fortuna di ritrovarli.
Ai giorni di Cristo non era insolito scoprire in zone abbandonate monete antiche e gioielli d’oro e d’argento. Gesù usò questa parabola, probabilmente da un fatto accaduto realmente. È probabile che un uomo aveva preso in affitto un campo per coltivarlo, e mentre lo stava arando con i buoi vide affiorare un tesoro. Rendendosi conto di avere una fortuna a portata di mano, rimise a posto quell’oro, tornò a casa e vendette tutto quello che aveva per comprare il campo che nascondeva il tesoro. La famiglia e i vicini lo presero per pazzo: che valore poteva avere quel terreno incolto? Nessuno! Ma l’uomo sapeva quel che faceva e quando il campo finalmente gli appartenne lo rivoltò da una parte all’altra alla ricerca del tesoro che aveva messo al sicuro. Questa parabola mette in evidenza il valore del tesoro celeste e gli sforzi che bisognerebbe fare per assicurarselo. Lo scopritore di quel tesoro nel campo era stato pronto a rinunciare a tutto quello che aveva e a lavorare instancabilmente per ottenere le ricchezze nascoste, così chi scopre i tesori celesti non baderà a fatiche e sacrifici per conseguire i tesori della verità. Il campo della parabola, contenente il tesoro, rappresenta le Sacre Scritture, e il tesoro è l’Evangelo. Il bene più prezioso che possiamo incontrare nella nostra esistenza è la Parola di Dio e la grazia salvifica che abbiamo in Cristo, per il quale siamo disposti a rinunciare a tutto pur di avere il tesoro più prezioso: Cristo e la vita eterna.
Sono in molti a sostenere che i tesori del Vangelo sono nascosti. Anche perché la maggior parte dell’umanità segue le filosofie e le religioni inventate dall’uomo, pertanto non scorgono la bellezza, la potenza del piano di redentivo disseminato in tutta la Bibbia. Molti hanno occhi e non vedono, hanno orecchie e non odono, hanno l’intelletto ma non discernono i tesori nascosti. Dio non nasconde la verità agli uomini, sono loro stessi che l’oscurano con il loro modo di agire e voler intendere le cose. Cristo fornì al popolo ebraico prove sufficienti della sua messianicità, ma i suoi insegnamenti esigevano un deciso cambiamento di vita. Essi si rendevano conto che, accettando Cristo, avrebbero dovuto abbandonare norme e tradizioni ormai care, abitudini egoistiche e malvagie, ma alcuni di questi farisei lo fecero in segreto.
Giovanni 12:42 «Tuttavia, anche tra i capi, molti credettero in lui; ma a motivo dei farisei non lo confessavano, per non essere espulsi dalla sinagoga». Erano convinti e credevano che Gesù fosse il Figlio di Dio, ma la loro posizione sociale glielo impediva. Anche oggi ci sono eminenti figure che credono in Dio, ma non si espongono per non perdere la loro fama, e questo equivale a perdere il tesoro celeste, poiché preferiscono mantenersi aggrappati ai tesori di questo mondo. Atti 28:27 «infatti il cuore di questo popolo si è indurito, e sono diventati duri di orecchi e hanno chiuso gli occhi, affinché non vedano con gli occhi e non odano con gli orecchi, e non intendano col cuore e non si convertano, ed io non li guarisca (salvi)».
Purtroppo per molte di queste persone i tesori sua Parola sono nascosti.1 Corinzi 2:14 «Or l’uomo naturale non riceve le cose dello Spirito di Dio, perché gli sono pazzia; e non le può conoscere, perché le si giudicano spiritualmente».
2 Corinzi 4:3, 4 «E se il nostro vangelo è ancora velato, è velato per quelli che son sulla via della perdizione, per gl’increduli, dei quali l’iddio di questo secolo ha accecato le menti, affinché la luce dell’evangelo della gloria di Cristo, che è l’immagine di Dio, non risplenda in loro».
7 - LA PERLA DI GRAN PREZZO
Matteo 13: 45-46 «Ancora, il regno dei cieli è simile ad un mercante che va in cerca di belle perle. E, trovata una perla di grande valore, va, vende tutto ciò che ha, e la compera».
