1- IL COSTO DEL DISCEPOLATO
Matteo 8:19-22 «Allora uno scriba, accostatosi, gli disse: Maestro, io ti seguirò dovunque tu vada. E Gesù gli disse: Le volpi hanno delle tane e gli uccelli del cielo dei nidi, ma il Figliuol dell’uomo non ha dove posare il capo. E un altro dei discepoli gli disse: Signore, permettimi d’andare prima a seppellir mio padre. Ma Gesù gli disse: «Seguimi, e lascia che i morti seppelliscano i loro morti».
La giornata di Gesù era iniziata con diverse guarigioni e la liberazione di un indemoniato, vedendo che sempre più persone si accalcavano presso di Lui, il Signore ordinò di passare all’altra riva del lago (Matteo 8:18). Gesù si apprestava ad attraversare il mare di Galilea, da Capernaum alla riva orientale, quando uno scriba, un maestro della legge gli si avvicinò e gli disse: “Maestro, ti seguirò ovunque tu vada’” (Matteo 8:19), sicuro di sé, si avvicinò e promise di seguirlo dovunque fosse andato. Questo scriba aveva chiesto di essere accettato come discepolo e che avrebbe dedicato tutto il suo tempo all’opera. È possibile che fino a quel momento lo scriba avesse seguito Cristo occasionalmente, e avesse visto e udito abbastanza da risvegliare nel suo cuore il desiderio di stare costantemente con il Maestro e di imparare da Lui. Quest’ uomo rappresenta tutti quelli che agiscono d’impulso, sull’onda delle emozioni, senza ponderare il costo del discepolato. Gesù gli rispose: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo» (Matteo 8:20). Il Signore gli frena questo entusiasmo e lo invita a calcolare il costo, prospettandogli una vita di sacrificio. Le volpi hanno delle tane e gli uccelli del cielo hanno dei nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha un luogo dove dimorare. Durante il suo ministero pubblico, Gesù non ebbe una casa propria, sebbene fosse il benvenuto in molte case dove, solitamente, aveva un posto per dormire. Il vero significato delle sue parole sembra dunque spirituale: questo mondo non gli poteva offrire un luogo di riposo vero e duraturo. Egli aveva un’opera da compiere e non poteva riposarsi finché non l’avesse compiuta. Ciò vale anche per i suoi seguaci: questo mondo non è il loro rifugio o, almeno, non dovrebbe esserlo! Inoltre, seguire Gesù vuol anche dire mettere a repentaglio la propria vita, sono tanti i martiri che sono morti per aver predicato il Suo nome. Per compiere la missione che era venuto a svolgere sulla terra, Cristo trascorse gran parte del suo ministero viaggiando di luogo in luogo, senza una dimora fissa. Una persona abituata alle comodità di casa, come forse lo era questo scriba, avrebbe senza dubbio trovato quella vita itinerante difficile o spiacevole. Coloro che devono essere testimoni del Vangelo devono essere sempre disposti a sopportare le difficoltà o persecuzioni dovunque vadano, come buoni soldati di Gesù Cristo.
Un altro discepolo, pieno di buone intenzioni, dichiarò la propria disponibilità a seguirlo, ma prima aveva qualcosa da fare: Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre (Matteo 18:21). Non è rilevante sapere se il padre di costui fosse già morto da tempo o di recente. Il problema di fondo era nelle parole fra loro in contraddizione: Signore… prima. Costui antepose i propri interessi a quelli di Cristo. È perfettamente legittimo provvedere a un funerale decoroso per il proprio padre, ma è sbagliato se questo gesto, di per sé lodevole, ha la precedenza sulla chiamata del Signore. Quest’uomo, a giudicare dalla risposta che Cristo gli diede, sembrava avere una natura incline a rimandare le cose e quindi il suo servizio. Ma il vero cristiano deve agire prontamente quando Dio gli mette nel cuore la necessità di farlo. Lascia che i morti seppelliscano i morti (Matteo 18:22). Con queste parole il Signore non vuole essere irrispettoso con il seppellire i morti; le Sue parole vanno intese in senso spirituale, poiché la priorità richiesta al giovane era altro. I “morti” in questione sono i non salvati, per i quali non c’è più nulla da fare per loro, sono morti sia fisicamente che spiritualmente. La risposta di Gesù è pressappoco così: “lascia che quelli che sono spiritualmente morti seppelliscano quelli fisicamente morti”. Il Signore invitava il giovane ad un compito più alto è più impellente, ossia predicare il Suo Vangelo, affinché altri si possano salvare e non morire; poiché, anche se muoiono, saranno resuscitati al ritorno di Gesù.
2 - IMPLICAZIONI PRATICHE
Questi due episodi ci invitano a riflettere sul prezzo del discepolato cristiano, che è l’impegno a seguire Gesù, rinunciare a sé stessi per mettere in pratica il volere di Dio. Questo impegno richiede sacrificio, perseveranza e obbedienza alla Parola, ma anche rinunce, difficoltà persecuzioni e a volte anche il martirio. Di questi due uomini del Matteo 8, non si conosce la reazione che hanno avuto dopo aver parlato con Gesù, ma è molto probabile che abbandonarono Cristo per trascorrere la vita a occuparsi di cose meno importanti. Prima di giudicarli, dovremmo esaminare noi stessi alla luce delle caratteristiche del discepolato enunciate da Gesù in questo brano. Purtroppo, anche oggi, le persone che fanno la stessa scelta sono innumerevoli.
I seguaci di Cristo sono chiamati a imitare il Salvatore e quindi a prendere la propria croce per seguirlo. Luca 9:23 Diceva poi a tutti: «Se uno vuol venire dietro a me, rinunci a se stesso, prenda ogni giorno la sua croce e mi segua». Ma cosa vuol dire? Crocifiggere ogni giorno il nostro io, significa smettere di considerarsi il centro del mondo, rinnegare sé stessi e i propri piani egoistici per adempiere la volontà di Dio. Il Salvatore parla non solo del prezzo del discepolato, ma anche del suo alto valore. Nel paradosso della fede cristiana, la perdita della propria vita diventa la via per trovarla. Al contrario, conquistare il mondo intero ma perdere l’eternità è insensato. Come scrisse in maniera eloquente il missionario Jim Elliott, nel suo diario, il 28 ottobre del 1949: «Non è uno sciocco chi dà ciò che non può conservare per guadagnare ciò che non può perdere».
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