Questa parabola ha una duplice lettura, ed entrambe le interpretazioni sono giuste. Nella prima versione la perla di gran prezzo, luminosa e radiante è Cristo stesso in cui dimora tutta la gloria del Padre e la pienezza della divinità. Inoltre, ogni pagina delle Sacre Scritture brilla della Sua luce. La giustizia di Cristo è simile a una perla bianca e pura, poiché non ha alcun difetto né macchia. Il nostro Salvatore è una perla così preziosa che in confronto tutto il resto si può ritenere spazzatura. Gesù è la luce divina venuta ad illuminare questo mondo di tenebre. Giovanni 1:5 «E la luce risplende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno compresa». Il mercante della parabola rappresenta una classe di persone sinceramente desiderose della verità. Fra i vari popoli ci sono sempre state persone zelanti e riflessive che si sono dedicate nel campo letterario, scientifico, medico, politico e religioso, per ciò che ritenevano esser il loro tesoro e per il quale spendersi senza riserve. Però, come tutti i ricercatori non erano sazi del loro sapere, avevano bisogno di conoscere altro. Anche fra gli Ebrei c’era chi cercava ciò che non aveva: insoddisfatti di una religione formale bramavano una fede più spirituale, più elevata e sublime. La perla della parabola non è un dono, anzi il mercante la comprò al prezzo di tutti i suoi averi. Molti si chiedono quale conclusione bisogna trarre dal momento che le Scritture rappresentano Cristo come un dono. È un dono, ma solo per quanti si danno a lui senza riserve, corpo, anima e spirito. Il prezzo da pagare è la rinuncia del nostro io. Dobbiamo abbandonarci a Cristo per vivere una vita santa, fatta di volenterosa obbedienza. 1Corinzi 6:19 «Non sapete che il vostro corpo è il tempio dello Spirito Santo che è in voi, il quale voi avete da Dio, e che voi non appartenete a voi stessi?».
Non possiamo guadagnarci la salvezza, ma dobbiamo cercarla con vivo interesse e perseveranza, e dobbiamo essere sempre pronti ad abbandonare tutto per amore del Suo nome. Dobbiamo cercare la perla di gran prezzo, ma non nei mercati di questo mondo né secondo criteri terreni; inoltre, il prezzo che dobbiamo pagare non è in oro o argento ma è la nostra stessa esistenza. Esistono persone che sembrano cercare continuamente la perla celeste, ma che non rinunciano completamente alle loro cattive abitudini, non sottomettono il proprio io affinché Cristo viva in loro; ecco perché non trovano la perla preziosa! Non hanno vinto le loro malsane ambizioni e il loro amore per la mondanità, non prendono su di sé la croce seguendo Cristo sul sentiero della rinuncia e del sacrificio. Essere dei quasi cristiani che sembrano essere vicini al regno di Dio, ma non riescono ad entrare, per via di non voler abbandonare il peccato; significa essere completamente perduti.
La parabola del mercante che cerca belle perle, ha anche un secondo significato, riferibile non solo agli uomini che cercano il regno di Dio, ma anche a Cristo che ricerca la sua eredità perduta. In questa seconda versione, il mercante è Gesù Cristo che va alla ricerca di belle perle, che trova nell’umanità perduta, poiché la perla di gran prezzo e l’uomo. Purtroppo, l’umanità è macchiata e corrotta dal peccato, ed ha bisogno di essere ricomprata e riscattata dal vecchio proprietario, che in questo caso è Satana. Cristo ha dovuto lasciare tutto ciò che era e aveva, perché solo così poteva riscattarci. Il prezzo del riscatto era il suo sangue, che ha versato volontariamente pur di liberarci dal nemico di Dio!
Filippesi 2: 6-8 «il quale, pur essendo in forma di Dio, non considerò l’essere uguale a Dio qualcosa a cui aggrapparsi gelosamente, ma svuotò sé stesso, prendendo forma di servo, divenendo simile agli uomini; trovato esteriormente come un uomo, umiliò sé stesso, facendosi ubbidiente fino alla morte, e alla morte di croce».
Marco 10:45 «Poiché anche il Figlio dell’uomo non è venuto per essere servito, ma per servire e per dare la sua vita come prezzo di riscatto per molti».
Una volta che Gesù ci ha riscatti, saremo per sempre il suo tesoro particolare; tutti noi siamo perle preziose incastonate nel suo cuore.
Zaccaria 9:16 «Poiché saranno come pietre d’un diadema, che rifulgeranno sulla sua terra». Malachia 3:17 «Essi saranno, nel giorno ch’io preparo, saranno la mia proprietà particolare, dice l’Eterno degli eserciti».
8 - LA RETE GETTATA
Matteo 13: 47 – 50 «Il regno dei cieli è anche simile a una rete che, gettata in mare, ha raccolto ogni genere di pesci; quando è piena, i pescatori la traggono a riva, poi si mettono a sedere e raccolgono il buono in vasi, e buttano via quello che non vale nulla. Così avverrà alla fine dell’età presente. Verranno gli angeli e separeranno i malvagi dai giusti, e li getteranno nella fornace ardente. Lì ci sarà pianto e stridor di denti».
Questa parabola del regno paragona il regno a una rete che, gettata in mare, ha raccolto ogni genere di pesci. I pescatori selezionano i pesci, raccogliendo i buoni nelle cassette, mentre quelli non idonei vengono scartati. Il Signore spiega la parabola. Il tempo in cui si svolge la vicenda abbraccia la predicazione dell’Evangelo fatta in ogni tempo, ossia da quando Gesù a commissionato ai 12 la predicazione del Suo regno, fino a quando Lui ritorna. L’atto di gettare la rete rappresenta la predicazione del Vangelo che raccoglie nella chiesa buoni e malvagi. Quando la missione evangelica sarà conclusa ci sarà un giudizio ed un’opera di separazione. Cristo vedeva come la presenza di falsi fratelli nella chiesa avrebbe gettato il discredito sulla verità, inducendo il mondo a oltraggiare l’Evangelo per la condotta incoerente di questi falsi fedeli. I cristiani stessi si sarebbero scandalizzati vedendo molti adottare il nome di Cristo senza essere dei veri cristiani guidati dal suo Spirito.
Al momento del ritorno di Cristo i pescatori non sono più gli uomini, ma sono gli angeli. Il buon pesce sono i giusti, vale a dire i redenti da ogni nazione, popolo e lingua. Il pesce che non vale nulla sono i falsi cristiani, come abbiamo già visto nella parabola del grano e della zizzania (vv. 30, 39-43), anche qui avviene una separazione: i giusti entrano nel regno del Padre, mentre gli empi restano fuori in attesa di giudizio. Non si tratta ancora del giudizio finale, il quale sopraggiungerà al termine del millennio (Ap 20:7-15), bensì del giudizio che avverrà all’inizio del millennio. Queste parabole ci insegnano anche che dopo il ritorno di Gesù Cristo ogni destino è già segnato e scritto nei registri del cielo. Dopo morti c’è solo il giudizio non ci sarà più alcun tempo di grazia supplementare. Quando l’opera evangelica si sarà conclusa sulla terra, ogni persona potrà decidere se essere tra i salvati o tra i perduti. Come Gesù appare nel cielo, seguirà immediatamente la divisione fra i buoni ed i malvagi ed il destino di ogni persona sarà deciso per sempre.
Ebrei 9:27 «Come è stabilito che gli uomini muoiano una volta sola, dopo di che viene il giudizio».
9 - IL TESORO DI COSE VECCHIE E NUOVE
Matteo 13:52 «Allora disse loro: «Per questo ogni scriba che diventa un discepolo del regno dei cieli è simile a un padrone di casa, il quale tira fuori dal suo tesoro cose nuove e cose vecchie».
Gesù concluse il suo discorso con quest’ultima parabola. Con quest’ultima parabola del capitolo, il Signore richiamò l’attenzione dei discepoli sulla responsabilità che avevano in merito alle verità ricevute. Il padrone di casa non accumula il tesoro che ha guadagnato ma lo utilizza per farne parte agli altri. Questo amministratore possiede cose preziose, vecchie e nuove. In tal modo Cristo insegna ai discepoli a proclamare al mondo la verità loro affidata, che sono contenute nell’Antico Testamento come quelle che stavano ricevendo, che formeranno il Nuovo Testamento. Per “tesoro” si intende Cristo, la sua grazia e le verità contenute nella sua Parola; per mezzo delle quali gli uomini di Dio sono salvati e completamente forniti per ogni opera buona, che è la conseguenza dell’aver accettato il tesoro contenuto nel Vangelo. Tutti coloro che accettano di cuore l’Evangelo desiderano vivamente annunciarlo agli altri. Quanti si sono rivestiti di Cristo si sentiranno spinti a raccontare le proprie vecchie esperienze, che ora sono diventate nuove, in virtù di aver accettato Gesù come Signore e Salvatore e per l’opera di rinnovamento dello Spirito Santo.
2Corinzi 5:17 Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate: ecco, sono diventate nuove.
La Bibbia è il deposito delle incommensurabili ricchezze di Cristo per l’uomo caduto, che troverà nella Scrittura la storia e la soluzione al problema del peccato. La Parola di Dio comprende gli scritti sia dell’Antico che del Nuovo Testamento e l’uno non è completo senza l’altro. Cristo dichiarò che le verità del Vecchio Testamento sono preziose come quelle del Nuovo. Egli rimane tutt’oggi il Redentore dell’umanità come lo era agli inizi del mondo. Cristo, annunciato ai patriarchi, simboleggiato nei sacrifici, illustrato nella legge, rivelato ai profeti, costituisce il “tesoro” dell’Antico Testamento. La sua vita e morte, la Sua risurrezione, la rivelazione che di Lui ci ha lasciato, lo Spirito Santo che ci guida in ogni cosa, costituiscono il tesoro del Nuovo Testamento. Il nostro Salvatore, riflesso della gloria del Padre, li abbraccia entrambi: Vecchio e Nuovo.
Per proclamare l’Evangelo nella sua pienezza, non solo dobbiamo predicare la vita e gli insegnamenti di Gesù, ma occorre mettere anche in evidenza i profeti dell’Antico Testamento che lo avevano preannunciato, e i sacrifici del culto rituale lo avevano rappresentato simbolicamente. Nella sua predicazione, Cristo presentava verità antiche di cui lui stesso era l’autore, verità che aveva espresso per bocca di patriarchi e profeti, ma che ora rivestiva di una luce nuova. Come appariva diverso il loro significato! Il suo modo di spiegarle le inondava di una nuova luce, accompagnata dalla promessa che lo Spirito Santo li avrebbe guidati a comprendere meglio la Parola di Dio e a saper presentare agli altri le sue verità illuminandole di una nuova bellezza.
Matteo 5: 21-22 «Voi avete udito che fu detto agli antichi: “Non uccidere; chiunque avrà ucciso sarà sottoposto al tribunale”; ma io vi dico: chiunque si adira contro suo fratello sarà sottoposto al tribunale; e chi avrà detto a suo fratello: “Raca” sarà sottoposto al sinedrio; e chi gli avrà detto: “Pazzo!” sarà sottoposto alla geenna del fuoco.
Chi accantona e non studia l’Antico Testamento commette un grosso errore; perché equivale a costruire una casa senza le fondamenta. Inoltre, Gesù stesso disse che quei testi antichi parlavano di Lui. Giovanni 5:39. “Esse son quelle che rendono testimonianza di me”. Rifiutare l’Antico è come rifiutare anche il Nuovo, in quanto entrambi costituiscono una unità inscindibile. Nessuno può presentare debitamente la legge divina senza il Vangelo e viceversa. La legge è la sintesi dell’Evangelo e l’Evangelo è la realizzazione della legge. La legge è la radice, l’Evangelo è il frutto. Il Vecchio Testamento illumina il Nuovo e viceversa, ognuno dei due manifesta la gloria di Dio in Cristo ed ambedue contengono verità che riveleranno sempre più il loro senso profondo a chi le investiga con fervore e perseveranza.
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